
Il cambio continuo di docenti di sostegno compromette l’apprendimento degli studenti con disabilità. Lo stato dell’inclusione scolastica purtroppo tutt’oggi è ancora una questione irrisoluta.
Jacopo ha sedici anni ed è un ragazzo autistico che frequentava il primo anno del Liceo artistico di Bari, ma la famiglia si è vista costretta a ritirarlo dalla scuola. Sua madre, insegnante, ha fatto la scelta d’istruirlo in casa. In dieci anni Jacopo ha cambiato ben diciassette insegnanti di sostegno, neanche il tempo di abituarsi che subito sulla sedia difronte al suo banco vedeva un nuovo volto. Alcuni neppur qualificati per svolgere l’assistenza tanto delicata che il ragazzino richiedeva.
“Basta, ci siamo arresi”, si sfoga la madre. E spiega che fino alla primaria è andato tutto bene ma dalle medie in poi è stato sempre peggio. Finché al primo anno di liceo è arrivata la decisione necessaria: il giovane non andrà più a scuola. “La scuola ha bisogno di professionalità formate e non di chi sceglie l’insegnamento come ripiego” evidenzia la donna, spiegando che nessuno dei docenti riusciva a comunicare con il figlio perché non aveva una formazione specifica. L’ultima insegnante di sostegno è stata un’avvocata, mentre quando Jacopo frequentava la secondaria di primo grado chi lo aiutava a svolgere le sue attività in classa era una laureata in Scienze Forestali che non aveva mai messo piede in una scuola. Figuriamoci ad ascoltare e lavorare con un alunno con bisogni speciali.
La madre decide di mettere un punto a tutta questa brutta situazione, quando scopre che Jacopo gran parte del tempo non è in classe con i suoi compagni ma viene isolato nell’aula di sostegno; non potendo comunicare ed interagire con gli altri. Jacopo era consapevole di non essere in classe, e questo lo rendeva un ragazzino nervoso anche nelle ore pomeridiane quando era a casa con la sua famiglia. In più Jacopo per comunicare ha bisogno di un comunicatore o dei simboli cartacei, ma la scuola non forniva niente di tutto questo. La scuola non forniva la giusta istruzione ad un alunno con bisogni speciali, che con i giusti strumenti riesce a dare tanto. Così, sua mamma ha scelto di prendersi un anno sabaudico, lontano dalla sua classe, le sue colleghe, i suoi alunni, per seguire ed istruire suo figlio nelle sua mura domestiche.
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