
Ieri, all’Archivio di Stato di Caserta, è andato in scena “Versi reali”, il primo Poetry Slam d’Italia basato su fonti storiche d’archivio. Un primato assoluto, che non a caso è nato nella città della Reggia: luogo che da secoli custodisce storie e memorie, e che ora si lascia attraversare dalle poesie vive, orali, popolari.
L’idea, che apre la rassegna “La poesia nella Città del Re”, è tanto semplice quanto rivoluzionaria: affidare a poeti contemporanei i documenti del passato, e chiedere loro di trasformarli in versi. Un’operazione che abbatte le distanze tra ricerca storica e immaginazione, tra “polvere d’archivio” e fiato poetico.

Sul palco si sono alternati Maurizio Lioniello, Sal Cammisa, Cristoforo Iorio, Davide Borowski, Fabrizio Morlando,Tiberio Madonna e Libero Domato, che ha conquistato la platea e la vittoria con i suoi componimenti poetici. Nota speciale per la sua “O’ Capitone”: un testo ironico e pungente, capace di unire tradizione popolare e riflessione storica, strappando sorrisi e applausi calorosi.
Il Poetry Slam è, per sua natura, un gioco di immedesimazione e confronto: tre minuti per esprimersi, nessun artificio se non voce e corpo, e una giuria popolare formata dal pubblico stesso. Ma ieri la sfida ha avuto un valore ulteriore: quello di dimostrare che la poesia può essere strumento di divulgazione culturale e riscrittura collettiva della memoria.

A sottolineare l’importanza di questo esperimento è stata Fortunata Manzi, direttrice dell’Archivio di Stato di Caserta: «Quando è arrivata la proposta di realizzare una rassegna di poesia, ho subito pensato che poteva essere un ulteriore mezzo per veicolare i contenuti storici, perché così come esiste il romanzo storico, il film storico, perché non creare anche poesia storica? Stamattina abbiamo visto alcuni risultati, dal mio punto di vista eccezionali, che hanno saputo coniugare il rigore dei contenuti con il lirismo e in alcuni casi anche l’ironia».
Maria Pia Dell’Omo, autrice e performer che ha ideato il format e che da anni si dedica alla diffusione della Slam Poetry in Campania, ha invece evidenziato la portata nazionale dell’evento: «Numerosi poeti hanno partecipato, sia al Poetry Slam che all’Open Mic, portando dei contributi originali. Ed è stato emozionante vedere come i poeti hanno rielaborato i propri testi. Peraltro questo è un appuntamento, sicuramente il primo Poetry Slam storico in Campania, ma certamente a livello nazionale il primo Poetry Slam basato su fonti storiche ed archivio».

La mattinata si è conclusa con un vivace open mic. Un momento corale che ha reso ancora più evidente la forza inclusiva della poesia, capace di abbattere barriere e mettere tutti sullo stesso piano: professionisti, dilettanti, spettatori curiosi. Da cronista e spettatore, non posso che sottolineare la portata di ciò che è accaduto ieri: la poesia non è stata solo intrattenimento, ma atto di restituzione, un modo per riportare alla luce storie e parole sopite nei faldoni d’archivio. È stato sorprendente scoprire quanto le fonti storiche, filtrate attraverso la sensibilità dei poeti, possano ancora parlare al presente. Un ponte lanciato tra passato e futuro, un esperimento che ha trasformato la memoria storica in emozione collettiva.
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