
«Siamo imprigionati. Neanche durante il Covid eravamo così in gabbia». È la denuncia degli abitanti di Casola, frazione collinare di Caserta, che da marzo vivono bloccati a causa di un cantiere in Piazza Chiesa. I lavori, finanziati con fondi PNRR per 211.442,66 euro (di cui 6.600 euro destinati alla sicurezza), sono iniziati ma non si sono mai conclusi. Il risultato? Una comunità tagliata fuori dalla vita quotidiana, dal turismo e dal commercio.
Il cantiere, collocato in un punto strategico, ha trasformato Piazza Chiesa in una zona off-limits. Le proteste aumentano: mancano passerelle sicure, le transenne ostruiscono completamente i passaggi carrabili e pedonali, e l’accesso a case e negozi è compromesso. Come farebbe – in caso di emergenza – un’ambulanza a transitare, oppure, un fornitore ad accedere alle attività situate in piazza? Alcuni residenti, tra cui molti anziani, non riescono neppure a entrare o uscire dalle proprie abitazioni in sicurezza. Le attività commerciali denunciano danni economici gravi e crescenti. Secondo cittadini e commercianti, i lavori sono partiti senza un’adeguata pianificazione e senza le precauzioni previste in un contesto urbano. Non sono stati condivisi piani di sicurezza, né soluzioni per garantire la mobilità alternativa. Il cantiere, più che una zona di lavoro, è diventato una barriera urbana mal gestita, che ignora il contesto sociale circostante. Com’è stato possibile autorizzare e avviare lavori così impattanti senza predisporre soluzioni che garantissero almeno il minimo indispensabile per la vita quotidiana?
Il Segretario Generale del Comune, Salvatore Massi, ha preso atto della diffida legale inviata dall’avvocato Alessandro Clemente per conto della popolazione. Secondo la versione ufficiale, i lavori sono sospesi a causa del ritrovamento, durante la demolizione della pavimentazione, di una cavità profonda circa 4 metri, probabilmente parte di un collettore fognario privo di copertura. Il direttore dei lavori e il coordinatore per la sicurezza hanno ritenuto necessario fermare tutto per effettuare verifiche strutturali. L’area interessata è attualmente impraticabile e interdetta per ragioni di sicurezza. È stata smantellata ed è priva di superfici calpestabili, rendendo impossibile l’adozione di misure provvisorie ulteriori rispetto alle transenne già in uso. Il Comune ha avviato un confronto con l’impresa esecutrice, Costruzioni Grillo Srl, che ha espresso disponibilità a collaborare. Tuttavia, per ripartire si attende l’autorizzazione del Responsabile Unico del Procedimento (RUP), da poco nominato nell’architetto Gennaro Lieto, subentrato a Francesco Biondi, attualmente sospeso.
Non ci sono al momento tempistiche certe per la ripresa del cantiere. Tutto dipende dagli esiti delle indagini tecniche e dalla possibile approvazione di varianti progettuali. Il direttore dei lavori ha stimato in 90 giorni il tempo necessario per completare gli interventi, una volta sbloccata la situazione. Intanto, i disagi per la popolazione continuano. Il caso di Piazza Chiesa solleva interrogativi più ampi sulla gestione dei lavori pubblici e sulla capacità delle amministrazioni di conciliare le esigenze di riqualificazione urbana con i diritti fondamentali di chi quei luoghi li vive ogni giorno. Assenza di una preventiva pianificazione, mancanza di misure di sicurezza minime, ostruzione fisica e sociale dei passaggi fondamentali per la vita quotidiana di residenti e commercianti: tutto ciò evidenzia una frattura preoccupante tra chi decide e chi subisce le decisioni. Non si tratta soltanto di ritardi o disagi momentanei, ma di una chiara sottovalutazione delle conseguenze pratiche e umane di certi interventi, troppo spesso concepiti come operazioni isolate e non come parte di un ecosistema urbano complesso. Se da un lato il progresso infrastrutturale è necessario, dall’altro non può mai giustificare l’esclusione dei cittadini dalla fruizione degli spazi pubblici e privati. Oggi la domanda è: per quanto tempo ancora gli abitanti di Casola saranno penalizzati da questa situazione?
di Gianrenzo Orbassano e Luca De Matteis
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