
Cosa si prova ad essere un normale cittadino che risiede nell’ormai tanto nota zona dei Campi Flegrei? Da mesi, la vasta area vulcanica della città metropolitana di Napoli è interessata da un’intensa attività sismica che tiene in costante apprensione la popolazione locale. Scosse di lieve e media intensità si susseguono con frequenza, alimentando paura e incertezza tra i residenti. Quegli stessi residenti che un tempo erano considerati fortunati per vivere in luoghi in cui si respira una storia centenaria e ci si specchia nell’azzurro del mare, come Bagnoli, Bacoli e Pozzuoli, oggi si sentono invece abbandonati, con istituzioni che sembrano distogliere lo sguardo di fronte ad una situazione di crescente disagio.
Immaginate cosa possa significare vivere nella costante paura che da un momento all’altro quelle mura di casa che da sempre hanno rappresentato un rifugio sicuro, possano crollare sotto i tuoi stessi piedi. Rischiare di essere costretti a vivere in tendoni di fortuna per strada o, peggio, dormire nel freddo delle proprie auto. Eppure, per i cittadini della zona dei Campi Flegrei, tutti questi scenari che sembrano così lontani, si sono invece realizzati. Centinaia di abitanti sono stati “cacciati” via dalle proprie case dalla stessa terra che li ha sempre ospitati. Una terra che trema, trema e sembra non fermarsi. «Avevo appena messo a letto mia figlia di due mesi e all’improvviso ho visto il lampadario muoversi. Non sapevo cosa fare, non sapevo dove scappare con lei così piccola» mi ha raccontato una giovane mamma residente a Bagnoli che, dopo le forti scosse di metà febbraio, si è trasferita nel beneventano. Il continuo susseguirsi di scosse influisce pesantemente sulla salute mentale dei residenti che si trovano a vivere in uno stato di costante tensione, faticando ad addormentarsi la sera. La paura che quelle “piccole scosse” si trasformino in un terremoto più forte o addirittura in un’eruzione non fa che aumentare ansia e stress, causando in alcuni veri e propri sintomi traumatici e post traumatici. «Sono settimane che mia mamma dorme vestita. Le scuole dopo qualche giorno di chiusura hanno riaperto. In classe siamo venti ma, dopo l’accaduto, siamo mediamente 7-8» mi dice invece Christian, 18 anni, che frequenta l’Istituto professionale Petronio di Pozzuoli.
Ed ora immaginate che effetto possa avere accendere la tv e ascoltare il capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, figura che dovrebbe rassicurare e guidare la popolazione con calma e lucidità, dichiarare: “Con una scossa di quinto grado cadono i palazzi e conto i morti. Funziona così“. Parole lapidarie che si aggiungono ad un quadro già segnato da disinformazione e dall’assenza di quelle istituzioni che dovrebbero piuttosto rappresentare un punto di riferimento. Le dichiarazioni di Ciciliano risalgono al famoso incontro pubblico al quale hanno partecipato anche il prefetto di Napoli, Michele Di Bari; il direttore della Protezione Civile regionale, Italo Giulivo; il direttore dell’Osservatorio Vesuviano, Mauro Di Vito, e i sindaci delle principali città coinvolte: Gigi Manzoni per Pozzuoli, Josi Gerardo Della Ragione per Bacoli e Gaetano Manfredi per Napoli. Un incontro tanto atteso quanto deludente per tutti gli abitanti della zona, che non hanno ricevuto le risposte attese ma, anzi, una superficialità mista a cinismo.
«Contiamo i morti? Sì? E quindi a mia figlia di dieci anni dovrei spiegare che nel caso in cui dovesse arrivare una scossa più forte, ci “abbracciamo la croce” e aspettiamo di essere sepolti vivi?», mi chiede Ignazio, residente del comune di Pozzuoli. Comunicazione insufficiente, informazioni sull’andamento dello sciame sismico che arrivano a singhiozzi e spesso in ritardo, mancanza di risorse e sostegni economici, piani di emergenza che sembrano quasi abbozzati all’ultimo minuto per tenere a bada l’agitazione della popolazione.
Certo, il fenomeno sismico non può essere controllato, figurarsi fermato. I Campi Flegrei sono da sempre una zona vulcanica esposta e forse “abituata” a vivere il fenomeno, ma questo non giustifica una rassegnazione. Di fronte ad una simile situazione, in cui le istituzioni sembrano palleggiarsi responsabilità e ruoli, emerge con urgenza la necessità di ristabilire una qualche fiducia tra popolazione ed autorità, con una strategia comunicativa trasparente ed un’attività di supporto psicologico per tutti i cittadini che si sentono catapultati in un ciclone di confusione ed angoscia.
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