
Sono anni ormai che le associazioni animaliste portano avanti la lotta per dire basta alla vendita di cani e gatti come se fossero semplici marci da scaffale. La linea e chiara: adottare, non comprare. E sembra che finalmente anche l’Ue stia dando ascolto a questo monito muovendo i primi passi verso una regolamentazione sempre più pet friendly.
Il Parlamento europeo ha ufficialmente approvato una proposta legislativa che potrebbe segnare una vera svolta nella tutela degli animali a quattro zampe. Il testo, sostenuto da numerose associazioni animaliste, propone di vietare la vendita di cani e gatti in normali negozi all’interno dell’Unione europea.
Un chiaro messaggio che sottolinea come gli animali non debbano più esser visti come articoli da scegliere all’interno della vetrina di un negozio come se fossero un qualsiasi bene di consumo, ma come esseri viventi con una dignità che deve essere tutelata e rispettata.
Si ritorna dunque all’adozione, adottare (e non comprare) animali solo presso allevamenti o associazioni di adozioni regolarmente registrate. Non solo, visti gli scandali relativi alle condizioni degli allevamenti di animali, arrivano nuove restrizioni: sarà vietato far riprodurre animali tra consanguinei contrastando i rischi genetici da essi derivanti. Ancora, proibito selezionare e allevare esemplari con tratti morfologici estremi lesivi della loro salute e presentare animali con mutilazioni o deformazioni ad eventi come fiere e gare.
Tutto ciò per combattere il traffico illegale di animali e tutti gli abusi promuovendo un modello fondato sull’etica, sulla trasparenza e sulla tutela reale degli animali.
Per perseguire tali scopi la proposta infatti si spinge ben oltre. Si estende infatti l’obbligo di microchip sia per cani che per gatti in tutto il territorio comunitario attraverso la redazione di banca dati nazionale collegata ad un registro europeo sotto la gestione della Commissione. Stesse disposizioni regolano l’ingresso in Ue di animali provenienti da Paesi terzi con una registrazione da effettuare online cinque giorni lavorativi prima dell’arrivo.
Questo per garantire maggiore tracciabilità e trasparenza anche nelle importazioni che coinvolgono i molteplici cuccioli in tutto il mondo. A ciò si aggiunge la proposta di redigere una versa e propria Lista Positiva, contenente l’elenco delle specie che, sulla base di criteri etici, igienico-sanitari ed ambientali, sono idonee alla convivenza domestica.
Da un lato della bilancia dunque tutelare a tutto tondo il benessere degli animali, dall’altra cercare di metter d’accordo i governi dei vari Stati membri adottando una completa armonizzazione in tema.
Ci riusciremo? Nonostante le premesse siano promettenti, resta ancora da aspettare. La palla ora passa alla Commissione, e solo allora capiremo se l’Unione europea sia davvero pronta a tradurre l’impegno per la tutela degli animali in azioni concrete.
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