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CAMPANIA SOCIAL CLUB - Il rapporto con la politica? Meglio muoversi insieme 

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28 ottobre 20254 min di lettura

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CAMPANIA SOCIAL CLUB - Il rapporto con la politica? Meglio muoversi insieme 

Indice (3)

  • 1I due errori da evitare   
  • 2Meglio unirsi e muoversi insieme 
  • 3E anche la buona politica ringrazierà 

Mentre si avvicina la data delle elezioni Regionali i vari schieramenti ed i rispettivi leader muovono le loro pedine per smarcare tutti i passaggi necessari, dalla costruzione delle coalizioni alla scelta dei candidati, e nel frattempo il Non Profit, come le altre espressioni della società civile, si chiede quale postura prendere rispetto a questa scadenza: meglio rimanere neutrali oppure schierarsi? E, in caso affermativo, come esprimere questo posizionamento?

Domande complesse che, fatte le debite proporzioni, si presentano ad ogni passaggio alle urne dal livello comunale fino a quello nazionale. Se poi bypassiamo il momento elettorale, ci rendiamo conto che il tema si pone per l’intero ciclo di vita di una compagine amministrativa che prenderà decisioni, farà scelte, impiegherà risorse. Naturalmente, domande complesse non prevedono risposte semplici, al punto che ci potrebbe venire la tentazione di evitare completamente il tema, ma a mio avviso è opportuno provare almeno a sviluppare una riflessione di metodo senza la quale si rischia di navigare a vista. 

I due errori da evitare   

L’esperienza quotidiana sul campo ci porta ad osservare due tipi di approccio che per semplicità possiamo rappresentare ponendoci ai due estremi di un ideale continuum. Da un lato la realtà che cerca un rapporto privilegiato con un certo schieramento o addirittura con un singolo leader politico e si espone anche pubblicamente, con l’obiettivo di ricevere risorse spazi o visibilità. Dall’altro quei soggetti che, partendo da una diffidenza a priori verso l’intera classe politica che hanno di fronte, evitano ogni forma di contatto per il timore di danneggiare la propria reputazione.

Facile osservare che entrambi gli approcci risultano da evitare: il primo perché, anche escludendo situazioni di veri e propri illeciti, comporta la visione di un Non profit subalterno al potere politico e come tale debole; il secondo perché, in virtù di una non meglio identificata purezza e coerenza, rinuncia a incidere su processi che comunque avranno un impatto per il futuro della propria comunità. E allora cosa fare?     

Meglio unirsi e muoversi insieme 

Scartati i due estremi ci dobbiamo mettere in cerca del “giusto mezzo”, che in questo caso a mio avviso significa unirsi e muoversi insieme. Ma con chi e come? E per fare cosa? Ovviamente non esiste una risposta univoca alla prima domanda: spesso si parte da interessi o esigenze simili, oppure dalla conoscenza attraverso la partecipazione a progetti comuni; in altri casi (soprattutto nei contesti più piccoli) pesa la semplice vicinanza fisica o addirittura la relazione personale tra i rispettivi vertici (ricordiamo che soprattutto nella fase iniziale le innovazioni camminano sulle gambe delle persone!).

Anche sulla forma di queste sinergie non esistono modelli validi per tutti: che sia un Coordinamento o una Consulta, una Federazione o una Associazione, qualunque strumento può essere valido se utilizzato con un reale spirito di collaborazione e senza tentazioni egemoniche da parte di nessuno degli attori in campo. La domanda più semplice è quella relativa all’obiettivo di questo lavoro di sintesi: diventare un interlocutore forte ed autorevole che può dialogare con la politica e le istituzioni in maniera trasparente senza dare l’impressione di cercare scorciatoie, e in più portando una visione che è già il risultato dell’ascolto di più istanze provenienti da diversi punti di vista.        

E anche la buona politica ringrazierà 

E la politica come si relazionerà con un soggetto del genere? Lo vedrà come un pericolo? Potrebbe provare addirittura ad ostacolarlo? A mio avviso no, anzi questo soggetto verrà considerato un interlocutore utile dalla buona politica, quella che mette al primo posto una visione e un’idea di comunità. 

Quella buona politica in cui dobbiamo continuare a credere senza cadere nella tentazione di atteggiamenti qualunquistici che possono solo contribuire al quel processo di delegittimazione delle classi dirigenti, che ha già fatto tanti danni ed altri ne farà se, partendo dai soggetti più avveduti, non si metterà un freno a questa deriva. 

di Tommaso d’Alterio

Leggi anche: CAMPANIA SOCIAL CLUB. Il digitale, tra lacune storiche e nuovi scenari

Tags
  • #campania social club
  • #no profit
  • #politica
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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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