
La comunicazione online ed offline ci investe quotidianamente con una quantità enorme di convegni, dibattiti, seminari, presentazioni, premiazioni e chi più ne ha più ne metta. Naturalmente, ciascuno di questi eventi è un successo, anzi un trionfo, come dimostrano le immancabili foto ricordo con facce sorridenti e strette di mano che raramente riprendono la platea per paura di mostrare troppe sedie vuote. Questa ricchezza di informazioni, di per sé, non sarebbe un male ma comporta un rischio di overdose per il già ricordato vizio dell’autocelebrazione che rende ai nostri occhi tutto uguale, dal premio di periferia con relatori improvvisati, stretti dietro un tavolo con tovaglia in stile convegno politico anni Ottanta, all’evento per il quale gli organizzatori hanno lavorato con impegno su qualità dei contenuti, innovazione del format e coinvolgimento dei partecipanti. A fine ottobre, si sono svolti a Napoli due di questi eventi di qualità grazie ad Assifero, l’associazione italiana delle Fondazioni ed Enti filantropici che riunisce circa 190 Soci tra Fondazioni d’impresa, di famiglia e di comunità, oltre a diversi Enti secolari. Una realtà che, oltre a mostrare numeri ragguardevoli (un potenziale erogativo di circa 400 milioni euro l’anno), a mio avviso può rivendicare di non essere la solita associazione di categoria per due motivi: il fatto di cercare il confronto con i propri associati e lo sforzo di portarli verso le migliori pratiche riconosciute a livello nazionale ed internazionale.
Il primo di questi eventi si è svolto il 29 ottobre presso la sede di Fondazione Grimaldi, punto di riferimento per la solidarietà in Campania e principale Fondazione privata familiare del Centro Sud. Il Simposio delle Fondazioni di famiglia italiane è stata una giornata durante la quale i rappresentanti di questi Enti provenienti da tutta Italia hanno avuto modo di conoscersi meglio e scambiarsi buone pratiche, oltre ad ascoltare tutti insieme lo speech della Oak Foundation circa il passaggio dal finanziamento per progetti a quello delle organizzazioni. Un bello stimolo per chi lamenta i guasti dei progettifici, già trattati anche in questa rubrica.
Il giorno dopo, la squadra di Assifero si è spostata presso la sede di Fondazione San Gennaro, una realtà che ormai tutti conoscono per i suoi numerosi successi nel Rione Sanità. Motivo la Conferenza Nazionale delle Fondazioni di Comunità, un modello nato a Cleveland ad inizio Novecento ma che sembra aver trovato una seconda casa in Italia grazie anche al sostegno di Fondazione Cariplo e Fondazione con Il Sud, che ha favorito la nascita di esperienze di eccellenza da Mirafiori a Messina, con la Campania che una volta tanto non si presenta come fanalino di coda, potendo vantare oltre a Fondazione San Gennaro altre tre realtà tra Napoli, Salerno e Benevento. Due giorni di tavoli di lavoro, workshop e incontri che mi hanno costretto a comprare un nuovo quaderno di appunti; tra le parole sottolineate portinerie di comunità, portale dei saperi, informazione indipendente dai territori, crisi come opportunità.
Pur non essendo tra gli organizzatori di questi due eventi, potrei essere considerato di parte come rappresentante di una Fondazione iscritta ad Assifero e magari essere tacciato di quello stesso vizio che ho stigmatizzato all’inizio di questo articolo, quindi chiudo con una nota negativa. Cosa è mancato in questi tre giorni? Direi l’interesse dei territori in tutte le loro espressioni, dai media locali alle associazioni, dai rappresentati delle istituzioni al mondo dell’arte e della cultura. Magari non sono stati invitati, magari non sono stati informati, ma ho il sospetto che fossero troppo presi dalle loro faccende interne per accorgersi che stava passando a Napoli qualcosa di diverso dal solito chiacchiericcio, un’occasione per momenti di confronto e, perché no, anche di dissenso. Speriamo in una prossima occasione, magari quando i tavoli con tovaglia saranno andati definitivamente in soffitta.
di Tommaso D’Alterio
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