
Dar voce alle segnalazioni dei beni più amati in Italia per assicurarne il futuro è lo scopo del programma “I Luoghi del Cuore”, lanciato dal FAI nel 2003 e promosso in collaborazione con Intesa Sanpaolo che si propone di coinvolgere concretamente tutta la popolazione e di contribuire alla sensibilizzazione sul valore del patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese.
Oggi, il bene del Casino Vecchio di San Leucio è attenzionato proprio da questo programma: durante il censimento, si può contribuire a salvarli votandoli e facendoli votare. I vincitori di questo programma riceveranno un contributo economico a fronte di un progetto concreto.
Il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS è una Fondazione senza scopo di lucro che, grazie al contributo di chi sostiene la sua missione – privati cittadini, aziende e istituzioni – opera per tutelare, conservare e valorizzare il patrimonio artistico, naturalistico e paesaggistico del nostro Paese.
Il nostro giornale si è interessato alla vicenda con un reelportage sui nostri canali Instagram e con un articolo cartaceo sui nostri mensili.

Il Casino Vecchio, situato in zona Vaccheria, è raggiungibile tramite una strada dove da anni, nonostante il divieto di scarico rifiuti, si accumula immondizia mai raccolta. Il Casino fu una delle residenze di caccia più importanti dei sovrani borbonici, e in particolare la preferita di Ferdinando IV, almeno fino a quando non avvenne un tragico evento: proprio nella tenuta il primogenito ed erede al trono Carlo Tito morì di vaiolo ad appena quattro anni. Forse fu anche questo avvenimento che favorì l’abbandono della residenza da parte di Ferdinando, che fece costruire poi il Belvedere di San Leucio.
Con il nucleo di San Leucio il Casino Vecchio condivide anche l’architetto: Francesco Collecini, il più illustre allievo di Vanvitelli. Dopo l’abbandono della corte esso divenne residenza dei guardacaccia, intraprendendo un lento e inesorabile declino, che ha portato questo edificio alle condizioni in cui è oggi.
Il monumento – allo stato attuale – presenta gravi infiltrazioni di umidità che potrebbero minarne perfino la stabilità strutturale; danni incalcolabili agli affreschi originali del ‘700, in alcune parti ancora leggibili dall’esterno; infine, una ingente quantità di graffiti, erbacce e rifiuti costellano la facciata.
Di fianco al Casino, vi è quel che resta di un ristorante, abbandonato da anni e ora popolato da una colonia di gatti. Il paesaggio dei colli Tifatini che si ammira dall’antistante punto panoramico è mozzafiato, ma lo spiazzale è invaso da tegole rotte, pezzi di vetro e rifiuti sparsi ovunque. Il bene è privato e dal Comune c’è stata solo qualche vana promessa perduta nel tempo per un luogo che, se sottratto al suo stato di abbandono, potrebbe essere visitato ed utilizzato dalla comunità favorendo iniziative turistiche e culturali.
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