
Si estende l’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere sull’appalto da oltre 9 milioni di euro relativo al conferimento di circa 2 milioni di metri cubi di terre e rocce da scavo provenienti dai cantieri della linea Alta Velocità Napoli-Bari.
Dopo i primi sviluppi investigativi che avevano portato all’iscrizione nel registro degli indagati dell’ex sindaco di Caserta Carlo Marino, dell’imprenditore Giuseppe Antonio Luserta e dell’avvocato Vincenzo Iorio, le indagini hanno ora coinvolto altre cinque persone, facendo emergere un presunto sistema corruttivo che, secondo gli investigatori, si sarebbe esteso anche all’interno di RFI.
Tra i nuovi indagati figura Domenico Semplice, funzionario di RFI, accusato di corruzione insieme alla moglie Laura Arena, avvocato. Sono inoltre indagati gli imprenditori del settore estrattivo Giovanni Sferragatta e Vincenzo Bifulco, oltre all’architetto Gaetano Sacco, consulente degli imprenditori coinvolti.
Secondo l’ipotesi della Procura, coordinata dal procuratore Pierpaolo Bruni e condotta dai pubblici ministeri Anna Ida Capone e Giacomo Urbano, l’appalto sarebbe stato assegnato ad Antonio Luserta grazie all’intervento dell’allora sindaco Carlo Marino. Gli indagati sono da considerarsi innocenti fino ad eventuale condanna definitiva.
Gli inquirenti ipotizzano che Marino abbia ricevuto una tangente di poco superiore ai 200 mila euro in cambio del proprio interessamento, mentre quasi 500 mila euro sarebbero stati destinati al funzionario di RFI Domenico Semplice quale corrispettivo per favorire l’aggiudicazione dell’appalto.
Nella giornata odierna i carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta hanno eseguito una nuova serie di perquisizioni nei confronti dei cinque nuovi indagati. Durante le operazioni sono stati sequestrati, tra l’altro, un orologio Rolex del valore stimato di circa 80 mila euro e ingenti somme di denaro contante.
L’inchiesta, tuttavia, potrebbe non fermarsi agli attuali indagati. Dalle attività investigative starebbe infatti emergendo un presunto sistema di tangenti che coinvolgerebbe anche altri imprenditori operanti nel settore delle cave, sospettati di aver versato somme di denaro al funzionario di RFI per ottenere vantaggi nell’ambito degli affidamenti.
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