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Carceri, allarme minori: Nisida e Airola al collasso

Manuel Vita Verde
Manuel Vita VerdeRedazione Informare
24 aprile 20265 min di lettura

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Carceri, allarme minori: Nisida e Airola al collasso

Indice (4)

  • 1Un sistema penitenziario che si stringe attorno ai più giovani
  • 2Carceri, allarme minori: Nisida e Airola sotto pressione
  • 3Sovraffollamento: quando lo Stato smette di essere rieducativo
  • 4Carceri, allarme minori: la responsabilità deI decreto Caivano

Carceri, allarme minori. In Campania la questione carceri non è più rinviabile, soprattutto per i minori: i ragazzi detenuti aumentano, le strutture si riempiono e la possibilità di costruire percorsi educativi veri viene a sfumarsi giorno dopo giorno. Non si tratta di un’impressione né una formala da salotto rosso. Sono i numeri a dire più qualcosa sta andando fuori controllo.

Nel 2022 negli istituti penali minorili c’erano 381 persone. Un dato rimasto stabile per anni. Poi la svolta arriva a fine 2024, i detenuti diventano 587, nel 2025 si scende leggermente a 572. In ogni caso, ci troviamo difronte a un incremento del 35%. E nello stesso periodo aumentano anche gli ingressi nelle comunità penali, +21% e nei Centri di prima accoglienza, +34%. E’’ un allarme che riguarda direttamente le carceri minorili: più ragazzi entrano nel circuito penale e più restano in un sistema che fatica già a reggere.

Un sistema penitenziario che si stringe attorno ai più giovani

L’allarme è stato rilanciato durante la presentazione della relazione annuale del Garante dei detenuti della Regione Campania, Samuele Ciambrillo, in Consiglio regionale. Una relazione che, ancora una volta, fotografa una situazione mediocre: sovraffollamento, difficoltà sanitarie, fragilità psicologiche, lavoro e formazione insufficienti, reti territoriali troppo deboli per rendere davvero praticabile le misure alternative.

Accanto a Ciambriello è intervenuto anche il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Napoli, Aldo Policastro, che ha negato al suo intervento toni diplomatici. La situazione, ha detto, si sta aggravando sia nelle carceri per adulti che in quelle minorili. E proprio queste ultime, dopo il decreto Caivano, stanno scoppiando.

La domanda che pone Policastro è semplice e, proprio per questo, difficile da aggirare: quante possibilità di recupero può avere un minore chiuso in un istituto sovraffollato, senza spazi e senza strumenti? Secondo Policastro, nessuna possibilità.

Carceri, allarme minori: Nisida e Airola sotto pressione

Dentro la relazione del Garante c’è un passaggio che pesa più di altri, perché riguarda direttamente i luoghi simbolo della detenzione minorile in Campania: Nisida e Airola.

Negli istituiti penali per minorenni campani ci sono 159 ragazzi, di cui 143 minorenni. Il numero, letto in questo modo, può sembrare contenuto. Ma diventa allarmante se inserito in un quadro generale in cui crescono ovunque gli ingressi, e se si considera che le strutture non sono pensate per reggere una pressione costante. E non è solo una questione di celle che mancano. Si tratta di una questione di tenuta complessiva del sistema: educatori, psicologi, sociologi, attività scolastiche, laboratori, percorsi di reinserimento. Se aumenta la popolazione detenuta e tutto resta fermo, la detenzione diventa un contenitore. E un contenitore, per definizione, non educa nessuno.

Anche i Colli Aminei, con il Centro di prima accoglienza, risulta sovraccaricato, così come le strutture residenziali che dovrebbero rappresentare una misura meno afflittiva, come la Comunità di Salerno o quelle accreditate come nuova Emmaus. Il problema è che anche queste realtà, so messe sotto pressione, rischiano di perdere le loro funzioni.

Anche i Colli Aminei, con il Centro di Prima Accoglienza, risultano dentro questa spirale. Così come le strutture residenziali che dovrebbero rappresentare una misura meno afflittiva, come la Comunità di Salerno o quelle accreditate come Nuova Emmaus. Il problema è che anche queste realtà, se sovraccaricate, rischiano di perdere la loro funzione.

Sovraffollamento: quando lo Stato smette di essere rieducativo

Policastro nel suo intervento ha indicato con chiarezza un punto spesso sottovalutato nel dibattito pubblico: il sovraffollamento non è un dettaglio logistico. È uno dei peggiori fattori di rischio perché impedisce la rieducazione e produce effetti pesanti sulla psiche. Il carcere minorile, in teoria, dovrebbe essere il luogo in cui lo Stato prova a interrompere una traiettoria, ma in queste condizioni, il carcere diventa un luogo in cui quella traiettoria si consolida.

E qui c’è una verità che in politica si fatica a dire: la pena, se è solo afflizione, non rassicura la società. La peggiora. Perché un ragazzo detenuto in condizioni di inciviltà e scarsa dignità non ne esce né integro né migliore. Ne esce distrutto e più predisposto a rifugiarsi in ciò che già conosce. Policastro lo ha detto in modo netto: un detenuto trattato senza dignità non amerà lo Stato, lo odierà. E un Paese che produce rancore non produce sicurezza.

Carceri, allarme minori: la responsabilità deI decreto Caivano

Sullo sfondo resta il nodo politico. Policastro non ha nascosto la sua posizione: l’eccessiva penalizzazione e l’aggravamento delle pene stanno portando nella direzione sbagliata. Si tratta però di un punto delicato, perché qui non si tratta di negare che esistono reati gravi, né di minimizzare la violenza. Si tratta di capire se l’Italia sta rispondendo alla devianza minorile con strumenti capaci di trasformare o solo con strumenti capaci di chiudere.

Poi c’è il tema che più di tutti distingue un carcere che funziona da un carcere che fallisce: lavoro e formazione. Se un ragazzo passa mesi o anni in una struttura senza un percorso scolastico credibile, senza un laboratorio, senza un mestiere, senza una figura educativa stabile, il carcere non è più un luogo di rieducazione. È un tempo morto. E un tempo morto, a quell’età, pesa come un macigno. La devianza minorile cresce dove si indeboliscono le famiglie, dove la scola perde capacità, dove i territori sono segnati da povertà educativa, marginalità sociale, assenza di opportunità e normalizzazione della violenza.

la devianza minorile cresce dove si indeboliscono le famiglie, dove la scuola perde capacità, dove i territori sono segnati da povertà educativa, marginalità sociale, assenza di opportunità e normalizzazione della violenza. Non è una scusa. È una spiegazione.

Leggi anche: Carcere “in quota” : le associazioni chiedono maggiori tutele per i detenuti

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  • #carcere
  • #decreto caivano
  • #giorgia meloni
  • #minori
Manuel Vita Verde
Redazione Informare

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