
L’art. 32, comma 1, della Costituzione italiana recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. La proposta di legge presentata dalla regione Campania, e che segna l’avvio della legislatura di Roberto Fico, colma un vuoto normativo, consentendo anche alle persone senza dimora di poter accedere all’assistenza sanitaria di base.
Ad oggi l’ordinamento italiano prevede che l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e la scelta del medico di base siano subordinate al possesso della residenza anagrafica. Dunque, chi perde la casa e la residenza perde consequenzialmente il diritto di poter accedere all’assistenza sanitaria di base, beneficiando unicamente del Pronto Soccorso in caso di situazioni di emergenza. Ciò mette in luce le contraddizioni del sistema sanitario pubblico: se da un lato la Costituzione dichiara che il diritto alla salute debba essere garantito a qualunque individuo, assicurando cure gratuite agli indigenti, dall’altro l’accesso al medico di base richiede il requisito della residenza, lasciando così le persone senza dimora prive di poter accedere ai livelli essenziali di assistenza.
Il testo depositato in Consiglio regionale punta ad offrire un’opzione concreta per le persone senza dimora che vivono quotidianamente questo disagio. La proposta consentirebbe loro di iscriversi alle liste dell’ASL della regione Campania, scegliendo un medico di medicina generale e potendo così accedere ai livelli essenziali di assistenza (LEA) previsti per i cittadini residenti. Spetterà ai servizi sociali segnalare gli individui; dunque l’iscrizione non avverrà tramite iniziativa del singolo.
Le modalità, ancora da definire, saranno oggetto di discussione della Giunta regionale, per poi essere deliberate entro 60 giorni, in caso di approvazione della legge, dopo il parere della commissione consiliare. La proposta di legge prevede inoltre la cooperazione tra la Regione e gli enti del Terzo Settore, stipulando accordi con organizzazioni e associazioni che prestano assistenza ai soggetti in condizione di marginalità, con l’obiettivo di semplificare sia l’intercettazione di coloro che non possiedono una dimora, sia la conseguente iscrizione nei registri dell’ASL.
Il bilancio stanziato dalla regione si aggira attorno ai 300mila euro l’anno per il triennio 2026-2028, attingendo tali finanziamenti dai fondi LEA, che costituiscono la quota di fondo sanitario destinata a garantire le prestazioni di base di tutti i cittadini. La stima degli individui senza dimora in Campania è di circa 8mila persone, mentre il costo medio unitario annuale che la Regione paga al medico per ogni assistito in carico è di 70 euro. Tramite un semplice calcolo, salta subito all’occhio la differenza monetaria che intercorre tra lo stanziamento (di 300mila euro) e il costo teorico dei medici (di 560mila euro) di circa 260mila euro. La proposta di legge giustifica questa differenza attraverso il cosiddetto risparmio indotto: consentire l’accesso al medico di base anche alle persone senza dimora equivale a minore pressione ed affollamento all’interno dei Pronto Soccorso.
Inoltre, poter curare e monitorare patologie croniche tramite il medico di base ha un costo unitario inferiore rispetto a quello che richiede un ricovero ospedaliero. L’investimento iniziale di offrire l’accesso al medico di base anche a coloro senza dimora fa in modo che ci sia lo spostamento dell’assistenza dal “modello emergenziale” al “modello preventivo”. I numeri parlano chiaro: in media un singolo accesso al Pronto Soccorso per una persona senza dimora costa al Sistema Sanitario Nazionale tra i 200 e i 250 euro.
La proposta di legge prevede al suo interno una clausola di monitoraggio, attraverso la quale si terranno costantemente sotto controllo i dati statistici rispetto alla capacità effettiva della norma in questione di trovare applicazione anche nella realtà e non solo sulla carta. La Giunta regionale dovrà infatti presentare al Consiglio una relazione con cadenza triennale rispetto al numero degli individui senza dimora che hanno effettivamente ottenuto la copertura sanitaria, alla tipologia di prestazione che hanno ricevuto e alle criticità emerse.
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