
Un’analisi dell’area vulcanica più pericolosa al mondo con Titti Postiglione
Si susseguono, da tempo, delle scosse sismiche nell’area dei Campi Flegrei, che talvolta generano il panico tra gli abitanti. È importante, dunque, conoscere il rischio vulcanico ma, soprattutto, impegnarsi in attività di prevenzione. Titti Postiglione, attualmente Vice Capo del Dipartimento della Protezione Civile, spiega a Informare come e perché.
«In Campania abbiamo tre vulcani attivi: il Vesuvio, Ischia e i Campi Flegrei. Tutti sono accomunati dal fatto di essere di natura esplosiva. I Campi Flegrei, caratterizzati dall’assenza di un apparato centrale, sono un campo vulcanico o un vulcano a caldera, con una continua apertura di bocche eruttive, attualmente più di 40. Per tali motivi, è impossibile predeterminare quale sarà l’area specifica nella caldera dove ci potrebbe essere l’eruzione. Però, i Campi Flegrei, come del resto il Vesuvio, sono estremamente pericolosi perché le aree sono caratterizzate da una forte densità abitativa che rende la popolazione altamente vulnerabile. Infine, il fenomeno del bradisismo, una peculiarità flegrea che comporta l’innalzamento e l’abbassamento del suolo. Rispetto ai sommovimenti repentini del 1982 e del 1983, pur essendo in allerta gialla dal 2012 registriamo un movimento continuo ma leggero, che monitoriamo in maniera serrata ma non è da collegare all’approssimarsi di un’attività eruttiva».
«I Campi Flegrei, come Ischia e il Vesuvio, prima o poi torneranno in eruzione e, per questo, sono costantemente monitorati: istituzioni come l’Osservatorio Vesuviano, fondato nel 1841, provano a capire quando e come questa avverrà. Attualmente non vi sono segnali che lascino presagire un’imminente eruzione ma, come già detto, la popolazione deve essere consapevole che quel giorno avverrà».
«Innanzitutto, è necessario sviluppare una cultura del rischio, che significa anche una cultura della protezione civile, cosa che sta crescendo nella popolazione. Gli abitanti di un territorio a rischio, come quello flegreo, ma in realtà tutti gli italiani, devono imparare a convivere con il rischio e devono difendersi con delle scelte quotidiane: per esempio conoscere il piano di emergenza, attrezzarsi in casa per l’evacuazione, sapere come comportarsi, sentirsi corresponsabili del sistema di protezione è civile. Con la campagna di comunicazione nazionale sui rischi naturali che interessano l’Italia, denominata “Io non rischio – Buone pratiche di protezione civile”, la Protezione Civile, grazie a innumerevoli associazioni e volontari, ha sensibilizzato milioni di cittadini italiani nelle piazze, nelle scuole, ecc. Il prossimo appuntamento nelle piazze italiane è fissato per il weekend del 14 e 15 ottobre».
«Lo scorso aprile, la Regione Campania ha aggiornato i percorsi per l’allontanamento assistito e per l’allontanamento autonomo della popolazione dalla cosiddetta zona rossa dei Campi Flegrei. In Italia esiste un piano nazionale, poi quelli regionali e, infine, quello sviluppato da ciascun comune con il fine di informare i cittadini. I piani prevedono vie di fuga, aree d’incontro e partenza dai luoghi coinvolti. Vi sono tre livelli di allerta (gialla, arancione, rossa) e tre fasi (attenzione, preallarme, allarme).
All’aprirsi della fase di allarme bisogna liberare tutta l’area coinvolta, per cui l’unica cosa da fare è l’evacuazione dell’area in procinto dell’eruzione. In fase di preallarme la popolazione è libera di lasciare l’area, non obbligata, mentre attenzione verrà prestata alle persone più vulnerabili, alle strutture ospedaliere, alle infrastrutture (metanodotti, centrali elettriche, industrie, ecc.,). Ogni comune (o frazione) è gemellato con comuni italiani che stanno elaborando piani di accoglienza, per ricevere quelle persone per un tempo non prevedibile, ma che dipenderà dall’evoluzione dell’eventuale eruzione».
di Fabio di Nunno
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...