
Una maxi inchiesta ha visto coinvolti alcuni uffici comunali di Napoli. L’accusa è di associazione a delinquere per falso rilascio di documenti, corruzione e favoreggiamento dell’immigrazione. L’indagine va avanti da un po’ di tempo, aperta dal PG della Procura Gabriele Salomone, fino alla partecipazione del nucleo investigativo del comando provinciale dei carabinieri di Napoli.
A conclusione di questa grande operazione, sono risultate 120 le persone indagate tra dipendenti comunali e “intermediari”. I dubbi sono iniziati a sorgere dalla rilevazione di alcune anomalie riguardo le dichiarazioni di residenza fittizie: in piccoli appartamenti risiedevano più di 20 cittadini. Questo ha dato il via all’inchiesta “Monstre” da parte dei carabinieri di Napoli. In particolare, ad occuparsene i pm Ciro Capasso eLuigi Landolfi, sotto il coordinamento di Giuseppina Loreto. Al centro delle ricerche, gli uffici circoscrizionali della seconda e terza municipalità. In particolare, rispettivamente gli uffici Anagrafe dei comuni di Piazza Dante e Capodimonte. All’interno di questi, si svolgeva lafalsificazione di carte d’identità, al fine di velocizzare le procedure per i permessi di soggiorno per le persone immigrate di origine bengalese e romena. Con questo, i cittadini coinvolti avrebbero potuto ottenerel’accesso ai servizi sanitari in sicurezza.
“Un’opera di bene” si direbbe se vista al di fuori. Concretamente, però, per ottenere determinati documenti era necessario pagare. All’interno di questo giro di compravendita di carte d’identità e certificati di residenza, era presente un vero e proprio tariffario, in cui le cifre oscillavano dai 30 e i 50 euro. In alcuni casi il denaro non bastava, si doveva pagare con il proprio corpo. Dipendenti ed ex dipendenti pubblici, tra cui un ex presidente della 3 municipalità, sono presenti all’interno della lista degli indagati. Tra cui, uno di questi, avrebbe approfittato e abusato sessualmente di 4 donne utenti, in cambio della velocizzazione dei documenti, tra giugno e novembre del 2021. Inoltre, era presente un “Caf” illegale gestito da un cittadino di origine bengalese, il cui compito era quello di “adescare” persone immigrate senza documenti, per poi condurle agli uffici Anagrafe dei comuni sopracitati, intascando da 100 a 500 euro. Ma ci domandiamo, come mai si arriva a ciò? Come evidente ormai da tempo, è altalenante e poco certa la tutela per le persone immigrate in Italia, pur con la presenza di leggi inerenti. In questo caso, c’è stata una speculazione sulle difficoltà riscontrate ogni giorno dalle persone immigrate nel nostro paese, approfittandosi del tutto delle loro condizioni di malessere. Tutto questo pur di guadagnare denaro. Può mai essere giusto pagare trenta, trentacinque, cinquanta euro per essere riconosciuta la tua identità in quanto essere umano?
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