
Coltivare la cannabis in casa costituisce reato? La Legge e la giurisprudenza italiana, contrariamente a quelle di altri paesi europei dove tale sostanza è ritenuta pienamente legale, hanno quasi sempre adottato un indirizzo convergente diretto al palese divieto di coltivazione della marjuana, ma da qualche tempo sembra esserci stata un’inversione di rotta. Già nel 2022, con la pronuncia n. 2388 del 20 gennaio, la Corte di Cassazione aveva sdoganato la possibilità di coltivare in casa la cannabis per scopi terapeutici, e sembra che tale tendenza si stia trasformando in un consolidato indirizzo, poiché, il collegio, trovatosi al cospetto di un nuovo caso, non ha invertito la rotta.
Il caso prende le mosse dalla condanna inflitta dal Tribunale ad un ragazzo per detenzione e coltivazione di sostanze stupefacenti, in particolare la cannabis. La Corte di Appello di Napoli, riformando parzialmente la sentenza di primo grado, confermava la condanna per la coltivazione di tre piante di cannabis e per la detenzione di semi della medesima pianta, ma assolveva l’imputato dal reato di detenzione di sostanze stupefacenti, riconoscendone la destinazione ad uso personale. A fronte di tale decisione, l’imputato ricorreva per Cassazione.
La Corte, con la sentenza n. 8442/2023, pubblicata il 24 febbraio 2023, sembra non aver mutato l’indirizzo imboccato con la precedente decisione, e dopo aver fatto un breve richiamo al complesso percorso interpretativo in materia di coltivazione di piante da sostanza stupefacente, ha precisato che nonostante “il più recente ed autorevole approdo della giurisprudenza è nel senso di ritenere che il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo estraibile nell’immediatezza, essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine… a produrre sostanza ad effetto stupefacente”, tuttavia, “non integra il reato di coltivazione di stupefacenti, per mancanza di tipicità, una condotta di coltivazione che, in assenza di significativi indici di un inserimento nel mercato illegale, denoti un nesso di immediatezza oggettiva con la destinazione esclusiva all’uso personale, in quanto svolta in forma domestica, utilizzando tecniche rudimentali e uno scarso numero di piante, da cui ricavare un modestissimo quantitativo di prodotto” (SS.UU. 12348/2019).
Per tali motivi, i giudici hanno assolto l’imputato per non aver commesso il fatto, poiché hanno ritenuto che nel caso in questione, vista l’esiguità delle piante e dei sistemi di coltivazione artigianali, ed atteso che il ragazzo fosse un assuntore abituale di marjuana, non vi fossero elementi idonei a ritenere che la coltivazione dello stupefacente avesse come scopo quello della cessione a terzi.
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