
Quando questa puntata della nostra rubrica verrà letta, saranno già uscite le analisi dei grandi esperti di scenari geopolitici, economici e sociali. Qui proviamo a volare molto più bassi mettendo in fila alcuni temi di interesse del Non Profit campano, di cui due legati a fattori di rilevanza nazionale e due prettamente locali.
Dopo una lunga gestazione di regolamenti e circolari, rallentata in parte anche dal Covid, il Codice del Terzo Settore, promulgato come legge di riforma nel 2017, si avvia nel 2026 a passare alla fase di funzionamento a pieno regime con l’entrata in vigore della parte fiscale, approvata dall’Unione Europea, e con la definitiva cessazione di entità giuridiche al centro del vecchio ordinamento come le Onlus. Si chiude dunque una fase durata circa trent’anni e se ne apre una nuova in cui le realtà del Non Profit campano dovranno prendere le prescrizioni del Codice non come adempimenti, ma come stimolo ad innalzare professionalità e competenza; a loro volta queste realtà meriteranno di essere guardate con attenzione e fiducia dai diversi attori del territorio (cittadini, imprese, istituzioni), superando quel tratto di pessimismo e diffidenza che spesso ci caratterizza come italiani e ancor più come meridionali.
Il 2026 è anche l’anno in cui (a meno di proroghe) si dovranno concludere i progetti finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che dal momento del suo rilascio ha ricevuto molta attenzione per le aspettative di impatto e per le numerose controversie sulla scelta delle priorità e la distribuzione sul territorio nazionale, con la tanto discussa quota del 40% destinata al Sud. Senza addentrarci nella valutazione di una misura così grande e complessa, possiamo iniziare a chiederci cosa avverrà nella fase post PNRR: quante attività potranno essere proseguite con altre risorse e quante ne verranno interrotte? Si rischia di sguarnire fronti come la scuola o la formazione dopo averli iper stimolati con progetti di ogni tipo? In un territorio come il nostro sono domande non banali.
Napoli avrà appena finito di festeggiare il suo compleanno numero 2500 (celebrato anche da “Storia di Napoli a Fumetti” realizzato da Informare) e già dovrà iniziare a prepararsi ai prossimi appuntamenti, dove un posto importante sembra averlo lo sport con i cento anni del Calcio Napoli e soprattutto con la Coppa America, che nel 2026 vedrà una prima serie di eventi che l’anno successivo culmineranno nella competizione vera e propria. Come già evidenziato in questa rubrica, gli eventi ricordati potranno essere l’innesco per una nuova ondata di overtourism, oppure l’occasione per attivare azioni di qualità e sostenibili, ed in questa sfida il ruolo del Non Profit è cruciale vista la sua mission di costruire progettualità non calate dall’alto ma condivise con le comunità di riferimento.
Archiviata la consultazione elettorale e la formazione della squadra di governo, il 2026 sarà anche l’anno in cui la Campania sarà caratterizzata da una nuova leadership, al netto di una serie di punti di continuità politica ed amministrativa rispetto alla precedente esperienza, durata dieci anni, che ha mostrato inevitabilmente punti di forza e punti di debolezza la cui analisi ha naturalmente diviso i due schieramenti. La coalizione vincitrice delle elezioni ha messo al centro del suo programma parole chiave come Salute e Welfare, Sostegno sociale, Formazione, Cultura, Ambiente, Aree interne e Pari Opportunità. Temi sui quali il Non Profit campano è da sempre attivo e impegnato, quindi l’auspicio per il prossimo anno è che esso possa essere anche protagonista in un rapporto con la Regione di reciproca attenzione e mutuo rispetto.
Naturalmente questi sono solo alcuni dei temi sul tavolo del Non Profit campano che ha davanti a sé anche altre sfide ed opportunità: l’augurio è che sappia affrontarle al meglio vivendo il 2026 come un buon anno, ma anche un anno buono. Buono per cambiare, buono per crescere, buono per fare sistema.
Di Tommaso D’Alterio
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