
La città di Caserta è tra i capoluoghi campani con la più bassa presenza di alberi in rapporto alla popolazione, ponendola al sett’ultimo posto nella classifica nazionale con 6,6 alberi ogni 100 abitanti.
Questa notizia emerge sulla base dei dati Istat sul verde urbano che potete leggere qui: https://www.istat.it/comunicato-stampa/ambiente-urbano-anno-2023/.
Peggio tra le campane fa soltanto Napoli con 4.4 alberi ogni 100 abitanti.
Attenzione però, non è una classifica sul verde totale. Il dato può trarre in inganno se non viene interpretato correttamente: diciamo che la classifica non misura la quantità complessiva di verde presente nel territorio comunale e non tiene conto di boschi, campagne, parchi naturali o grandi aree agricole. Vengono conteggiati esclusivamente gli alberi di proprietà pubblica presenti nelle aree urbane, cioè quelli gestiti direttamente dal Comune: alberature stradali, piazze, ville comunali, giardini pubblici e parchi cittadini.
Per questo motivo una città può avere grandi aree verdi nel proprio territorio ma risultare comunque in fondo alla graduatoria se possiede poche alberature pubbliche distribuite nel tessuto urbano. Non è però il caso di Caserta. Nello specifico dell’indagine ISTAT degli alberi, il parametro utilizzato è il numero di alberi pubblici censiti in rapportato alla popolazione residente.
La scelta di utilizzare un rapporto ogni 100 abitanti serve ad evitare confronti falsati: una grande città avrà naturalmente più alberi in valore assoluto rispetto a un piccolo comune, ma potrebbe offrirne molti meno in proporzione ai residenti.
Il dato di Caserta racconta una disponibilità relativamente bassa di alberature pubbliche rispetto al numero degli abitanti. Questo non significa che in città non esistano aree di pregio naturalistico.
Basti pensare al gigantesco Parco della Reggia, al Bosco di San Silvestro e alle altre aree verdi storiche presenti nel territorio comunale; ma, negli esempi fatti, di proprietà dello Stato e fuori dalla disponibilità gratuita dei casertani. Questi elementi non incidono automaticamente sull’indicatore utilizzato nella classifica, che fotografa esclusivamente il patrimonio arboreo urbano comunale rilevato dall’indagine dell’istituto di statistica.
La presenza di alberi nelle città è oggi considerata uno degli strumenti più efficaci per affrontare il cambiamento climatico. Le alberature contribuiscono infatti a ridurre la temperatura durante le ondate di calore, ad assorbire anidride carbonica, filtrare polveri sottili e altri inquinanti, migliorare la qualità dell’aria e a diminuire l’effetto “isola di calore”.
Per questo motivo il numero di alberi per abitante è diventato uno degli indicatori utilizzati per valutare la sostenibilità ambientale delle città.
Caserta è tra i capoluoghi campani con la più bassa presenza di alberi in rapporto alla popolazione Che cosa ci dice questa classifica?
«La classifica serve soprattutto a evidenziare dove siano necessari maggiori investimenti nella forestazione urbana, nella manutenzione del verde pubblico e nella pianificazione ambientale. Per Caserta è un campanello d’allarme che non può essere ignorato. L’ultima grande area verde realizzata a Caserta risale agli anni della giunta Bulzoni, tra il 1993 e il 1997. Dopo aver fatto versare ai titolari delle cave quanto dovuto al Comune, in base alla normativa regionale e ai quantitativi estratti, fu possibile destinare quelle risorse alla realizzazione di un nuovo bosco urbano».
Come nacque il bosco di via Montagna?
«Il Comune espropriò circa un ettaro e mezzo di terreno della ditta Luserta, dove era prevista la costruzione di una quindicina di villette. La scelta fu diversa: utilizzare quell’area per creare un bosco. La decisione fu contestata davanti al TAR e successivamente al Consiglio di Stato, ma alla fine il progetto venne confermato. Oggi quel bosco, con numerose varietà di querce, compresa la quercia da sughero, è ancora visibile e fruibile in via Montagna».
Quella stagione segnò anche una svolta per il comparto estrattivo cittadino?
«Sì. In quegli anni si arrivò alla chiusura dell’attività estrattiva a Caserta, dove erano attive ventidue cave. Successivamente, però, l’attenzione verso la tutela del territorio si è progressivamente affievolita. Oggi si torna a discutere della riapertura delle cave e di interventi che interesserebbero anche il bosco di via Montagna. Ritengo che il progetto presentato, che richiama la realizzazione di un’area di sgambamento per cani, finisca in realtà per compromettere un patrimonio ambientale costruito proprio per restituire verde alla città.»
Quanto pesa oggi la carenza di verde urbano?
«Pesa molto. Caserta presenta numerose isole di calore e dispone di circa 2 metri quadrati di verde per abitante, un dato ben distante dai 9 m² per abitante di verde pubblico attrezzato previsti dagli standard urbanistici minimi del D.M. 2 aprile 1968, n. 1444. Questo significa una minore capacità della città di mitigare gli effetti delle ondate di calore e di garantire benefici ambientali e sanitari ai cittadini».
L’area ex Macrico può rappresentare una risposta?
«È certamente un’opportunità strategica, ma da sola basterebbe a soddisfare appena il 50% del fabbisogno di verde della città. Per questo non può essere considerata l’unica soluzione: serve una politica complessiva di incremento del verde urbano. Questo dato deve essere letto come uno stimolo a rafforzare le politiche di piantumazione, la tutela del patrimonio arboreo e una pianificazione ambientale più attenta. In una fase in cui le ondate di calore sono sempre più frequenti, il verde urbano non è un elemento accessorio, ma una vera infrastruttura per la salute pubblica. È da qui che dovrebbe ripartire la prossima amministrazione».
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