
Pochi giorni fa, davanti all’ambasciata turca a Stoccolma, il leader dell’estrema destra svedese, Rasmus Paludan, nell’ambito di una protesta da lui capeggiata, ha dato fuoco ad una copia del Corano. La protesta, in particolare, era stata autorizzata dalle autorità svedesi, le stesse che, in seguito, hanno poi criticato tale gesto. Critiche (ma non poi così aspre) sono state levate anche del Governo svedese che ha preso le distanze da questo atto, pur tenendoci a sottolineare che si tratta di un atto lecito, essendo in Svezia garantita la libertà di espressione in ogni sua forma.
Non sono stati così indulgenti, invece, gli islamici, che hanno gridato alla blasfemia e hanno organizzato proteste che si sono levate dal Pakistan all’Indonesia, dal Marocco agli Emirati Arabi Uniti. Fulcro delle proteste più aspre e accese è stato, però, Istanbul dove i manifestati, come pronta risposta, hanno bruciato diverse bandiere svedesi, invitando il Governo a interrompere i rapporti diplomatici con Stoccolma.
La questione, che ha tanto indignato il mondo arabo, si è trasformata però per il leader turco Erdogan in una vera e propria opportunità: aumentando l’odio per L’Occidente, si è rafforzato il suo appoggio interno. È importante ricordare, infatti, che la linea politica del premier turco è da anni ispirata al nazionalismo e ad una silente ma inesorabile islamizzazione della legislazione e delle istituzioni turche.
Se dal punto di vista interno Paludan ha offerto a Erdogan propaganda antioccidentale gratuita, dal punto di vista internazionale gli ha porto su un vassoio dorato un’arma ancora più potente. La Svezia, infatti, lo scorso anno ha presentato domanda per l’ingresso nella Nato, domanda che, per essere accolta, necessita l’unanimità degli stati membri. E indovinate? La Turchia, che per chi non lo sapesse è uno stato Nato, ha ora una motivazione per opporsi a tale candidatura.
Una motivazione di facciata che copre la reale motivazione alla base di tale opposizione: la Turchia, infatti, vuole dal Governo di Stoccolma qualcosa che nulla ha a che fare col Corano o con la religione in senso stretto, e in particolare che la Svezia smetta di difendere e dare asilo ai ribelli curdi e li dichiari terroristi. Questa la più plausibile ragione delle dilazioni e opposizioni turche all’ingresso della Svezia nel Patto Atlantico. Paludan non ha fatto altro che dare a Erdogan una giustificazione ulteriore.
Al di là dei giochi di potere, però, il gesto razzista e islamofobico di Paludan ha messo in luce un’altra questione: la libertà di espressione può essere illimitata? Dov’è che finisce e dove iniziano gli atti d’odio? Evidentemente anche le democrazie che sembrano avanzate hanno da regolare ancora parecchi conti con l’estremismo, il fanatismo e la xenofobia.
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