
Il Campania Libri Festival è il risultato del «fermento culturale» che interessa la città partenopea da sempre. Quest’anno il Palazzo Reale di Napoli ospiterà la seconda edizione del Campania Libri Festival, dal 5 all’8 ottobre, con una serie di eventi, laboratori ed espositori, ognuno dei quali presenterà dei nuovi titoli. Gianmarco Piacci, insegnante all’Università Suor Orsola Benincasa e uno tra gli organizzatori, ci ha spiegato nei dettagli cosa significa quest’evento.
Per prima cosa Gianmarco ci ha spiegato come è nato il festival e cosa si propone questa seconda edizione. Ci ha detto che Napoli è una città particolare, in cui il fermento culturale è altissimo nella musica, nella letteratura, nell’arte. È sempre stata quasi un mondo a sè. Si vive la particolarità di avere diversi festival culturali, tutti esprimono una ricchezza del territorio in quanto sono molto diversi. Il Campania Libri Festival, nato l’anno scorso, è stato un successo, forse oltre le aspettative sia per quanto riguarda gli autori partecipanti, sia per quanto riguarda la partecipazione.
Quest’anno le ambizioni sono due. La prima è già più o meno concretizzata: coordinarsi con gli altri festival in modo tale da evitare che esistano competizioni tra di noi. Lo si sta facendo con Ricomincio dai libri, con il Festival di Salerno, con tante altre realtà che operano sul territorio e sulla regione. A suo avviso, questo è un passaggio necessario che può aprire un circolo virtuoso di collegamenti in Campania. Quest’anno il Festival si terrà per la seconda volta nello scenario incantevole di Palazzo Reale, sono stati acquistati molti più stand, anche da case editrici che l’anno scorso non erano presenti, come la e/o e la Feltrinelli. L’obiettivo, semplicemente, è aumentare ulteriormente la partecipazione.
Il Festival di quest’anno è dedicato a Italo Calvino, nel centenario della sua nascita. L’autore ha un ruolo chiave nella letteratura italiana e nel suo insegnamento. Gianmarco Piacci ci spiega che la lettura di Italo Calvino non è mai andata perduta, spesso le scuole adottano i suoi testi. Continua poi dicendo che l’insegnamento che potremmo trarre dalla sua opera è quella capacità di immaginare l’orizzonte del possibile e dell’immaginabile come qualcosa di ancora non necessariamente definito. E questo insegnamento è tanto più importante nell’epoca della serialità, in cui è facile conformarsi alla necessità del colpo di scena. Invece, da Calvino possiamo trarre l’insegnamento che l’inverosimile non ha limiti nell’essere immaginato.
Quest’anno, poi, il Festival è diviso in percorsi tematici, a cui hanno contribuito diversamente i diversi partner. La Ubik, in particolare, ha contribuito soprattutto ad organizzare il discorso sul Kurdistan con Zerocalcare e Marcucci, in cui si approfondirà di come i curdi hanno combattuto a lungo l’ISIS, per poi essere abbandonati. Gianmarco sottolinea quanto il confronto con un attivista sia molto importante in un festival del genere.
Infine, Gianmarco commenta le straordinarie dimensioni di questo evento. In quattro giorni ci sono davvero una marea di eventi. C’è una macchina dietro davvero enorme, che inizia a lavorare all’edizione successiva il giorno stesso in cui si chiude il festival. Bisogna che si collabori sia con le realtà italiane, ma anche con le altre presenti sul territorio, in modo tale da diversificare quanto più possibile l’offerta culturale. Ci sono poi stati tanti appuntamenti off, come lo è stato lo stesso Zerocalcare l’anno scorso. Ma rimane la soddisfazione di portare la libreria fuori dalla libreria, la soddisfazione di coinvolgere la città non ha prezzo. Ed è anche vero che l’interesse per il Festival sta crescendo, riempiendo il vuoto culturale di un Salone del libro meridionale.
Gianmarco è anche il direttore della Libreria Ubik, nel cuore del centro storico, testimoniando il ruolo in evoluzione delle librerie sul territorio. Oltre all’attività commerciale, c’è una forte responsabilità nell’ideare delle attività culturali che possano «mettere in relazione le persone e fare comunità, come gruppi di studio e lettura». Tra le iniziative promosse da Ubik, c’è “regala il tuo libro preferito”, un modo per mettere in contatto tra loro lettori sconosciuti.
Se il formato digitale non convince i lettori italiani, che continuano a preferire il cartaceo, la vendita di libri sul mercato digitale ha posto una seria minaccia alle librerie (in particolare quelle di catena). Complice la pandemia, nel 2020 le librerie hanno subito una significativa riduzione del loro fatturato a favore dell’online, che cresce fino al 43% con Amazon come principale competitor. Per questo motivo, molti “mega-store” si stanno riorientando su un focus locale, puntando sull’esperienza della libreria di quartiere, dove viene data centralità ai libri in un ambiente più familiare.
Un altro approccio è quello dei caffè letterari, come The Spark a Piazza Bovio, tra i partner del Festival, che combina l’offerta di libri del Mondadori Store alla caffetteria, promuovendo eventi, corsi di formazione e ospitando uno spazio di “coworking”. Le librerie di catena riflettono così il cambiamento vissuto dalle città, puntando su un’offerta selezionata e la creazione di una community per cui è imprescindibile la presenza sui social media e sui canali di commercio digitali. La chiave sembra essere quella di arricchire l’esperienza di contenuti umani, divenendo “hub” culturali, più che semplici punti vendita.
di Sara Marseglia e Giovanna Di Pietro
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...