
Dopo l’ultima rincorsa lo striscione del traguardo è stato raggiunto: tranne l’appendice degli esami, ad inizio giugno gli istituti scolastici hanno terminato le attività didattiche e con queste si sono conclusi anche i progetti che ormai caratterizzano l’offerta di tutte le scuole, con la Campania che in questo ambito si colloca ai vertici della graduatoria nazionale (solo facendo riferimento al PNRR sono stati censiti quasi 5mila progetti svolti nelle scuole della nostra Regione, un dato inferiore solo a quello della Lombardia).
In molti di questi progetti sono impegnate realtà del Terzo Settore, dalle piccole associazioni di quartiere agli Enti più strutturati. Per tutti l’estate è il momento per tirare il fiato dopo un anno di duro lavoro, ma anche l’occasione per tracciare un bilancio che naturalmente non si limita alla rendicontazione amministrativa, ma deve includere una riflessione più ampia sul senso e sull’impatto delle attività svolte, inclusa la verifica di criticità e aspetti da migliorare.
Come sempre proviamo a mettere in fila alcune riflessioni partendo dall’osservazione sul campo attraverso i nostri progetti e da uno sguardo un po’ più ampio sul nostro contesto.
Un primo dato evidente è la necessità che questi progetti coinvolgano il più alto numero possibile di giovani nei vari ruoli previsti: di fronte ad una generazione tra le più difficili da inquadrare per noi adulti, e in un contesto dove le difficoltà non mancano, serve la loro freschezza, il loro entusiasmo e soprattutto il dato oggettivo di una differenza di età che consente loro di entrare in sintonia con le ragazze e i ragazzi che hanno di fronte, creando empatia dove c’era diffidenza e fiducia dove c’era rassegnazione.
Naturalmente serve anche il contributo di persone più mature che possono portare esperienza, metodo e visione, ma le figure senior dovrebbero limitare il loro contributo agli aspetti essenziali e per il resto lasciare spazio ai giovani mettendo in conto anche il rischio di qualche errore, senza il quale non c’è vera crescita.
L’attivazione di questa comunità non è solo un bello slogan da inserire in un progetto, ma una buona pratica senza la quale si mette a rischio la riuscita delle attività, soprattutto se viene a mancare la componente delle famiglie: presi dai loro problemi di lavoro o personali e ostacolati da difficoltà di spostamento in territori dove i trasporti e la viabilità sono un problema, i genitori sono spesso distanti dalle attività dei loro figli, che rischiano di affievolirsi dopo la loro conclusione come una piantina che si inaridisce se non viene innaffiata.
Come gli allievi ed i loro genitori, anche le altre componenti della comunità educante dovrebbero mettere giù i loro buoni propositi per il nuovo anno che verrà, naturalmente ciascuno per la propria parte.
Ai Dirigenti Scolastici ed ai docenti l’obiettivo di considerare le attività svolte in collaborazione con soggetti esterni non come un adempimento da smarcare, ma come una reale opportunità di ingaggiare studenti altrimenti a rischio di una pericolosa apatia se non di forme di devianza ancora più critiche.
Agli Enti del Terzo Settore ed agli Enti Locali il compito di lavorare costantemente al consolidamento della rete con gli altri stakeholder del territorio, ed alzare la propria asticella sia nel momento della proposta dei progetti, che non dovrebbero limitarsi a rispondere ai requisiti di un Bando ma dovrebbero scaturire da una riflessione profonda su fabbisogni e opportunità, sia durante il loro svolgimento e anche dopo la conclusione, che non dovrebbe rappresentare il momento in cui si archivia tutto ma il punto di partenza verso nuove prospettive e nuove direzioni di marcia.
A cura di Tommaso D’Alterio, Direttore Generale presso Fondazione Enrico Isaia e Maria Pepillo
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