
«Ho 16 anni e vengo dal Senegal. Circa nove mesi fa, sono arrivata in Italia. Quando è iniziata la scuola, dopo un po’, mio padre ha trovato un doposcuola. Pensavo che ci sarei andata solo per fare i miei compiti, ma mi sbagliavo, infatti non era solo un doposcuola, ma era una casa, “Casa San Francesco d’Assisi“. Una casa piena di amore, in cui il poco odio che vuole entrare viene cacciato». Sono le parole di Diaba Diallo, una ragazza con un talento per la scrittura, che ha frequentato Casa San Francesco. Si tratta di un’associazione no-profit con sede a piazza Vanvitelli, a Napoli, e che si occupa di offrire un servizio di doposcuola ai bambini che ne hanno più bisogno. La semplice denominazione di associazione, però, è una minimizzazione impropria per chi respira il suo caloroso ambiente. Casa San Francesco, infatti, è una vera e propria famiglia: “nessuno qui è escluso”, sono le parole degli stessi ragazzi.
Com’è nato questo luogo ce lo spiega Maddalena Russo, la fondatrice: «L’associazione è nata dal mio incontro col Signore. Un po’ di tempo fa mi ritrovai ad Assisi per un viaggio, al tempo non ero credente ed ero solo di passaggio. Eppure ebbi un incontro con San Francesco molto forte e da quel momento ho vissuto una conversione totale. Mi sono messa in cammino ed è nato il desiderio di fare qualcosa per gli altri. Sono un avvocato, ho pensato di poter offrire gratuitamente il mio lavoro e le mie consulenze, così ho proposto l’idea ad altri professionisti. Abbiamo fondato l’associazione nel 2008 ed abbiamo aperto una piccola stanzetta dai Salesiani. All’inizio, ovviamente, non venne nessuno e improvvisamente capii quanto fosse difficile aiutare; molti si stancarono e se ne andarono. Io, però, sono rimasta ferma nel mio proposito, volevo aiutare gli altri e così ho iniziato a fare qualunque cosa e spesso assistevo i ragazzini nello studio. Le persone che venivano in cerca d’aiuto mi colpirono tantissimo; il fenomeno della povertà di cui ero spettatrice mi fece riflettere molto. In particolare capii la fondamentale importanza dell’educazione e l’istruzione dei bambini per fermare questo circolo vizioso».
Quando le chiedo come affiancano e sostengono i più piccoli, mi risponde: «Noi aiutiamo i bambini in tutti i modi possibili. Siamo davvero una grande famiglia e io sento i ragazzi molto vicini, come dei figli. Spesso si tratta di bambini che provengono da famiglie disfunzionali, in estreme condizioni di povertà e noi li aiutiamo in tutti i modi. Abbiamo dei rapporti continui con la scuola, ed anche con i servizi sociali qualora siano coinvolti. Ciò che in realtà facciamo è offrire quell’ambiente caloroso che spesso i bambini cercano, ma non riescono a trovare né nella propria famiglia né a scuola e per questo tendono a sentirsi disorientati e di conseguenza non riescono ad integrarsi. Trovare qualcuno che li faccia sentire importanti è assolutamente fondamentale. Una parola, un gesto o uno sguardo sono significativi e possono cambiare ogni cosa: questa è la nostra missione».
Maddalena mi racconta che la realtà è molto dura e che affrontano spesso difficoltà di ordine economico, ma ciò che li motiva ad andare avanti è il solo credere che al momento giusto ci sia la provvidenza che li sostenga. L’associazione organizza delle cene di beneficenza annuali, contando sul supporto di alcune persone affezionate alla loro mission: «A discapito delle avversità noi continuiamo a proseguire con tenacia e soprattutto perseveriamo nella nostra missione, sempre fermi nel desiderio di aiutare i bambini che ne hanno bisogno».

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