
Noi di Informare abbiamo a cuore il valore della storia contemporanea, soprattutto quella che riguarda il nostro territorio. C’è un luogo, a Caserta, dove il tempo sembra essersi fermato sui tasti di quelle macchine da scrivere che tanti di noi almeno una volta abbiamo visto nei film. Stiamo parlando del Museo Olivetti presso Villa Vitrone.
Tra macchine per scrivere targate Olivetti e calcolatori che raccontano l’alba dell’informatica, la memoria industriale è più viva che mai. Ed è proprio tra queste stanze che prende forma la voce di Mauro Nemesio Rossi, Presidente CESAF – Maestri del Lavoro d’Italia. Il museo nasce da un’idea precisa: fare della cultura un motore di sviluppo. Una “fabbrica” di pensiero, dove giovani e territorio possono incontrarsi e approfondire una visione che affonda le radici nel modello olivettiano, quello dell’illuminato imprenditore Adriano Olivetti, che vedeva nella crescita culturale il primo passo per qualsiasi progresso economico e sociale. Qui, tra mediateca, spazi espositivi e laboratori, si prova a ricostruire quel disegno: un ecosistema dove impresa e comunità si osservano e si reinventano.
Il dottor Rossi quella stagione l’ha vissuta in prima persona: entrato in Olivetti nel 1962, nel pieno dello slancio industriale italiano, ci ha raccontato l’inizio con la semplicità di chi cercava solo un lavoro: «Io all’epoca non sapevo nulla della bellezza olivettiana, pensavo solo a sbarcare il lunario. Eppure, dietro quella mia necessità, si aprì un mondo. La selezione fu rigorosa, guidata anche da figure come il sociologo scrittore Ottiero Ottieri». Pozzuoli, Ivrea, Marcianise: la geografia della sua carriera coincide con quella dell’espansione olivettiana al Sud: «L’azienda diventava famiglia. E in quell’idea di comunità si inseriva anche una scelta radicale: evitare i licenziamenti persino nei momenti di crisi. Invece di mandare via gli operai, la Olivetti ne assunse degli altri e li formarono per vendere».
L’area casertana divenne terreno fertile per l’industria, ma il vento stava già cambiando: «L’elettronica avanzava, riducendo il bisogno di manodopera. L’azienda doveva fare i salti mortali per mantenere i livelli occupazionali» racconta Rossi. Parallelamente, per lui, si animava un’altra passione: il giornalismo. Il suo è artigianale, fatto di lettere “fuori sacco”, di notti passate a battere articoli e di tecnologie pionieristiche che oggi sembrano archeologia digitale.
Il museo, inaugurato nel 2014, raccoglie e rilancia tutto questo e il dottor Rossi continua a essere parte attiva di questo racconto: «Abbiamo il dovere di accompagnare i giovani nel mondo del lavoro. Il museo Olivetti a Caserta nasce dall’esigenza di creare un luogo di incontro della cultura per stimolare i giovani a nuove prospettive di sviluppo economico e sociale. Il CeSAF Maestri del lavoro d’Italia, fin dalla sua costituzione, ha auspicato una realtà tale da rinverdire gli anni ruggenti della industrializzazione di Terra di Lavoro quando il territorio venne definito “La Brianza del Sud”».
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