
Dati alla mano, la Campania smentisce – una volta tanto e con decisione – il pregiudizio diffuso di una sanità meridionale inefficiente o, peggio, indifferente alla prevenzione. Nel 2023, la regione Campania ha infatti superato di slancio la media nazionale per le vaccinazioni pediatriche, con un tasso superiore al 95% rispetto al 94,7% registrato in tutta Italia. Un risultato non casuale, ma figlio di strategie che meritano di essere analizzate.
Osservando i dati nel dettaglio, emerge che la Campania ha centrato e perfino superato la soglia critica del 95%, necessaria per garantire l’immunità di popolazione e mettere in sicurezza anche chi non può vaccinarsi.
Il vaccino esavalente – indispensabile per proteggere i più piccoli da poliomielite, difterite, tetano, pertosse, epatite B ed emofilo dell’influenza – ha toccato il 96,3% tra i bambini nati nel 2021. Non da meno il quadrivalente (morbillo, parotite, rosolia e varicella), arrivato a sfiorare il 96% di copertura. Numeri che non lasciano spazio a interpretazioni: la Campania, almeno in questo settore, sta facendo meglio di altre regioni, e lo sta facendo con metodo.
Per chi è abituato a guardare con scetticismo alla macchina amministrativa campana, questi dati sono un bel grattacapo. La regione si distingue nettamente da altre realtà meridionali – e questo è un aspetto non banale – che invece hanno registrato preoccupanti battute d’arresto nella copertura vaccinale. Marche, Puglia e soprattutto Calabria mostrano trend negativi, lasciando presagire difficoltà future nel contenimento di malattie infettive.
Dunque, cosa ha fatto la Campania che le altre non hanno saputo o voluto fare? La risposta va cercata in una serie di strategie mirate, messe in campo con intelligenza: comunicazione efficace, sensibilizzazione capillare, coinvolgimento attivo di istituzioni locali e operatori sanitari. Un mix che – bisogna dirlo – ha funzionato meglio di quanto ci si potesse aspettare.
Il punto cruciale, va sottolineato con forza, è che nessuna campagna vaccinale può avere successo senza il consenso informato e convinto della popolazione. Non si tratta di obblighi imposti dall’alto, ma di fiducia nelle istituzioni sanitarie e nei medici di base. Qui la Campania sembra aver trovato la chiave giusta: parlare direttamente alle famiglie, spiegare con chiarezza e insistere – senza pedanteria – sull’importanza della protezione vaccinale.
Ora la sfida è un’altra: mantenere questo primato e consolidarlo, in un contesto in cui la disinformazione e le resistenze ideologiche rischiano di erodere i progressi fatti. Ma, almeno per il momento, la Campania può permettersi di guardare le altre regioni dall’alto di una campagna vaccinale che ha centrato il bersaglio. E di farlo con la consapevolezza che, quando si lavora bene, anche certi luoghi comuni possono essere smontati.
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