
Nelle scorse settimane ci sono stati, soprattutto nel centro di Napoli, diversi episodi che hanno riportato in prima pagina l’allarme criminalità e sicurezza, con l’inevitabile contorno di polemiche politiche e analisi più o meno improvvisate. Di fronte alla pressione incrociata tra la stampa ed i canali social, le autorità hanno risposto a stretto giro con i classici strumenti utilizzati in questi casi: posti di blocco, pattugliamenti e retate. Azioni utili e necessarie che però rischiano di rimanere solo un pannicello caldo a fronte della cronica mancanza di uomini e mezzi delle forze dell’ordine, nonché della radice profonda di questa emergenza che nasce da specifiche dinamiche criminali, ma anche e soprattutto da processi di degrado sociale ed economico che durano da decenni. Ma come spesso accade, laddove lo Stato arranca, la società civile, a partire dal Non Profit, può e deve fare la sua parte. In che modo?
Il primo contributo che il Non Profit può dare sono la conoscenza capillare del territorio e la presenza quotidiana, attraverso sedi di associazioni, progetti nelle scuole e altre modalità di presidio, riuscendo a toccare con mano quelle tante zone grigie tra il disagio e l’illegalità, che sono la vera frontiera sulla quale si gioca a lungo termine la partita della legalità, togliendo alla criminalità quello che, con termine talvolta abusato, ma sempre efficace, viene chiamato “brodo di coltura”. La chiave sta nel ruolo e nell’approccio delle realtà menzionate sopra che, non avendo una funzione repressiva e di controllo, possono mettersi in una posizione di ascolto e dialogo, riuscendo spesso a vincere quel muro atavico di sfiducia e diffidenza verso lo Stato nelle sue varie articolazioni.
Cosa manca nei quartieri più degradati? Tanto, soprattutto per i più sfortunati e per chi ha sbagliato, che rischiano di non ricevere mai più una seconda opportunità: è qui che lo Stato arranca maggiormente perché la macchina burocratica non riesce a seguire chi si perde o rimane indietro. Un adolescente che, appena superata l’età dell’obbligo scolastico, abbandona la scuola senza conseguire un diploma, un ex detenuto attratto dai vecchi circuiti che lo avevano portato a delinquere, un migrante che non riesce a trovare un lavoro regolare sono pochi semplici esempi di situazioni in cui i vari soggetti pubblici, che dovrebbero prendere in carico queste criticità, le vedono sfuggire dai loro radar, perché concentrati su altre priorità o semplicemente perché si limitano a gestire l’ordinaria amministrazione.
Al contrario, le realtà della società civile abituate a stare sui casi marginali possono fare un lavoro più minuzioso di supporto ed assistenza per queste persone che magari hanno conosciuto direttamente grazie alla presenza quotidiana nel quartiere, oppure perché segnalate dal network di partner e colleghi. Naturalmente si tratta di un lavoro difficile, spesso svolto in situazioni di carenza cronica di risorse e strumenti. E non mancano le denunce di associazioni ed altre realtà del territorio che si sentono lasciate sole in una lotta impari contro problemi molto più grandi di loro. Denunce sacrosante che però dovrebbero evitare di correre un rischio molto delicato: alimentare ulteriormente la sfiducia verso uno Stato assente che si disinteressa non solo degli abitanti del quartiere, ma anche di quei pochi “eroi” che provano a fare qualcosa lottando contro tutto e tutti.
In realtà il nemico non è lo Stato, ma la criminalità e il degrado, che rischiano di diventare una zavorra per quartieri in realtà ricchi di storia, cultura e creatività, e che hanno già dimostrato di poter generare potenti processi trasformativi. Questa è la vera sfida, ma se remeremo tutti nella stessa direzione, sapendo che ci vorrà del tempo, alla fine possiamo vincerla.
A cura di Tommaso D’Alterio, Direttore Generale presso Fondazione Enrico Isaia e Maria Pepillo
Leggi anche: CAMPANIA SOCIAL CLUB – La scuola chiude per l’estate: ora è il momento di tirare le somme
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...