
Oltre mille persone ieri mattina le strade di Caserta, trasformando il centro storico in un palcoscenico di impegno civile. Persone provenienti da mondi diversi ma unite dallo stesso grido di speranza, hanno sfilato al ritmo dello slogan “Siamo Umani – Pace, Diritti, Beni Comuni“. La manifestazione, partita dalla stazione ferroviaria di Caserta, ha visto famiglie con bambini, studenti, anziani e attivisti percorrere insieme il tragitto fino a Piazza della Prefettura, dove ad attenderli c’erano le istituzioni locali e i rappresentanti delle associazioni promotrici dell’evento.
L’iniziativa, nata dalla collaborazione tra Centro Sociale Ex Canapificio, Movimento Migranti e Rifugiati, Comitato Città Viva e Caritas di Caserta, ha rappresentato un momento di forte coesione sociale. Tra i partecipanti spiccava la presenza di Mamadou Kouassi, voce storica del movimento migrante campano, che dal microfono ha ricordato come “l’Italia sia ormai un Paese multiculturale, con sei milioni di stranieri residenti, pari al 9% della popolazione”. Le sue parole hanno sottolineato l’urgenza di una nuova legge sulla cittadinanza, più equa e al passo con gli standard europei.

Il cuore politico della giornata si è concentrato nell’incontro tra una delegazione dei manifestanti e le autorità presenti in Prefettura. Ad accogliere i portavoce delle istanze popolari c’erano il questore, il vicario del prefetto, il vescovo Pietro Lagnese, l’europarlamentare Sandro Ruotolo e i deputati Francesco Santillo (M5S) e Antonio Graziano (PD). Un confronto serrato ma costruttivo, che ha messo sul tavolo alcune emergenze cittadine irrisolte da troppo tempo.
Tra le priorità emerse, spiccava la richiesta di ripristinare i servizi del SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) per rifugiati e minori, chiusi nonostante il crescente bisogno di strutture di accoglienza dignitose. Altro tema caldo è stato lo stato di degrado del palazzo di via Acquaviva, diventato rifugio precario per decine di senzatetto, e la necessità di sbloccare finalmente i lavori per la realizzazione della casa del sociale “Mamadou Sy” nell’ex edificio Onmi.
Mimma D’Amico, referente del Centro Sociale Ex Canapificio, ha espresso cauto ottimismo dopo l’incontro: “La Prefettura si è impegnata a facilitare il dialogo con i commissari prefettizi del Comune. Chiederemo massima trasparenza sull’iter per riportare i servizi SAI in città e risolvere l’emergenza abitativa”.

Il Movimento Migranti e Rifugiati ha portato in piazza le drammatiche contraddizioni del sistema immigrazione italiano. “Chiediamo canali regolari d’ingresso per motivi di studio, lavoro e ricongiungimento familiare”, ha spiegato uno dei portavoce, “per evitare che continuino i viaggi della morte nel Mediterraneo”. Particolarmente toccante la denuncia sulle migliaia di lavoratori arrivati in Italia con il “decreto flussi”, spesso vittime di caporalato e sfruttamento, che rischiano ora di diventare irregolari per le lungaggini burocratiche nel rilascio dei permessi di soggiorno.
A dare forza a queste rivendicazioni era presente anche una delegazione della CGIL, che ha colto l’occasione per sensibilizzare la cittadinanza sui cinque referendum in programma l’8 e 9 giugno prossimi, in particolare quelli su lavoro e cittadinanza. “Sono strumenti democratici importanti per cambiare le cose”, hanno spiegato i sindacalisti distribuendo materiale informativo tra la folla.
Un messaggio particolarmente significativo è arrivato dall’ex vescovo di Caserta Raffaele Nogaro, che pur non potendo partecipare fisicamente ha voluto far sentire la sua vicinanza con parole inequivocabili: “La Chiesa non deve tirarsi indietro, non deve perdere tempo a valutare ciò che è opportuno o meno. Difendere la dignità delle persone è sempre necessario”.
Il vescovo Lagnese, presente all’incontro in Prefettura, ha spinto per la creazione di un tavolo permanente di monitoraggio, affinché le promesse fatte oggi non rimangano lettera morta. “Dobbiamo apprezzare chi, come questi cittadini, sceglie la strada della partecipazione democratica invece della rassegnazione o della protesta violenta”, ha sottolineato il presule.
Mentre il corteo si scioglieva nel tardo pomeriggio, tra canti e abbracci, era chiaro che per molti partecipanti questa non era una semplice manifestazione ma l’inizio di un nuovo capitolo di impegno civile. “Oggi abbiamo dimostrato che quando la società civile si unisce, le istituzioni devono ascoltare”, ha commentato un giovane studente universitario, mentre ripiegava con cura lo striscione della protesta.
Quella di Caserta è stata una giornata che ha dimostrato come, anche in un periodo storico segnato da tensioni e divisioni, sia ancora possibile costruire ponti tra culture diverse e immaginare insieme un futuro più giusto. La sfida ora è trasformare le parole in fatti, mantenendo alta l’attenzione sugli impegni presi dalle istituzioni. Come ha ricordato un anziano partecipante mentre lasciava la piazza: “La democrazia non è uno spettacolo da guardare, ma un processo a cui tutti dobbiamo partecipare”.
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