
Chi come me negli anni Ottanta e Novanta ha frequentato in una scuola pubblica le medie o le superiori ricorda soprattutto in provincia una situazione che nella grande maggioranza dei casi non si faticava a definire disastrosa: sedi spesso precarie, attrezzature ridotte al lumicino, attività extracurriculari quasi inesistenti.
Oggi la situazione è completamente cambiata come ha potuto verificare chiunque sia entrato in una scuola pubblica negli ultimi anni: lo stato generale degli edifici scolastici è migliorato sia dal punto di vista del decoro che della funzionalità, i laboratori sono ampiamente dotati di attrezzature tecniche oltre a computer e software di ogni genere, i progetti sugli argomenti più svariati si susseguono senza sosta grazie ai vari Bandi regionali e nazionali.
Questa rinascita ha prodotto in Campania delle vere e proprie eccellenze riconosciute la cui notorietà in alcuni casi è arrivata addirittura al grande pubblico (parliamo del “Morano” di Caivano e della sua Dirigente Eugenia Carfora, oggetto di una fiction televisiva di prossima uscita). Più limitata alla cerchia degli addetti ai lavori ma non meno solida la reputazione di scuole come l’ISIS Europa di Pomigliano d’Arco spesso al vertice di classifiche nazionali legate all’esito di progetti o a risultati didattici
Al fianco di questi nomi più noti ci sono poi decine di altre scuole che ogni giorno operano con mille problemi in territori a volte difficili a volte semplicemente disattenti, svolgendo spesso un ruolo di supplenza fatto di ascolto delle situazioni di disagio personale e familiare, trasmissione di messaggi di legalità e rispetto per l’ambiente, dialogo col mondo del lavoro. Lungi da me l’idea di stilare una graduatoria (per questo esistono strumenti rodati come l’Eduscopio di Fondazione Agnelli), evito anche di citare a questo proposito solo le scuole che ho conosciuto personalmente perché farei un torto a tante altre.
Naturalmente come ogni evoluzione anche questo iper attivismo delle scuole, che nel suo complesso possiamo considerare positivo, porta con sé delle zone d’ombra e dei potenziali rischi.
Il primo, già riconosciuto ed evidenziato dagli stessi Dirigenti Scolastici, è quello di sovraccaricare le scuole di compiti eccessivamente gravosi non solo dal punto di vista qualitativo (per la già ricordata supplenza) ma anche quantitativo. Per questo ultimo aspetto emblematico il caso dei progetti legati al PNRR che hanno costretto istituti scolastici di ogni ordine e grado ad un vero e proprio tour de force progettuale.
Evidenti i possibili impatti negativi di questa situazione, in primis la possibilità che le scuole oberate da adempimenti e scadenze si chiudano al confronto con l’esterno riducendosi ad una serie di progettifici, e disperdendo la loro attività in mille rivoli condannati a generare un effetto trasformativo molto limitato.
Come spesso avviene quando ci si trova di fronte ad una difficoltà apparentemente insormontabile una buona strategia può essere verificare come si è regolato chi ha già affrontato un problema simile, e fortunatamente per le nostre scuole il “rischio progettificio” è stato già analizzato nel nostro paese in particolare nel mondo del Terzo Settore grazie al lavoro delle realtà più avanzate del Non Profit italiano come Assifero (Associazione Italiana delle Fondazioni ed Enti Filantropici).
Al netto delle evidenti differenze tra una scuola ed una ODV o APS anche le scuole a mio avviso potrebbero trovare benefici dal dialogo con stakeholder come le Fondazioni che hanno nel loro DNA l’abitudine ad alzare lo sguardo e ragionare a lungo termine.
Compito non facile attivare questo dialogo soprattutto se si parte dalla situazione attuale di costante sovraccarico quotidiano, ma forse un’opportunità potrebbe arrivare dalla fine imminente del PNRR che inevitabilmente porterà anche una diminuzione del numero e del ritmo dei progetti.
A prima vista un problema ma forse anche una bella occasione per un reset.
articolo a cura di Tommaso D’Alterio
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