
“La maggioranza di governo ha deciso di trasformare la Rai nel proprio megafono”. Sono queste le parole con cui si apre il comunicato letto in onda alcuni giorni fa al termine dei telegiornali delle principali reti Rai. La denuncia, firmata dal sindacato dei giornalisti del servizio pubblico Usigrai, è rivolta alla paralisi della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai. Quello del sindacato è un gesto molto forte che denuncia una situazione senza precedenti per la storia repubblicana, ancor di più con l’imminente referendum costituzionale sulla giustizia.
“La Rai non può fare a meno della Vigilanza. Senza la Commissione parlamentare di indirizzo, bloccata da oltre un anno, la Rai di oggi non risponde correttamente al ruolo di Servizio pubblico a cui è chiamata”. L’Usigrai denuncia senza mezzi termini la paralisi che ha coinvolto la Commissione, causato da uno scontro politico tra la maggioranza e l’opposizione. Stando alla situazione attuale, il nome proposto dalla maggioranza di centrodestra per la presidenza Rai è quello di Simona Agnes, nome che l’opposizione non condivide. Secondo la legge, per eleggere il Presidente Rai serve una maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti della Commissione di Vigilanza. Numeri che attualmente Agnes non dispone e che hanno causato la paralisi dell’organo, con la maggioranza che diserta le convocazioni e impedisce lo svolgimento regolare dei lavori.
La Commissione di Vigilanza Rai è un organo parlamentare bicamerale con un ruolo centrale nel garantire il corretto funzionamento del servizio pubblico radiotelevisivo. Il suo ruolo è quello di vigilare sull’attività della Rai, verificarne il rispetto degli obblighi di servizio pubblico, tutelare la pluralità e l’imparzialità dell’informazione ed esercitare le funzioni di indirizzo e controllo previste dalla legge. Esso è uno strumento democratico fondamentale, che in questo momento è totalmente paralizzato.
Secondo Usigrai, l’assenza di un effettivo controllo parlamentare produce conseguenze concrete e preoccupanti anche sul piano interno. “Anche nella gestione delle relazioni sindacali l’azienda utilizza in maniera arbitraria poteri di accreditamento che le norme non le concedono e tuttavia nulla accade, anche perché nessun organismo esercita quelle funzioni di vigilanza che la legge attribuisce al Parlamento”, denuncia il sindacato.
In tutto questo periodo di stallo, la Commissione è riuscita a riunirsi una sola volta a seguito dell’attentato subito da Sigfrido Ranucci. Figure chiave come l’amministratore delegato Rai Giampaolo Rossi non sono mai state ascoltate dalla Commissione. Una situazione che in un momento delicato come questo con una campagna referendaria in corso, rischia di perdurare fino a fine legislatura.
“TeleMeloni” è il termine più utilizzato per definire la strada che la Rai stava percorrendo attraverso le nomine e la lottizzazione politica dei vertici, ma anche per lo scarso spazio riservato a temi sgraditi al governo. Un esempio è stata la scarsa rilevanza, se non del tutto ignorato, data al referendum su lavoro e cittadinanza tenutosi lo scorso giugno all’interno dei palinsesti Rai tanto da richiedere l’intervento dell’Agcom per violazione della par condicio.
Attraverso un post sui social, si è mostrata vicino alla posizione dell’Usigrai anche la presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Barbara Floridia, che ha parlato di violenza istituzionale. “Non era mai successo nella storia della Repubblica che un organo di garanzia, nato con lo scopo di tutelare il diritto dei cittadini di essere informati, venisse imbavagliato dalla maggioranza di turno” – Queste le parole di Floridia che ricostruendo un anno di tentativi falliti per sbloccare la situazione ha proseguito – “Ho provato con tutta me stessa a fare ripartire la Commissione, cercando il dialogo con la maggioranza, chiedendo l’intervento dei Presidenti di Camera e Senato, informando tutti gli organi di stampa, denunciando la violenza istituzionale che si stava, e si sta consumando. Ho infine informato il Presidente della Repubblica. In un anno non è accaduto nulla”.
Per chiudere, l’Usigrai esprime “forti preoccupazioni anche in relazione alla gestione dell’informazione in vista del prossimo referendum costituzionale sulla giustizia”, mettendo in mostra come l’assenza della Vigilanza renda di fatto impossibile garantire un’informazione equilibrata, pluralista e conforme agli obblighi di legge in un momento cruciale per la vita democratica del Paese.
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