
All’incrocio tra Camposano, via Armando Diaz e via Libertà, una palazzina cede di 50 centimetri e si spezza in due come il Titanic. La perizia del Tribunale attribuisce il 60% di responsabilità al Comune e il 40% a Gori. Sette famiglie sfollate. Intervista alla dott.ssa Carla Gatta
Cinquanta centimetri possono sembrare nulla, sulla carta. Mezzo metro è la misura di un gradino, di una valigia, di un bambino seduto per terra. Ma quando cinquanta centimetri sono lo sprofondamento di una casa in un incrocio cittadino, diventano la misura di un fallimento pubblico. Succede a Camposano, nel cuore di un crocevia noto a tutti: via Armando Diaz che taglia via Libertà, un nodo urbano segnato da allagamenti ricorrenti anche in occasione di piogge di media entità. È lì che il fabbricato di proprietà della signora Agnese Gatta, 79 anni, ha iniziato a cedere, inclinarsi, spezzarsi. Fino a dividersi in due. Fino a crollare, un pezzo alla volta, tra agosto 2025 e febbraio 2026.
I video e le immagini, mostrano l’angolo preciso in cui tutto è cominciato: il punto in cui nel 2016 furono estratti i basoli per creare un passaggio pedonale. Da subito inclinato verso l’abitazione, raccontano i residenti. Da subito predisposto al ristagno dell’acqua proprio a ridosso delle fondazioni.
La consulenza tecnica d’ufficio disposta dal Tribunale di Nola presenta un quadro pesante. “Caditoie con pozzetti in mattoni non a tenuta stagna a ridosso dell’edificio; sottodimensionamento della rete fognaria incapace di smaltire le acque provenienti da quattro strade; una perdita attiva nella rete di adduzione idrica tra via Diaz e via Libertà; discontinuità murarie per tubazioni non adeguatamente sigillate; terreno saturo d’acqua con drastica riduzione delle caratteristiche meccaniche”.
La conclusione è chiara: 60% di responsabilità al Comune, 40% alla Gori. Intanto la casa è diventata un cumulo instabile di macerie, le transenne delimitano l’area, i rifiuti restano sull’asfalto e almeno sette famiglie, compresa l’anziana proprietaria hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni.


C’è poi un passaggio che precede di mesi il cedimento e che, nella ricostruzione della famiglia, segna una linea temporale precisa. Il 14 ottobre 2024 Agnese Gatta avviò una raccolta firme tra i residenti per chiedere la piena funzionalità del sistema di drenaggio delle acque piovane all’incrocio tra via Libertà, via Trivice d’Ossa, via San Donato e via Armando Diaz. Un’iniziativa nata dal basso, con l’obiettivo di sollecitare un intervento su tombini ostruiti, ristagni persistenti e allagamenti sempre più frequenti.
Poco più di un mese dopo, il 3 dicembre 2024, Carla Gatta inviò al Comune una lettera formale di sollecito con richiesta di lavori urgenti. Nella comunicazione si parlava di infiltrazioni e di un progressivo aggravarsi della situazione strutturale dell’area.
Due atti distinti, uno collettivo e uno formale, che nella narrazione della famiglia assumono oggi il valore di un avvertimento rimasto senza risposta: le firme raccolte e le richieste protocollate che precedono di mesi lo sprofondamento dell’agosto 2025.

La dott.ssa Carla Gatta, proprietaria dell’immobile confinante e nipote della signora Agnese, racconta una vicenda che non è solo di ingegneristica, ma umana. «La mia casa è proprio confinante con quella di mia zia, quindi la mia famiglia. Poi ci sono famiglie in affitto che vivono lì vicino: due famiglie straniere, diverse famiglie italiane. Con me e mia zia siamo sette famiglie coinvolte direttamente».
Dopo l’ordinanza comunale del 15 agosto 2025, hanno dovuto lasciare tutto. «Sono andata subito al Comune per chiedere un alloggio. Non è stato fatto nulla. Mi è stato detto di aspettare. Ma siamo a febbraio: dove avrei dovuto aspettare? In mezzo alla strada?».
Nessuna sistemazione temporanea, nessun contributo immediato. «Abbiamo dovuto provvedere autonomamente al trasferimento, alle spese. Io oggi pago un affitto, mentre la casa era di mia proprietà. E così anche altre persone».
La ferita non è solo economica. «A livello psicologico sto male. La casa non è una questione di mattoni, è una questione di affetti. Quando hai dei figli, è come perdere un Natale, una Pasqua. Se non vivi quelle feste tra le mura della tua casa perdi il calore, l’intimità. È vero, si può trovare casa altrove. Ma nella tua casa lasci la parte più intima di te». Alla domanda se si sentano vittime di un evento imprevedibile o di una catena di omissioni, la risposta è secca: «Ci siamo sentiti soli e abbandonati. Spesso, guardando certi video rilasciati dal sindaco, abbiamo percepito anche una certa ostilità, un accanimento contro persone che stanno soffrendo».

Carla Gatta fa riferimento a un’intervista rilasciata il 10 gennaio su Video Nola dal sindaco Francesco Barbato. «In quell’intervento si mettono in discussione presunte irregolarità della casa, il sottotetto, la vecchia costruzione. Ma senza documenti, senza prove. Si dimentica ciò che è scritto nella perizia del CTU: “che lo sprofondamento è iniziato proprio nel punto critico dell’incrocio”». E aggiunge: «A Camposano la maggior parte delle case è di vecchia costruzione. Non per questo devono sprofondare. Un sindaco dovrebbe avere come elemento principale del mandato il supporto ai cittadini in difficoltà. Non chiediamo che il paese si fermi, ma almeno rispetto, sensibilità».
Carla Gatta aggiunge un elemento che, a suo dire, conferma come il problema non fosse improvviso né imprevedibile. «Io personalmente chiamai verso maggio-giugno scorso la Gori per la pulizia dei tombini sulla strada, dopo aver fatto pulire privatamente quelli all’interno della corte. La Gori intervenne, fece dei lavori fuori casa di zia e poi ci disse che la rete fognaria nella strada era intasata».
Il problema, secondo quanto emerge dagli atti, è strutturale e noto da anni. Anche con eventi meteorici non straordinari, l’incrocio si allaga. «Non serve una tempesta. Basta una pioggia di media entità. L’acqua si infiltra, e sappiamo che l’acqua scava». La rete fognaria raccoglie le acque di via Libertà, via Diaz, via San Donato e via Trivice d’Ossa. È sottodimensionata. I pozzetti in mattoni non sono a tenuta. Una perdita attiva nella rete idrica aggrava la saturazione del suolo. Il terreno perde capacità portante. La strada si abbassa. L’edificio cede. «È un problema che nessuna amministrazione è riuscita a risolvere», dice Gatta. «Ma non è un problema inventato. È noto a tutti».
Intanto, l’incrocio resta parzialmente interdetto, la viabilità deviata, i rifiuti del crollo ancora presenti. «Chiediamo che si assumano le proprie responsabilità. Che si intervenga per garantire la sicurezza delle case e della strada, ripristinare la viabilità e rimuovere i rifiuti che sono pericolosi».
Dopo la consulenza tecnica, né il Comune né la Gori si sono costituiti. A maggio si aprirà il giudizio civile dinanzi al Tribunale di Nola, con richiesta di condanna al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali. «Non vogliamo pubblicità», conclude Carla Gatta. «Le persone di Camposano ci conoscono. Vogliamo solo che sia fatta giustizia. La verità già c’è, ma viene continuamente ribaltata. Mia zia ha perso tutto. Vive in affitto, sopra di me. A 79 anni ha perso la sua casa, i suoi ricordi, tutto».
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