
L’Italia, si sa, è una terra di paradossi. Ma tra i tanti che costellano la nostra Penisola, quello della Campania sembra avere una carica quasi metafisica: la regione più giovane d’Italia vanta il poco invidiabile primato della speranza di vita più bassa. Un controsenso che suona quasi come una condanna: giovani, ma si vive di meno. Se questo non fosse drammaticamente vero, ci sarebbe da scriverci un romanzo di Kafka ambientato tra Napoli e Caserta.
I numeri non mentono, per quanto scomodi siano. Secondo i dati dell’Istat relativi al 2024, la speranza di vita in Campania è ferma a 81,8 anni, contro una media nazionale di 83,5. In particolare, gli uomini casertani detengono il record peggiore d’Italia, con una vita media di soli 79,3 anni rispetto agli 81,4 nazionali. Una cifra che impone un interrogativo esistenziale: perché in una regione così giovane si muore prima? Il dato complessivo, tra uomini e donne, non è certo più rassicurante: 79,7 anni per gli uomini, 83,8 per le donne. Il miglioramento registrato a livello nazionale rispetto al 2023 sembra qui un miraggio lontano.
Eppure, in un Paese in cui la natalità è precipitata a un minimo storico di 1,18 figli per donna nel 2024, la Campania tiene botta, con 1,26 figli per donna (terza in Italia, per chi ama la classifica del declino). Ma attenzione: anche qui c’è un calo, visto che nel 2023 era 1,29. Il dato che dovrebbe far riflettere è l’età media delle madri campane: 32,3 anni, più bassa rispetto alla media nazionale. Si fanno più figli e prima. Ma poi si vive meno. Qualcosa non torna, e non è solo questione di numeri.
Se ci fosse bisogno di un altro elemento a incupire il quadro, eccolo servito: la Campania registra un saldo migratorio negativo, con una perdita di 3,3 abitanti per mille nel 2024. La fuga dal Mezzogiorno non è certo una novità, ma i numeri di quest’anno sono impressionanti: 52mila unità in meno. Non solo: a livello nazionale, l’emigrazione italiana è esplosa con 156mila cittadini che hanno fatto le valigie, direzione Germania, Spagna, Regno Unito. Un paradosso che aggiunge al dramma il sapore dell’amarezza: mentre il Paese invecchia e si svuota, chi può se ne va. Restano i più giovani, ma con meno prospettive e una vita che rischia di essere più breve.
E qui arriva il punto più surreale. Nonostante tutto, la Campania ha la più alta quota di popolazione in età attiva: 65,3%. Mentre l’età media degli italiani si assesta a 46,8 anni e un quarto della popolazione ha superato i 65 anni, il Sud resta giovane. Ma a che prezzo? Si è giovani per restare bloccati in un tessuto economico fragile, con prospettive ridotte, oppure per vedere il futuro altrove?
C’è una considerazione più profonda che va fatta. Perché il Sud d’Italia, e la Campania in particolare, vive questa condizione schizofrenica? Un territorio giovane dovrebbe essere un’opportunità, e invece è una trappola. L’aspettativa di vita è bassa perché c’è un sistema sanitario fragile, perché l’inquinamento ambientale è altissimo, perché le condizioni socio-economiche restano drammatiche. Eppure, nonostante tutto, si resiste, si mettono al mondo figli, si resta attivi. Ma quanto può durare?
L’Italia intera sta vivendo una trasformazione epocale: meno figli, più anziani, più emigrati. Ma in Campania questa dinamica assume tratti quasi simbolici: qui l’Italia di domani si gioca il proprio destino. O si cambia rotta, investendo seriamente in salute, istruzione, lavoro, oppure questo giovane Sud rischia di diventare una terra di giovani senza futuro, che vivono meno e che vedono nell’emigrazione l’unica via di fuga. Un cocktail esplosivo, certo. Ma non ancora irrimediabile. Dipende tutto da ciò che vogliamo fare. E da quanto tempo crediamo di avere.
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