
L’Italia è una delle nazioni più colpite da fenomeni sismici e vulcanici in tutta Europa. La Campania, in particolare, ricorda alcuni dei tragici eventi che l’hanno scossa, dalla lontanissima eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che distrusse Pompei al terremoto dell’Irpinia degli anni ‘80. I Campi Flegrei, negli ultimi tempi, con la ripresa dell’attività sismica, sono tornati al centro del dibattito sulla sicurezza e sulle previsioni di una possibile eruzione. In verità, come capiremo nel corso dell’articolo, attualmente sembra non esserci rischio di attività vulcanica. Ciò che ci interessa è l’attività sismica e un recente studio pubblicato sul Journal of Geophysical Research: Solid Earth potrebbe essere una base da cui partire per approfondire le nostre conoscenze.
Antonio Giovanni Iaccarino, ricercatore post-doc alla Federico II di Napoli firmatario della ricerca, ci spiega innanzitutto chi ci sia dietro a questo studio: oltre a lui, troviamo il professore Matteo Picozzi (direttore del Centro di Ricerche Sismologiche dell’OGS, ossia uno degli enti che si occupa di sismologia in Italia), il professore Daniele Spallarossa (responsabile del gruppo sismologico dell’università di Genova) e la dottoressa Grazia De Landro (ricercatrice dell’università di Napoli). La ricerca si è posta l’obiettivo di individuare pattern comuni nella sismicità precedente a eventi più grandi, le cosiddette “fasi preparatorie” (ossia l’insieme di processi che si crede possano avvenire prima di una scossa) dei terremoti maggiori. Tali fasi non sono sempre individuabili nei dati, ma si pensa generalmente che, nelle zone interessate, ci sia sempre un accumulo di stress che poi porti all’evento più grande.
«Abbiamo utilizzato – spiega il dott. Iaccarino- gli eventi localizzati dal Bollettino GOSSIP dell’INGV (Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia). Li abbiamo rilocalizzati usando uno studio precedente della dottoressa De Landro con strumenti più precisi e inoltre abbiamo usato i dati di deformazione misurati dall’Osservatorio Vesuviano, elaborando poi queste informazioni tramite linguaggi di programmazione classici. Sono state isolate 20 sequenze nel tempo e trovati gli eventi sismici più significativi di ogni periodo. Abbiamo studiato la sismicità e la deformazione del suolo nei giorni e nelle settimane antecedenti a tali eventi, scoprendo che esse hanno dei comportamenti comuni.» In particolare, lo studio illustra una correlazione tra un parametro, chiamato strain residuo, e la magnitudo del terremoto. Questo parametro rappresenta l’energia elastica immagazzinata nel sistema che non è stata ancora rilasciata attraverso l’attività sismica. La correlazione tra sismicità e deformazione non è cosa nuova, infatti, quando c’è stata la subsidenza, quindi il bradisismo negativo, dagli anni 80 a inizio 2000, non c’è stata attività sismica; invece, quando è ricominciato il bradisismo positivo, la sismicità è partita. È necessario invece studiare cosa causi la deformazione e come sia correlata alla sismicità, ma la connessione è certa.
«Ci siamo chiesti-spiega il ricercatore-: queste relazioni tra strain residuo e sismicità quanto sono forti? Quindi, tramite un modello molto semplice, abbiamo scoperto che questo parametro può prevedere le tendenze di sismicità con però dei necessari distinguo. Infatti, attualmente tale schema di predizione è inutilizzabile nella vita reale per via di numerosi falsi eventi che rileva. Per me, il messaggio di questo studio è che utilizzando anche i dati di deformazione ai Campi Flegrei è possibile anche cominciare a fare ricerca nell’ambito della previsione, ma chiaramente c’è bisogno di più dati, lavoro e tempo.»
Per quanto concerne il rischio vulcanico, il dott. Iaccarino spiega che la comunità scientifica esclude la presenza di magma nei primi chilometri della crosta sotto l’area flegrea, rendendo dunque largamente improbabile un’eruzione. I Campi Flegrei sono una struttura molto grande e, per prepararsi all’eruzione, hanno bisogno di anni. L’ultima eruzione, quella del 1538, presente negli archivi storici, ha impiegato una ventina d’anni. Sappiamo che dal 1515 al 1538 ci fu un aumento della deformazione molto più ampio rispetto a quello attuale. Se gli effetti sono stati descritti al tempo negli archivi storici, con la strumentazione di oggi riveleremmo questi segnali con largo anticipo riducendo ulteriormente le tempistiche di allarme.
«In generale, gli studiosi -precisa il ricercatore- sono più preoccupati dal rischio sismologico. Da febbraio fortunatamente la sismicità ha rallentato ma è possibile che riprenda con la stessa forza dell’anno scorso. Tale sismicità va a pesare sugli edifici già colpiti dell’area e i Comuni dovrebbero spendere tanto in prevenzione sismica e monitoraggio delle strutture per rilevare eventuali lesioni da sanare. Per i cittadini le uniche cose da conoscere sono le zone di evacuazione e i comportamenti da tenere durante le scosse. Il piano della Protezione Civile è sicuramente migliorato, perché nei precedenti il rischio sismico separato da quello vulcanico non era ben considerato.»
Le fasce per il rischio eruttivo sono suddivise in colori: verde, gialla, arancione e rossa. La seconda fascia indica un certo livello di sismicità con un basso pericolo di eruzione, mentre la terza alza i parametri di entrambe le variabili. Secondo tali parametri, con la sismicità di febbraio si sarebbe rientrati nella categoria arancione, anche se non c’era alcun pericolo eruttivo. Ecco perché si è dovuto aggiornare il piano: considerare livelli di sismicità più elevati ma slegati da possibili fenomeni vulcanici.
Studi come quello del dott. Iaccarino sono una possibile rampa di lancio per ulteriori ricerche che, in futuro, potrebbero permettere previsioni e salvare numerose vite. Ad oggi per le istituzioni però le sfide maggiori sono quelle, da un lato, di finanziare adeguatamente la ricerca e, dall’altro, di creare le condizioni migliori per un’eventuale evacuazione. Migliorare le infrastrutture e, soprattutto, abbattere il fatalismo napoletano presente in molti degli abitanti dell’area rossa, rassegnati ai continui eventi naturali e a condizioni economiche disagiate.
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