
Alla Procura di Santa Maria Capua Vetere c’è un pool di magistrati che ogni giorno si occupa di un territorio nevralgico perla provincia: Castel Volturno. Baluardo delle attività del clan dei Casalesi, il comune litoraneo non è mai riuscito a riscattarsi del tutto. Le ultime attività interforze coordinate dalla Procura lo dimostrano chiaramente. Soggetti già condannati per reati aggravati dal metodo mafioso, alcuni addirittura in carcere, hanno continuato a beneficiare di concessioni balneari e a gestire direttamente i lidi. Parliamo di uno dei business principali per Castel Volturno, che si affaccia sul mare seguendo una direttrice di 27 km. Il comune non ha mai controllato le concessioni; anzi, in alcuni casi le ha persino rinnovate.
Se si va a fondo le operazioni raccontano una realtà in cui gli stessi condannati per reati di mafia o aggravati dal metodo mafioso, avevano compilato e consegnato le autocertificazioni antimafia per l’ottenimento della concessione (sulla nostra pagina Facebook ed Instagram trovate un servizio video dettagliato ndr). Così, la Procura, il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Caserta, la Compagnia di Mondragone della Guardia di Finanza e la Capitaneria di Porto hanno emesso una serie di decreti di sequestro preventivi. A finire sotto sigilli sono stati il Lido Nettuno, il Lido La Favorita (con il bar ristorante Alta Marea) e il Lido dei Gabbiani, tutti a Castel Volturno. L’attività crea uno spaccato nella storia e nel futuro del territorio, soprattutto in merito al controllo delle amministrazioni.
Come afferma il Comandante della GDF di Caserta Nicola Sportelli: «Da ora in poi, dopo un anno di analisi, i comuni non potranno più dire di “non sapere”». Se le operazioni danno fiducia sull’interesse della Procura per Castel Volturno, dall’altro evidenziano un punto politico che non può essere sottovalutato. L’azione di controllo comunale è stata debole, un fatto che può diventare l’assist perfetto per un’azione massiccia del clan. D’altronde l’interesse dei Bidognettiani non è mai andato via da Castel Volturno e a confermarlo non sono solo i rapporti della Dia, ma i recenti rinvii a giudizio di imprenditori ben noti sul territorio e accusati di essere lavatrici per il riciclaggio del clan. È il caso dell’imprenditore Antonio Fusco, titolare di Arredamenti Lupin, rinviato a giudizio a seguito di un’inchiesta della Dda sul riciclaggio del clan dei casalesi.
È lo stesso Procuratore ad evidenziare, rispondendo ad una nostra domanda, come la riduzione della violenza da parte del clan dei casalesi non abbia mai significato una resa, bensì impone un’attenzione maggiore. Proprio per questo Pierpaolo Bruni ribadisce: «Lo scambio con la Dda è quotidiano, c’è un’ottima sinergia e tutta l’attenzione necessaria». A finire al centro della strategia messa in campo, però, non ci sono solo i lidi. La lotta all’abusivismo demaniale ha portato al sequestro complessivo di 80 immobili in località Bagnara, sempre a Castel Volturno, alcuni realizzati da esponenti del clan Belforte di Marcianise. Parliamo di strutture realizzate in totale assenza dei necessari titoli edilizi, paesaggistici, sismici e ambientali. 19 degli 80 immobili sequestrati sono stati già completamente demoliti. Ulteriori 8 immobili sono attualmente in corso di demolizione. Parliamo del Lido Le Dune, Lido Soleado, Lido Riviera, di numerose abitazioni abusive e persino un cantiere nautico. Le operazioni hanno riguardato anche i territori di Mondragone, Cellole e Sessa Aurunca .«L’obiettivo delle operazioni è restituire alla fruizione collettiva un territorio di straordinaria bellezza, sottraendolo a sacche di illegalità e restituendolo ai cittadini e a quell’imprenditoria sana che non ha collegamenti con la criminalità organizzata» commenta il capo della Procura Pierpaolo Bruni.
Una spinta alla rinascita che viene dalla Giustizia, ma che auspica l’apporto della politica e dell’imprenditoria sana. Sul punto si è concentrato il Procuratore Generale della Corte di Appello di Napoli Aldo Policastro: «Non è sufficiente che vi sia un’imprenditoria non camorristica. È necessario che sia un’imprenditoria non predatoria. Perché lo sviluppo ha visto insieme criminalità organizzata, ma anche imprenditoria di tipo predatorio, che ha perseguito il massimo profitto senza badare a regole. In poche parole serve un’imprenditoria sana». Un appello in un contesto che resta complesso da applicare a Castel Volturno, comune che meriterebbe un’attenzione unica che parta dal Governo. L’illegalità diffusa, una politica fragile e l’accesso ad una manovalanza irregolare ed a basso costo potrebbe essere l’humus perfetto per una nuova stagione di egemonia. Alle forze sociali, politiche e pubbliche il compito di battersi affinché ciò che è stato non accada mai più.
Leggi anche: La camorra non è stata sconfitta: il problema non è chi esce dal carcere, ma quello che trova fuori
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...