
Questo è il quadro tracciato dal Ministero dell’Interno sul Comune di Caserta nella relazione sull’attività svolta nel 2025 dalla Commissione straordinaria.
Il documento, pubblicato dal Viminale il 12 agosto 2026, dedica una parte specifica a Caserta, amministrata dall’aprile 2025 dalla Commissione straordinaria composta da Antonella Scolamiero, Daniela Caruso ed Emilio Saverio Buda. Lo scioglimento del Consiglio comunale è stato disposto dopo che gli accertamenti ministeriali avevano rilevato forme di condizionamento da parte della criminalità organizzata.
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Nel luglio 2026 il Governo ha poi prorogato di altri sei mesi la gestione commissariale, ritenendo necessario completare l’azione di risanamento.
Secondo la relazione, al momento dell’insediamento dei commissari la struttura comunale presentava gravi carenze organizzative. Nel 2016 il Comune di Caserta disponeva di oltre 500 dipendenti, mentre nel 2025 l’organico era sceso sotto le 200 unità.
A questa riduzione si aggiungeva una distribuzione del personale tra gli uffici avvenuta, in diversi casi, senza una formazione specifica, un’adeguata programmazione delle attività e una reale rendicontazione delle prestazioni. Una situazione che, secondo il Ministero, ha avuto conseguenze sull’efficacia dell’azione amministrativa.
Il quadro è stato ulteriormente aggravato dall’allontanamento di due dirigenti a tempo indeterminato: uno sospeso dalle funzioni su disposizione del ministro dell’Interno e un altro coinvolto in un procedimento giudiziario e collocato in ferie obbligatorie. Per fronteggiare almeno le emergenze più immediate, la Commissione ha inserito nel piano del fabbisogno di personale 2025-2027 l’assunzione di 14 nuove unità.
Uno dei principali problemi individuati riguarda la capacità del Comune di riscuotere le proprie entrate. Il Viminale descrive una macchina della riscossione ancora poco efficace nel contrastare l’evasione tributaria, nonostante le tariffe comunali siano ormai vicine ai livelli massimi consentiti.
La Commissione è intervenuta sui rapporti con i concessionari incaricati della riscossione dei tributi e delle sanzioni al Codice della strada e sul contratto relativo all’illuminazione pubblica. L’obiettivo è stato rafforzare l’acquisizione delle entrate, anche in attuazione delle raccomandazioni formulate dalla Corte dei conti.
Tra gli interventi citati nella relazione compare anche il cimitero cittadino, dove è stato introdotto il pagamento elettronico dei servizi ed è stato avviato il primo censimento complessivo di loculi e cappelle. Una ricognizione che, secondo quanto riferito dal Ministero, non era mai stata effettuata in precedenza.
Le criticità organizzative si riflettono direttamente sui documenti economico-finanziari. La relazione parla di disordine gestionale, assenza di un’adeguata pianificazione e debolezza dei sistemi di controllo.
La Corte dei conti ha avviato diverse istruttorie riguardanti il mancato rispetto dei principi contabili, la scarsa attenzione riservata alle procedure di riscossione dei tributi, degli oneri di urbanizzazione e delle sanzioni per abusivismo edilizio, nonché la presenza di previsioni di spesa insufficienti o del tutto assenti.
Il Rendiconto relativo al 2024 è stato approvato soltanto nell’agosto 2025, dopo le sollecitazioni della Commissione straordinaria. A rendere ancora più difficile il risanamento è una spesa corrente definita «molto rigida», composta cioè da voci difficilmente comprimibili che riducono sensibilmente i margini di intervento dell’amministrazione.
Ma il dato più pesante riguarda l’indebitamento pregresso. Le istanze presentate dai creditori per essere ammessi alla massa passiva superano complessivamente i 252 milioni di euro. A questa cifra potrebbero aggiungersi ulteriori 15 milioni di euro collegati a nuovi provvedimenti giudiziari ancora in corso.
È però necessaria una precisazione: i 252 milioni non possono essere definiti automaticamente come debiti definitivamente accertati. Si tratta dell’ammontare delle richieste avanzate dai creditori nell’ambito delle procedure di liquidazione. Le singole istanze devono essere esaminate dall’Organo straordinario di liquidazione e possono essere ammesse integralmente, ridotte oppure escluse.
Il dato resta comunque indicativo della dimensione della crisi finanziaria che grava su Palazzo Castropignano. Caserta ha già affrontato due dissesti (2011, 2018) e la relazione ministeriale restituisce l’immagine di un ente ancora esposto al rischio di una nuova situazione di squilibrio.
Il documento si sofferma anche sulle politiche sociali, dove sarebbero emerse possibili irregolarità nelle procedure di affidamento adottate durante la fase di costituzione dell’Azienda speciale consortile “Distretto Regio”, subentrata dal gennaio 2025 nella gestione di gran parte dei servizi sociali.
La Commissione ha inoltre avviato la predisposizione di un regolamento per disciplinare l’assegnazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, in un territorio che la stessa relazione definisce particolarmente complesso sotto il profilo criminale.
Il Comune di Caserta ha un’eredità pesantissima che condizionerà inevitabilmente anche la futura amministrazione eletta: chi tornerà a governare Caserta dovrà fare i conti con una struttura indebolita, una spesa difficilmente riducibile e una massa di richieste creditorie importante.
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