
Caserta ha ricevuto nuovamente la qualifica di “Città che legge”, un riconoscimento conferito dal Ministero della Cultura alle amministrazioni comunali impegnate nella promozione della lettura e dell’accesso alla cultura. L’annuncio è arrivato a seguito dell’approvazione del progetto “Bibliodiffusa CE – Trasformare la città di Caserta in biblioteca diffusa”, che ha visto la partecipazione attiva di scuole e associazioni locali.
Ma mentre arriva l’ennesimo attestato istituzionale, rimane aperta e irrisolta una questione centrale: Caserta, nel 2025, non dispone ancora di una biblioteca comunale adeguata. Un paradosso che non può essere ignorato.
Il progetto approvato dal Ministero, finanziato con 41.500 euro, ha come obiettivo quello di rendere la lettura accessibile, dinamica e partecipata grazie alla tecnologia. Tra le attività previste: creazione di punti lettura digitali; bookcrossing urbano; letture di gruppo pubbliche; un’app mobile “Caserta Città della Lettura”, con QR code su panchine tematiche; casette del bookcrossing installate in luoghi simbolici della città, tra cui fermate bus, centri pediatrici e Casertavecchia ed infine un concorso letterario scolastico con premi in buoni libro per un valore complessivo di 5.000 euro.
Il progetto coinvolge due scuole cittadine, l’Istituto “Giordani” e il Liceo “Manzoni”, insieme alle associazioni “Liberi Orizzonti APS” e “L’isola di Arturo”, tutte firmatarie del Patto per la lettura.
Mentre la città si prepara a disseminare QR code e mini-librerie nei quartieri, la biblioteca comunale “Alfonso Ruggiero”di via Laviano resta l’emblema di una promessa culturale non mantenuta.
Nonostante sia oggetto di un finanziamento PNRR da 1,1 milioni di euro per lavori di riqualificazione, i cantieri non sono ancora partiti. A ciò si aggiungono ulteriori fondi stanziati nel 2022 (1 milione di euro) per rigenerazione urbana, anch’essi fermi o in fase preliminare.
Essere una “Città che legge” è un titolo importante, ma rischia di diventare una medaglia di carta se non è supportata da una reale infrastruttura culturale. In assenza di un presidio stabile e accessibile come una biblioteca comunale moderna, ogni progettualità rischia di restare episodica, fragile e dispersiva.
È evidente che la tecnologia possa facilitare l’accesso alla lettura, ma non può sostituire lo spazio fisico dove studiare, incontrarsi, cercare un libro, ricevere orientamento, leggere in silenzio. Caserta ne è oggi priva, e questo pesa su studenti, insegnanti, famiglie e lettori.
La “Bibliodiffusa CE” può rappresentare una strada innovativa. Ma senza un cuore pulsante — una biblioteca comunale funzionante, accogliente e viva — ogni ramificazione rischia di rimanere scollegata dal tessuto reale della città.
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