
Le elezioni Regionali sono sempre più vicine e la Commissione parlamentare antimafia ha reso noti i risultati dell’attività di controllo sulla formazione delle liste elettorali. 13 i candidati “impresentabili” ai sensi della legge Severino o del Codice di autoregolamentazione dei partiti.
Cinque sono candidati con De Luca e quattro con Caldoro, i due che si contendono il podio. Ne erano a conoscenza? Può darsi di sì, può darsi di no, poco cambia. Pur di ottenere voti, hanno portato sulla barca un po’ di tutto, c’era da aspettarselo e non è certo la prima volta. Soprattutto De Luca che con le sue quindici liste ammucchiate ha stabilito il nuovo record, deciso non solo a vincere le elezioni ma a superare Luca Zaia nella gara del Presidente più votato. Pare che per lui sia proprio un anno fortunato, che lo vede vincere per un soffio anche quest’inaspettato tête-à-tête con Caldoro per le liste sporche.
Questi i nomi resi noti:
Sabino Basso (“Campania libera- De Luca Presidente”, per Vincenzo De Luca Presidente), imputato di riciclaggio, il dibattimento è in corso davanti al Tribunale di Avellino;
Orsola De Stefano, Lega Salvini Campania, imputata di concussione;
Maria Grazia Di Scala (Forza Italia Berlusconi con Caldoro), imputata di concussione;
Aureliano Iovine (“Liberaldemocratici Campania popolare moderati con De Luca”, per Vincenzo De Luca Presidente), imputato di plurimi reati tra cui associazione per delinquere di stampo mafioso;
Michele Langella (“Campania in Europa”, per Vincenzo De Luca Presidente), imputato di riciclaggio;
Monica Paolino (“Forza Italia Berlusconi con Caldoro”, per Stefano Caldoro Presidente), imputata per scambio elettorale politico-mafioso.
Francesco Plaitano (“Partito Repubblicano Italiano”, per Vincenzo De Luca Presidente), già segnalato nel 2015 dalla Commissione antimafia;
Francesco Silvestro (Forza Italia – Berlusconi con Caldoro) imputato per concussione
Carlo Iannace (De Luca presidente) per la legge Severino
Oltre ai 9 nomi pronunciati dalla Commissione Antimafia, non si può non citare quello di Maria Luigia Iodice, medico di Marcianise in lista con “Noi Campani”, compagine che fa capo a Clemente Mastella, che – come riporta l’Espresso – pur non essendo mai stata indagata, frequentava stabilmente Angelo Grillo, ras dello smaltimento illecito dei rifiuti dei Belforte, clan di Marcianise. O quello di Giovanni Zannini, consigliere regionale uscente di Mondragone, nella lista “De Luca Presidente”, diventato celebre per le sue parole pronunciate contro dei braccianti bulgari: “sono zingari, non è facile farsi capire”. Per non parlare dei tanti che durante la loro carriera hanno cambiato più volte partito che mutanda.
Con il suo lanciafiamme riesce non solo a terrorizzare gli amanti della movida, ma ad attraversare inchieste giudiziarie come il migliore degli strateghi. L’inchiesta della Corte dei conti sui venti milioni dati agli ospedali privati e quella sulle irregolarità nella costruzione dei tre ospedali modulari di Napoli, Caserta e Salerno sono solo alcune, le ultime, che lo vedono coinvolto e che fanno braccetto con il suo cavallo di battaglia, la “la lotta alla pandemia”. Fortuna, furbizia o potere vuole che siano sempre indagati i suoi “fedeli” lasciando a lui il cartellino bianco.
Ma il bello della democrazia è che oltre alla responsabilità giuridica esiste la responsabilità politica. Laddove la giustizia non arriva (o non può arrivare) ci siamo noi, i cittadini, con il diritto e la libertà di scegliere chi ci rappresenta e di condannare (politicamente) chi si riempie le tasche e deturpa la nostra terra. Sempre più avvelenata, rancida e corrotta. Il 20 e il 21 settembre, possiamo scegliere di cambiare.
di Giorgia Scognamiglio
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