
Nella realtà complessa e spesso imperscrutabile del mondo dei giovani italiani, c’è un tema che penetra nelle scuole e nelle vite dei ragazzi in modi che spesso sfuggono all’attenzione dei più: il bullismo. Un fenomeno silente ma devastante, capace di insinuare malessere nei cuori e nelle menti di coloro che dovrebbero solamente godersi la giovinezza. Secondo l’Osservatorio InDifesa 2022-23 realizzato da Terre des Hommes, insieme a One Day e a Scuola Zoo, il 47,7% dei giovani italiani tra i 14 e i 26 anni è vittima di bullismo o cyberbullismo. I pretesti principali per i quali vengono presi di mira sono: l’aspetto fisico, origine etnica, orientamento sessuale, condizione economica, religione, identità di genere e disabilità. Inoltre, 5 giovani su 10 hanno assistito a violenze fisiche o ad episodi di emarginazione ed esclusione. In questa ricerca della comprensione del bullismo, ci siamo rivolti a un’organizzazione che da anni si batte contro questo fenomeno, il Centro Nazionale Contro il Bullismo – Bulli Stop. La professoressa Giovanna Pini, Presidente dell’organizzazione, ci ha accompagnati nel corso di questa intervista che mira ad accendere una fiamma di consapevolezza e di azione contro il bullismo.
«Bulli Stop nasce dalla volontà di alcuni ragazzi di voler mandare un messaggio diverso, quello di dimostrare che non tutti sono dei bulli. Il Centro nasce dai giovani che vogliono comunicare con altri giovani. Gli obiettivi sono lavorare sull’empatia e sulla comunicazione, sul non aver paura di parlare ed esporsi».
«Assolutamente si, le iniziative più importanti sono i dibattiti che portiamo avanti in tutte le scuole d’Italia, ovviamente in forma gratuita. All’incontro è presente sia un relatore che un testimone, dunque una ex vittima o un ex bullo; in modo tale che ognuno possa raccontare la sua esperienza. Noi siamo stati i primi a portare questa metodologia nelle scuole, dove a parlare di bullismo agli studenti ci sono altri giovani. Sono tantissime le iniziative che facciamo, dai corsi di formazione per gli insegnanti fino alla “Giornata Nazionale Giovani Contro il Bullismo” che si tiene ogni anno a maggio. Siamo arrivati alla nostra decima edizione, in quest’occasione entrano in scena più di 150 ragazzi attraverso uno spettacolo completamente fatto da loro. Dalla drammaturgia alla scenografia, dai costumi al trucco fino all’organizzazione. Da quest’anno partirà anche una forte prevenzione sul bullismo e sul cyberbullismo con il progetto “Generation Ami – a scuola di anti bullismo” con Citroen Italia che vedrà coinvolte tantissime scuole italiane».
«Il bullo ha una grossa percentuale di diventa-re un criminale, questo perché non accetta le leggi sociali e perché non sa rapportarsi nel-la società. Quindi si, se il bullo non viene affrontato in tempo può diventare un criminale. Anche se dobbiamo sempre ricordarci che un ragazzo diventa bullo perché ha delle problematiche alle spalle. La maggior parte delle volte a causa del contorno familiare».
«Attraverso il nostro lavoro abbiamo notato una differenza perlopiù nel tipo di bullismo. Il bullismo maschile è molto più fisico e quindi più riconoscibile. Il bullismo femminile, invece, è più psicologico ed in-centrato sulla “maldicenza”. Si punta ad allontanare la ragazza da determinati gruppi, a spargere delle voci non sane nei suoi confronti. Ecco, su questo c’è molta differenza».
«Non sono nemici dei giovani ma bisogna saperli usare. Un buon genitore dovrebbe trasmettere al proprio figlio la consapevolezza nell’usare i sociale in generale il telefono. Il cyberbullismo esiste ed è in aumento a seguito della didattica a distanza, questo perché i ragazzi hanno preso proprietà con il mondo di Internet ma sempre più spesso lo usano in modo poco positivo».
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