
Almeno una volta nella nostra vita, tutti abbiamo sentito parlare di cannabis o marijuana. Prima di parlarne in questo articolo però, è doveroso fare una premessa. L’uso di sostanze stupefacenti a scopo ricreativo, come la cannabis (THC) e molto altro, in Italia è illegale. Ovviamente anche la vendita e la diffusione di queste sostanze comportano dei reati perseguibili penalmente. Fumare e/o assumere droghe, soprattutto in fase di crescita, è un’azione altamente sconsigliata che potrebbe avere delle conseguenze irreversibili. Detto questo, in Italia è invece legale l’uso di cannabis a scopo medico.
In Italia dal 2006 i medici possono prescrivere preparazioni magistrali contenenti sostanze attive a base di cannabis per uso medico. Come già previsto dal Testo Unico sulle droghe 309 del 1990, la sostanza può esser coltivata dietro autorizzazione di un organismo nazionale ad hoc. La norma che però regola la somministrazione della sostanza arriva qualche anno più tardi, con il Decreto Ministeriale del 9 novembre 2015. Quest’ultimo “autorizza la coltivazione delle piante di cannabis da utilizzare per la produzione di medicinali di origine vegetale a base di cannabis, sostanze e preparazioni vegetali”.
Dal 2016 inoltre, l’Italia ha avviato una produzione nazionale per uso medico presso lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze (SCFM). Grazie alla collaborazione tra il Ministero della salute e il Ministero della difesa si riesce a garantire l’accesso a tali terapie a costi adeguati e in maniera sicura.
Come dicevamo, dal 2016 è il SCFM di Firenze ad occuparsi della produzione e distribuzione di cannabis terapeutica in Italia. Nel nostro paese, sono presenti due tipi di sostanze attive di origine vegetale a base di cannabis ad uso medico, ovvero la Cannabis FM1 e la Cannabis FM2. Sono veramente tante, ad oggi, le patologie trattabili con cannabis terapeutica. Ad esempio patologie neurologiche e neurodegenerative, oncologiche, gastrointestinali, reumatologiche, ginecologiche, muscolo-scheletriche e disturbi della psiche.
Ovviamente va precisato che la cannabis non è la cura di una specifica malattia, ma è il riscontro più positivo in quella che è definita “terapia del dolore“. Nonostante ciò, la cannabis per uso medico ha avuto una grande efficacia solo per quanto riguarda il dolore cronico e non quello acuto. Ad esempio un dolore cronico che viene alleviato efficacemente dalla cannabis è quello causato dalla sclerosi multipla. La cannabis può essere anche un ottimo stimolatore dell’appetito in caso di pazienti oncologici o che soffrono di disturbi come l’anoressia. Viene prescritta in terapie per l’HIV o per pazienti affetti da AIDS ed ancora può ridurre i movimenti involontari causati dalla sindrome di Gilles de la Tourette.
Una tra le più grandi ricerche che analizzano le opinioni dei pazienti sulla terapia con cannabis riguarda uno studio del 2019, pubblicato sul Journal of Parkinsin’s Disease. Lo studio si è svolto in Germania ed in totale sono stati analizzati 1.384 questionari, riguardanti l’8,4% dei pazienti con morbo di Parkinson. Il 40% ha registrato un notevole miglioramento e per un oltre 20% la tollerabilità del dolore è stata soddisfacente.
La somministrazione della cannabis ad uso medico avviene in vari modi e diversi tipi di trattamento. In qualsiasi di questo ovviamente, si consiglia sempre di cominciare da una quantità minima per poi regolarsi in base alle necessità della singola persona. Due delle somministrazioni più conosciute sono sicuramente il trattamento via orale e quello via inalatoria. Il trattamento via orale avviene come decotto o come assunzione di olio. Mentre per quanto riguarda il trattamento via inalatoria, quest’ultimo avviene tramite dei vaporizzatori specifici. Nel caso in cui si scelga il primo trattamento, dovrà essere il medico a fornire indicazioni e quantità specifiche per l’utilizzo della cannabis ad uso medico.
La cannabis per uso medico può essere prescritta dai centri di terapia del dolore, medici ospedalieri dei reparti di anestesia, neurologia, malattie infettive, oncologia, oculistica, reumatologia, radioterapia, psichiatria e cure palliative. Il trattamento ha una durata di 6 mesi, ma in base al tipo di cura ed alle indicazioni del proprio medico curante, può essere anche rinnovabile. La cannabis per uso medico è reperibile nelle farmacie adibite presentando la ricetta.
Il Messico è una terra dove la lotta alle droghe ed alla criminalità è giornaliera. Inoltre si tratta di uno stato profondamente cristiano con dei principi ben saldi nella comunità messicana. C’è un gruppo di donne allo stesso tempo che invece si ribella allo stato immutabile delle cose e si tratta di una sorellanza che sui social fa parecchio parlare di sè.
Las Hermanes del Valle, ovvero le sorelle della valle (o anche Sisters of the Valley), sono un gruppo di “suore” in Messico che stanno usando la marijuana come atto di ribellione. Le donne non hanno un vero legame con la religione come può sembrare dagli abiti, ma il loro abbigliamento serve a sottolineare ancora di più la loro voglia di rivoluzione. Inoltre pubblicano spesso foto delle loro coltivazione sul loro profilo instagram e partecipano attivamente ad eventi legati alla cannabis.
Le sorelle credono nei poteri curativi della cannabis e diffondono il messaggio fino agli Stati Uniti. Negli USA hanno un’azienda di successo che vende prodotti CBD e sponsorizza la cannabis per uso medico. Ovviamente pur essendo molto visibili sui social, le cinque donne si curano bene nel tenere la posizione del loro falso negozio in Messico segreto. Al momento la cannabis si trova in una zona grigia legale in Messico e gran parte della sua produzione è ancora legata alle organizzazioni criminali. Infatti “Sorella Bernadet” (nome falso) ha tenuto a precisare che la loro preoccupazione principale è “il rischio che la polizia o i gangster locali possano arrivare per minacciarle o estorcerle”.
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