
Un appalto da quasi 9,5 milioni di euro, una cava destinata a ricevere milioni di metri cubi di materiale proveniente dai lavori dell’Alta Velocità Napoli-Bari e un presunto giro di denaro che, secondo la Procura, avrebbe nascosto il pagamento di una tangente da 530 mila euro.
È questo lo scenario al centro della nuova indagine della Procura di Santa Maria Capua Vetere che coinvolge l’ex sindaco di Caserta Carlo Marino, l’imprenditore del settore estrattivo Giuseppe Antonio Luserta e l’avvocato Vincenzo Iorio. Si tratta, al momento, esclusivamente di ipotesi investigative. Gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
Secondo i magistrati, tra la primavera e l’estate del 2022 Marino e Luserta avrebbero raggiunto un accordo durante un incontro avvenuto nello studio dell’avvocato Iorio. All’incontro avrebbe partecipato anche Paolo Marzo, fratello dell’ex assessore ai lavori pubblici del Comune di Caserta Massimiliano Marzo, arrestato nel giugno 2024 in un’altra inchiesta per corruzione e successivamente rimesso in libertà. Sarebbero state proprio le dichiarazioni rese da Paolo Marzo ai pubblici ministeri nel maggio 2025 a fornire elementi utili per l’avvio delle indagini.
Per gli inquirenti, Luserta avrebbe avuto interesse a ottenere da Rete Ferroviaria Italiana l’affidamento per il conferimento nella propria cava di circa due milioni di metri cubi di terre e rocce da scavo provenienti dai cantieri della linea ad Alta Velocità Napoli-Bari. Tuttavia, già nel novembre 2021, il Genio Civile di Caserta non avrebbe autorizzato la richiesta dell’imprenditore, ritenendo mancante un progetto specifico che giustificasse l’utilizzo della cava.
A questo punto, sempre secondo la ricostruzione della Procura, Luserta si sarebbe rivolto a Marino affinché, nella sua veste di sindaco, sostenesse presso Rfi la candidatura della cava Santa Lucia, situata nella periferia di Caserta, come sito destinato a ricevere il materiale di scavo.
In cambio di questo interessamento, l’imprenditore avrebbe affidato allo studio legale di Vincenzo Iorio una serie di consulenze e incarichi che gli investigatori ritengono sovrastimati o privi di reale necessità. Una parte delle somme incassate da Iorio sarebbe poi stata trasferita a Marino, per un importo complessivo di circa 203mila euro.
Gli investigatori avrebbero acquisito due note inviate dal Comune di Caserta a Rfi, datate 13 luglio e 21 novembre 2022, nelle quali si chiedeva di inserire le cave presenti sul territorio comunale, compresa quella riconducibile a Luserta, tra i siti destinatari delle terre e rocce provenienti dai lavori ferroviari. La Procura considera queste iniziative illegittime, sostenendo che il Comune non avrebbe avuto competenze in materia di cave, attribuite invece alla Regione Campania attraverso gli uffici del Genio Civile.
Secondo l’ipotesi accusatoria, Luserta sarebbe poi riuscito a ottenere nel 2024 i conferimenti di materiale da parte di Rfi, per un valore complessivo stimato in 9,5 milioni di euro.
Tra maggio 2024 e ottobre 2025, anche dopo lo scioglimento del Comune di Caserta per infiltrazioni camorristiche avvenuto nell’aprile 2025, l’imprenditore avrebbe emesso fatture per circa 530mila euro a favore della società legale di Iorio. Quest’ultimo, a sua volta, avrebbe fatturato 115mila euro alla ditta individuale di Carlo Marino e ulteriori 87 mila euro alla ditta intestata alla figlia dell’ex sindaco, che non risulta indagata.
Nei giorni scorsi i carabinieri hanno eseguito perquisizioni nei confronti dei tre indagati, sequestrando telefoni cellulari e dispositivi informatici su disposizione della Procura.
L’inchiesta si inserisce in un quadro già complesso per il Comune di Caserta, sciolto nell’aprile 2025 per presunte infiltrazioni della criminalità organizzata mentre era amministrato da Marino, esponente del Partito Democratico. Gli indagati avranno la possibilità di fornire la propria versione dei fatti e di contestare le accuse mosse nei loro confronti.
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