
Il sistema penitenziario italiano ha ormai superato il punto di non ritorno, con una pressione intollerabile che colpisce duramente le strutture del Mezzogiorno. L’allarme rosso arriva direttamente da Samuele Ciambriello, Garante campano delle persone private della libertà personale e portavoce della Conferenza nazionale dei Garanti. Al centro del quadro drammatico tracciato dagli ultimi dati ministeriali aggiornati al 3 settembre 2026 spicca la situazione della Casa Circondariale di Poggioreale, dove a fronte di una capienza ormai satura sono reclusi 2.302 detenuti, portando l’indice di sovraffollamento reale ben oltre il 170%. Una condizione che azzera la vivibilità all’interno degli istituti e mette a dura prova sia gli ospiti che gli operatori.

La drammaticità della situazione non si limita alla struttura partenopea, ma riflette una realtà sistemica drammatica. Negli istituti della regione sono reclusi complessivamente 8.064 detenuti (tra cui 430 donne e 952 stranieri), evidenziando quanto le carceri sovraffollate in Campania rappresentino un’emergenza non più rinviabile. A Santa Maria Capua Vetere si registrano 1.044 presenze a fronte dei 665 posti realmente utili; a Salerno sono presenti 582 ristretti su una capienza reale di 369, mentre a Benevento si contano 364 persone per 232 posti disponibili. A questa cronica mancanza di spazio fisico si aggiunge una carenza gravissima e strutturale di agenti della Polizia Penitenziaria e di personale medico-sanitario.
A livello nazionale la situazione non è migliore, con 65.729 reclusi per soli 46.206 posti utilizzabili. Ciambriello denuncia come parlare di funzione rieducativa della pena in tali condizioni sia una vera e propria “ipocrisia di Stato”. Per superare l’impasse legata alle carceri sovraffollate in Campania e in Italia, il Garante chiede con forza l’ampliamento della liberazione anticipata, un incremento delle misure alternative e atti di clemenza:
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