
Lo Stadio del Nuoto di Caserta, impianto provinciale di via Laviano, è chiuso dal 1° aprile 2025: una decisione che ha acceso una protesta pubblica e un acceso confronto tra le associazioni sportive che utilizzavano la struttura e la Provincia, ente proprietario.
La chiusura è stata disposta dall’AGIS (Agenzia per la Gestione degli Impianti Sportivi della provincia di Caserta), allora gestore della struttura, dopo il distacco di alcune plafoniere nella zona degli spalti, episodio che ha provocato il ferimento non grave di una persona e ha portato a rilievi dei Vigili del Fuoco. Dai controlli è emersa la mancanza del certificato antincendio e carenze nella documentazione della SCIA presentata nel 2019, con conseguenti prescrizioni a cui, secondo le associazioni, era stata data parziale ottemperanza.
A ricostruire la versione del comitato delle associazioni è Emanuele Esentato, referente del gruppo che riunisce le realtà sportive operanti nello Stadio del Nuoto. «Lo stadio è stato chiuso perché è sono cadute due plafoniere; i Vigili del Fuoco hanno fatto una prescrizione e la prescrizione è stata ottemperata: le plafoniere sono state rimosse e l’impianto è stato riaperto. Poi, ad aprile 2025, è arrivata una nuova PEC dell’allora direttore dell’AGIS che intimava la chiusura immediata sostenendo la mancanza del certificato antincendio. Ci chiediamo come sia stato possibile che negli anni precedenti, e in particolare nel 2019 quando Caserta ospitò le finali di pallanuoto delle Universiadi, la struttura abbia operato senza quel certificato o senza che venisse richiesto chiarimento».
Dal lato istituzionale, la Provincia ha risposto con una scelta opposta: dal congelamento dell’AGIS le competenze gestionali sono state trasferite al settore patrimonio dell’ente, che ha annunciato l’avvio di un progetto di ristrutturazione strutturale e impiantistica. In un comunicato diramato a fine settembre la Provincia ha spiegato che i tecnici hanno definito le linee guida e stimano un periodo di cantiere di 6-8 mesi, con l’obiettivo di consegnare l’impianto «pienamente funzionale» per la stagione agonistica 2026/2027.
L’intervento previsto comprende, secondo il comunicato provinciale, risanamenti alle vasche, ripristino dei locali ammalorati, rifacimento di pavimentazioni e bordi vasca, messa in sicurezza delle coperture, rifacimento degli impianti di filtrazione dell’acqua, elettrici e termici, rilavori all’illuminazione e riattivazione dell’impianto fotovoltaico esterno.
Le associazioni però contestano la congruenza di quei progetti con i lavori già eseguiti nei mesi immediatamente precedenti alla chiusura: secondo l’accesso agli atti effettuato dagli avvocati delle società, verso fine marzo 2025 erano stati eseguiti in somma urgenza interventi su illuminazione e su una pavimentazione dissestata della vasca per bambini; le plafoniere difettose sarebbero state eliminate e sostituite con sistemi a LED, in un intervento certificato costato circa 35.000 euro e completato in una quindicina di giorni. Per il comitato «alcune opere che compaiono oggi nel piano della Provincia risultano già realizzate», il che solleva dubbi sulla sovrapposizione tra quanto fatto e quanto ancora previsto.
Un altro snodo della disputa riguarda i numeri sulla sostenibilità economica: la Provincia ha parlato di costi gestionali che supererebbero il milione di euro l’anno a fronte di entrate intorno ai 300.000 euro. Le associazioni replicano che quei dati sono parziali perché nel computo dei costi verrebbero inclusi gli oneri riferibili a più strutture gestite dall’AGIS e non solo allo Stadio del Nuoto, mentre gli incassi citati riguarderebbero soltanto l’attività natatoria. Le stesse associazioni ricordano inoltre che la Provincia ha versato fondi all’AGIS in anni recenti (contributi nel 2023 e nel 2024, quest’ultimo dell’ordine di un milione di euro, secondo la documentazione citata), e sostengono che l’equilibrio economico è stato alterato da debiti e da gestioni pregresse.
A pagare il prezzo della chiusura, denunciano le società, sono gli utenti e il tessuto sociale che gravita attorno alla piscina: circa 1.000 persone attraverso diverse associazioni che svolgono attività agonistica, sociale e scolastica, e utenti con disabilità che trovavano nella struttura un punto di riferimento. N.B. La piscina di Caserta è ricordata per una discesa in cemento che permette l’accesso in carrozzina direttamente alla vasca bassa. Anche l’indotto commerciale è coinvolto: commercianti di via Laviano segnalano cali di fatturato dell’ordine del 30% dall’inizio della chiusura.
Le richieste del comitato “Giù le mani dallo Stadio del Nuoto” sono quindi chiare e ripetute: riapertura immediata delle attività compatibili con la messa in sicurezza, cantierizzazione parziale degli eventuali lavori residui per non interrompere le attività sportive e sociali, accesso trasparente alla documentazione tecnica (SCIA, bilanci, affidamenti) e lo slittamento o la proroga delle convenzioni in essere — che scadranno a giugno 2026 — per evitare che, a fronte di contratti ancora attivi, si proceda a forme di privatizzazione che toglierebbero all’utenza la pluralità di servizi oggi erogati dalle associazioni.
Al momento permangono incertezze sui tempi effettivi di avvio del cantiere e sulle scelte definitive relative al modello di gestione futuro. La contrapposizione tra la richiesta di un intervento strutturale e risolutivo, espressa dalla Provincia, e la domanda di riapertura immediata, trasparenza e garanzie per le realtà associative rimane centrale in una vicenda che coinvolge sport, integrazione sociale e economia locale. Noi di Informare restiamo in attesa di sviluppi.
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