
Informare ritorna sull’inchiesta del 2024: da un anno nulla è cambiato
Quando nell’aprile 2024 Informare pubblicò l’inchiesta sulla costruzione o messa in funzione di Ospedali e Case di Comunità in tutta Italia, denunciando la forte discrepanza tra Nord e Sud per quanto riguarda la pianificazione e l’attivazione delle stesse, con dati raccapriccianti per la Campania, si era ancora a metà dell’arco temporale entro il quale terminare lavori e progetti, con scadenza fissata a giugno 2026. Il finanziamento delle due tipologie di strutture, insieme alle Centrali Operative Territoriali, rientra nella Mission 6 del PNRR, dedicata alla Salute, e consiste complessivamente in 7 miliardi di euro.


Nell’articolo dell’anno scorso si analizzavano i primi risultati pubblicati in un dossier di monitoraggio Agenas, con numeri risalenti al giugno 2023. Oggi quei dati sono stati aggiornati e fanno riferimento a dicembre 2024, anche se il termine più appropriato sarebbe “incollati”, almeno per il Sud e in particolare per la regione campana, visto che le cifre sono praticamente le stesse. Cos’è cambiato, dunque, nell’ultimo anno e mezzo? Nulla, o poco più. Ed è preoccupante, allarmante, per la buona riuscita di un piano messo a punto per sostenere e tappare i buchi del Sistema sanitario nazionale. A meno di un anno dalla sua scadenza, è probabile che buona parte dei progetti sarà completata oltre il termine di metà 2026.
Secondo l’ultimo aggiornamento Agenas, le Case di Comunità attive almeno con un servizio nel nostro Paese sono 485 su 1717 (28%), mentre solo 118 hanno tutti i servizi obbligatori ma senza la presenza medica o infermieristica. Per quanto riguarda gli Ospedali di Comunità, invece, quelli operativi sono 124 su 568, circa il 22%. È sulle Centrali Operative Territoriali che si registrano i migliori numeri: 642 attive e funzionanti su 650, di cui 480 hanno raggiunto il target di rilevanza comunitaria previsto dalla Commissione Europea.
Tuttavia, così come nel 2023, le differenze tra il Nord e il Mezzogiorno sono ancora evidenti. Sulle 485 CdC menzionate prima, per esempio, 325 si trovano in tre regioni: 138 in Lombardia, 125 in Emilia-Romagna e 62 in Veneto. Sebbene si tratti ancora di dati lontani dal 100%, eccetto che per le COT, è quasi scontato che siano i territori del Nord a tagliare per primi il traguardo e ad avere a disposizione tutte le strutture previste dal piano. Con il prossimo monitoraggio nazionale si potrà capire se il progetto generale sarà pronto per avviarsi alla conclusione nei tempi previsti, teoria quasi impossibile per le regioni del Sud, soprattutto per la Campania.
Nel Mezzogiorno i numeri sono pietosi. Al 20 dicembre 2024 risultavano 18 Case di Comunità attive, con tante regioni ancora ferme allo zero, come la Campania, che sulla carta ne dovrebbe attivare ben 169. Sarà possibile farlo in meno di un anno? Sicuramente no se l’andamento dovesse essere quello dei primi tre anni. Va leggermente “meglio”, si fa per dire, per gli OdC (1 su 61 completato).
È vero che i PFTE (Piani finanziari tecnico-economici) sono stati nella maggior parte dei casi approvati e che le gare per i lavori e i contratti quadro sono stati affidati, ma è inaccettabile non aver garantito fino ad ora almeno un numero minimo di accessi a prestazioni alla popolazione in difficoltà. Il fatto che in Campania nessuna CdC risulti attiva anche solo con un servizio significa che le strutture sono probabilmente in costruzione o registrano ostacoli e problemi per quanto riguarda il personale. Quella che si profila all’orizzonte è una sconfitta di vasta portata per coloro che hanno atteso a lungo l’apertura di “strutture di prossimità territoriale” che dovevano fare da spalla al Ssn, ma che invece non hanno fatto altro che dimostrarne tutte le falle.
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