
Negli ultimi mesi, il Comune di Caserta è stato al centro di un’attenta indagine da parte di una commissione d’accesso: un organismo istituzionale che ha il compito di verificare la regolarità delle attività amministrative di un ente locale. I fatti risalgono ormai all’8 agosto scorso dove la Procura ha indagato su voti e appalti durante la campagna elettorale del 2021. I magistrati hanno quindi ipotizzato rapporti con clan di camorra. La giunta di centrosinistra è stata azzerata dal sindaco Carlo Marino per tentare un rilancio dell’azione amministrativa. È quindi giusto sottolineare che al momento della stesura e della pubblicazione di questo articolo, la decisione sulla valutazione della Prefettura non è stata ancora diramata e ufficializzata.
Con questo articolo vi parliamo di una città ferma nel tempo, almeno per quanto riguarda la pianificazione urbanistica. Il Piano Regolatore Generale (PRG) risale a quarant’anni fa, eppure continua a essere il riferimento per le trasformazioni del territorio. Intanto, il Piano Urbanistico Comunale (PUC), approvato come Piano Preliminare del PUC e della VAS (Valutazione ambientale Strategica) nel 2016-2017, giace in un cassetto. L’assenza di un piano aggiornato ha portato a decisioni controverse, come l’approvazione di 60 alloggi sociali in Via De Falco, un’area destinata dal PRG a Zona omogenea F6 nella quale è ammessa solo la realizzazione di attrezzature pubbliche. Un progetto che ha scatenato polemiche e sollevato interrogativi sulla trasparenza e la sostenibilità delle scelte urbanistiche. In merito, abbiamo quindi avuto l’occasione di parlarne con l’architetto urbanista Stefania Caiazzo, ex assessore all’urbanistica del Comune di Caserta.
La questione del PUC è stata sollevata per l’ennesima volta dopo che il Consiglio Comunale ha approvato il progetto per la costruzione di 60 alloggi sociali in un’area classificata come zona destinata dal PRGesclusivamente ad attrezzature pubbliche da standard urbanistici. Stiamo parlando di Via De Falco, situata alle spalle dell’ospedale cittadino. Gli appartamenti, con superfici tra i 30 e i 100 metri quadrati, saranno venduti a 1.800 euro al metro quadro, destinati a famiglie a basso reddito. Il progetto include opere di urbanizzazione, come una strada di collegamento, un parcheggio e un’area verde. Tuttavia, l’iniziativa è stata approvata in deroga al PRG, senza la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e senza un complessivo dimensionamento abitativo: «Il problema è che l’amministrazione comunale di Caserta ha un piano regolatore generale che ormai è vecchio di quarant’anni. È assurdo che venga ancora utilizzato come riferimento per possibili trasformazioni. Caserta ha invece un Preliminare del Piano urbanistico comunale, approvato nel 2016-2017, quando ero assessore, ma anche in questo caso sta ormai toccando i 10 anni. Se una città non si dota di un piano urbanistico aggiornato è ovvio che decide di operare riferendosi ad interventi e previsioni che sono stati decisi quarant’anni fa, non considerando che le esigenze della comunità insediata, le priorità ambientali e insediative, così come gli stessi strumenti della pianificazione urbanistica sono oramai completamente cambiati. Non ha più senso che continuino ad essere quelli i riferimenti. Questa per l’edilizia residenziale sociale è una variante, un permesso di costruire in deroga a quanto è previsto dal piano regolatore generale. Il Piano regolatore generale in quell’area dice che possono essere realizzate esclusivamente attrezzature di interesse collettivo: scuole, centri sociali e attività culturali. Se una città come Caserta, che è capoluogo di provincia, non si dota di PUC e continua ad operare a seguito di varianti e deroghe, significa che continuerà a giustapporre trasformazioni parziali che non hanno senso perché non costruiscono una strategia complessiva, significativa ed equilibrata per l’intera città, e non supportano l’avvio di un vero sviluppo urbano, economico e sociale».
Architetto, salta all’occhio anche la mancata effettuazione della Valutazione ambientale strategica. Ci può dire innanzitutto di cosa si tratta?
«Insieme al piano urbanistico comunale deve essere approvata anche la Valutazione ambientale strategica, un elaborato fondamentale per verificare quanto gli interventi proposti dal PUC siano compatibili dal punto di vista ambientale e quanto si riesca a minimizzare e mitigare gli impatti prodotti dalle azioni considerate ammissibili nel piano. Quando si prevedono nuovi insediamenti residenziali senza Valutazioni ambientali strategiche, come in questo caso di permesso in deroga, non si riesce a valutare in modo adeguato sia l’effetto indotto sul contesto urbano nel suo complesso, sia a scala locale, ad esempio, l’impatto relativo al consumo di suolo, al traffico automobilistico, all’inquinamento atmosferico e acustico, all’assenza di attrezzature e servizi adeguati. Si decide solo che lì andranno 60 famiglie, che è un carico urbanistico non di poco conto. Con la Valutazione ambientale strategica, i pianificatori valutano le conseguenze ambientali di un intervento sull’intera città, selezionano scenari progettuali alternativi e nelle attività di partecipazione pubblica le condividono con la comunità e con l’amministrazione. Questo però non si può fare per pezzi. La pianificazione e la valutazione ambientale hanno come obbiettivo lo sviluppo dell’intera città, garantendo equilibrio, sostenibilità, benessere e qualità a chi abiterà tutta la città».
Intanto, il Comune di Caserta difende il progetto, sottolineando l’importanza di intervenire sul fronte dell’housing sociale. Con 60 nuovi alloggi a prezzi accessibili, l’iniziativa potrebbe rappresentare un’opportunità per molte famiglie in difficoltà economica, offrendo loro una soluzione abitativa dignitosa. Inoltre, la realizzazione di opere di urbanizzazione, come la nuova strada di collegamento, il parcheggio e l’area verde, potrebbe migliorare la vivibilità dell’intera zona, portando benefici anche ai residenti già presenti.
Il Comune ha anche evidenziato che la gestione della graduatoria degli aventi diritto per i primi 18 mesi garantirà una distribuzione equa degli alloggi, privilegiando le fasce più deboli della popolazione. Tuttavia, rimane il nodo della deroga urbanistica e della mancanza di una valutazione ambientale, aspetti che continuano a sollevare interrogativi sulla reale sostenibilità del progetto.
Ma perché il PUC non viene approvato? La domanda è più che legittima. Caiazzo non ha dubbi: «Conviene ai sindaci trasformare la città a pezzi, senza una visione d’insieme. La città appartiene ai cittadini, non all’amministrazione di turno. Il PUC è uno strumento di democrazia, ma a Caserta mi sembra manchi la volontà politica di pianificare». La vicenda di Via De Falco riapre il dibattito sul futuro di Caserta: come conciliare esigenze abitative e tutela del territorio? Senza un PUC aggiornato e una visione strategica, la città rischia di trasformarsi in un puzzle di interventi slegati, con il cemento che prende il sopravvento sulla qualità della vita.
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