
Una docente di Agropoli, Maria Cuono ha lanciato una petizione: posticipare l’apertura della scuola a causa del caldo record in Italia.
Lo scorso 30 agosto una docente di Agropoli, ha lanciato una petizione per posticipare l’apertura della scuola a causa del caldo. Secondo Cuono è «inammissibile che l’anno scolastico riprenda il 15 settembre, quando le temperature sono ancora talmente elevate e il clima umido crea condizioni insopportabili per chi deve insegnare e per gli studenti che devono imparare». Cuono sostiene che non si tratta di una questione di benessere personale o di comfort, si tratta del diritto allo studio degli studenti e del diritto al lavoro degli insegnanti. L’assenza dei climatizzatori – continua la prof.ssa – «rende le aule ambienti inadatti all’apprendimento, mettendo a rischio il benessere degli studenti e del personale scolastico». Secondo i dati del ministero dell’Istruzione relativi all’anno scolastico 2022-23, infatti, su oltre 61 mila edifici scolastici in Italia solo 3.966 sono dotati di climatizzatori, appena il 6.45%.
Dunque, per Cuono «la soluzione è semplice e alla nostra portata: posticipare l’inizio dell’anno scolastico al 1° ottobre permetterebbe a tutti di rientrare in un ambiente più sicuro e propizio all’apprendimento».
In poco tempo la petizione in questione è riuscita a raggiungere più 5.000 firme, quasi 12.000 condivisioni e il sostegno di moltissimi insegnanti. Come scrive la stessa Cuono il 1° settembre, la petizione ha raggiunto «testate e reti televisive nazionali. Hanno scelto di dare spazio a questa urgenza La Repubblica, Il Messaggero, Il Corriere della Sera, L’Espresso, oltre ai servizi e alle menzioni su Mediaset, Rai e altro ancora». Dunque, ciò significa che il tema sollevato dalla docente rappresenta una questione aperta e motivo di dibattito e condivisione.
Il Ministero ha più volte ribadito di essere all’opera per risolvere la situazione «per sostenere concretamente le scuole e accompagnarle nell’affrontare le esigenze legate alla qualità degli ambienti in cui si svolgono le attività didattiche», come dichiarato dal Ministro Valditara. A fronte di una spesa di quasi 20 milioni di euro «destinato alle istituzioni scolastiche per apparecchi e dispositivi per il raffrescamento», il Ministro si augura che anche «gli enti locali – Comuni, Province e Città metropolitane – nell’ambito delle rispettive competenze, facciano la loro parte contribuendo agli interventi necessari nelle scuole».
La proposta di Cuono, tuttavia, è stata respinta dal presidente del sindacato DirigentiScuola, ovvero Attilio Fratta: «Non pensiamo che ritoccare il calendario scolastico sia la soluzione al problema del caldo eccessivo. Non siamo contrari a priori, guardiamo però con diffidenza ai rimedi-tampone a carattere occasionale che più che risolvere i problemi ne creano altri». Secondo il presidente, oltre che essere una soluzione temporanea, rappresenterebbe un disagio per i genitori che lavorano. Per posticipare l’inizio delle scuole bisognerebbe cambiare in modo strutturale il calendario scolastico ed extra scolastico, secondo Fratta.
Giuseppe D’Aprile, segretario Uil Scuola, sottolinea, invece, che «circa sei edifici scolastici su dieci risalgono a prima del 1975». La soluzione non dovrebbe essere posticipare l’inizio della scuola quando le temperature scenderanno, bensì investire ben più di 20 milioni di euro per ristrutturare tutti gli edifici scolastici presenti sul territorio italiano. Secondo la Cgil, infatti, «a fronte di un patrimonio in cui oltre il 41% degli edifici è privo di collaudo statico e il 56% non ha l’agibilità» bisogna stanziare fondi per l’istruzione affinché si possano «consegnare a studenti e lavoratori edifici scolastici sicuri, pienamente agibili e in grado di garantire ambienti di apprendimento e di lavoro salubri, vivibili e adeguati agli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico».
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