
In Campania l’emergenza dei medici di famiglia non è più una previsione, ma una criticità già in corso. A lanciare l’allarme è l’ultimo report della Fondazione Gimbe, che fotografa una situazione destinata a pesare in modo sempre più evidente sulla sanità territoriale. Secondo i dati, al primo gennaio 2025 in regione mancavano già 643 medici di medicina generale. Un numero che colloca la Campania tra le aree più in difficoltà del Paese. Ma il dato più preoccupante riguarda il prossimo futuro: entro il 2028 ben 1.147 medici di famiglia raggiungeranno l’età pensionabile, il numero più alto a livello nazionale.
Il quadro appare ancora più delicato se si considera che la Campania, dal 2019, ha già registrato una riduzione del 12,3% dei medici di medicina generale. In parallelo è aumentato il carico di assistiti per ogni professionista rimasto in servizio. Oggi ogni medico di base segue in media 1.425 cittadini, un valore superiore alla media italiana e indice di una pressione crescente sugli ambulatori, soprattutto nelle aree più popolose e nei territori già fragili.
La carenza di medici di famiglia non si traduce soltanto in numeri. Per molti cittadini significa tempi più lunghi per scegliere o cambiare il proprio medico, difficoltà nel trovare un professionista vicino a casa e un accesso meno immediato alle cure di prossimità. È un problema che pesa soprattutto sugli anziani, sui pazienti cronici e su chi vive nelle aree interne, dove la presenza dei servizi sanitari è già meno capillare.
I dati finali del 2025 mostrano un saldo negativo in Campania tra pensionamenti e nuovi ingressi di medici di medicina generale: circa 398 professionisti in meno. Già tra il 2019 e il 2021 la regione aveva perso quasi 400 medici. La difficoltà è strutturale, legata sia a un turnover insufficiente sia alla minore attrattività della professione per i giovani medici.
La situazione non è uniforme sul territorio: nelle province interne e nelle aree rurali i medici sono spesso isolati, il carico di lavoro è elevato e la rete di supporto insufficiente. Anche la carenza di personale amministrativo e infermieristico negli studi aumenta il peso della burocrazia e riduce il tempo dedicato all’assistenza diretta.
Sul fronte politico e istituzionale si sono già avanzate alcune proposte per rendere più attrattiva la medicina generale: borse di studio post laurea e incentivi per favorire il ricambio generazionale. Diverse regioni hanno iniziato a percorrere questa strada, che potrebbe risultare decisiva anche in Campania.
Senza interventi rapidi e strutturali, la sanità territoriale rischia di indebolirsi ulteriormente. Il medico di famiglia resta il primo riferimento per milioni di persone, e la sua progressiva riduzione può aumentare le disuguaglianze nell’accesso alle cure, con conseguenze concrete sulla qualità dell’assistenza e sulla tenuta del sistema sanitario regionale.
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