
Spesso si parla in modo errato del continente africano, in tanti casi sminuendo o accorpando le sue diversità, frutto troppo spesso di una mentalità “colonialista”. L’Africa, come gli altri continenti, è l’insieme di decine di culture che rappresentano una delle realtà più affascinanti che la terra possa offrirci.
Con l’avanzare del fenomeno dell’immigrazione proveniente dal continente nero e direzionato verso il nostro paese, è di conseguenza aumentata la scarsa considerazione dell’Africa e delle sue diversità. Erroneamente si parla di Africa come paese, azzerando le diversità dei 54 stati e le sue storiche tradizioni. Questa mentalità si riflette anche nei singoli territori, che nel corso del tempo hanno accolto un elevato numero di migrati provenienti dall’Africa.
Un esempio lampante è la città di Castel Volturno, che ospita 93 etnie differenti e circa 10mila immigrati tra regolari e irregolari, dando vita ad una realtà che rappresenta un unicum nel mondo. Questo territorio ospita decine di comunità provenienti dal continente africano, che hanno messo qui delle radici solide, portando qui un piccolo pezzo del loro paese. La vocazione “accogliente” della città è favorita dalla presenza di comunità solide sul territorio, in grado di essere il primo approdo sicuro nel quale parte la disperata ricerca della regolarizzazione. L’Africa e Castel Volturno sono collegate da un filo fatto di speranze, che negli anni ha visto migliaia di “figli” partire dalla propria terra e ritrovare a Castel Volturno un piccolo pezzo di casa.
La città castellana ha iniziato ad accogliere i primi flussi di migranti a partire dagli anni ’80, quando, a causa della grande disponibilità di immobili, iniziarono ad insediarsi le prime comunità, perlopiù ghanesi e nigeriane, che rappresentano ancora oggi le fette più numerose di immigrati presenti qui.
Potrebbe essere molto intuitivo pensare alla città di Castel Volturno come ad una realtà in continua emergenza sociale, vista la grande presenza di immigrati e soprattutto di decine di etnie diverse. Eppure, non è affatto così. Nonostante le grandi carenze strutturali e infrastrutturali che possiede la città, essa riesce contro ogni previsione a mantenere una certa pace sociale, una sorta di bolla nella quale convivono pacificamente tantissime persone diverse. Questa pace è stata guadagnata con tanto sudore e lavoro, soprattutto da parte di chi si è impegnato duramente nel mondo associativo e religioso. La Diocesi di Capua, la Caritas, Emergency, il Centro Laila ed altre organizzazioni, nel corso del tempo, hanno fatto sì che il territorio superasse decine di ostacoli. Sulla questione abbiamo raccolto la testimonianza del Direttore del Centro Fernandes Antonio Casale, insieme al quale abbiamo percorso alcuni momenti importanti che hanno segnato il legame tra Castel Volturno e parte dell’Africa.
«Il Centro Fernandes venne inaugurato nel 1996 grazie al lavoro della Diocesi di Capua e della Caritas. Erano anni difficili, di forte immigrazione. Già all’epoca eravamo davanti ad un fenomeno che generava forti intolleranze, e il centro nacque proprio per far fronte all’emergenza. L’immigrazione destava paure, tanto da spingere i cittadini a dare vita a comitati antimmigrazione. Nella pratica non ci sono mai stati degli scontri tra popolazione autoctona e immigrati, ma già all’epoca eravamo difronte ad una massa di giovani immigrati giunti qui per lavorare e fare i lavori più duri e massacranti. Oggi ci troviamo davanti a decine di comunità consolidate presenti a Castel Volturno, che attraggono inevitabilmente altri migranti che vogliono trovare riparo. Le comunità sono forti e molto ricche, tanto da limitare il confronto con l’esterno. Talvolta, infatti, ci troviamo davanti a persone che vivono qui da anni ma che non spiccicano una sola parola in italiano» dice Casale.
Per raccontare il legame che esiste tra la città di Castel Volturno e l’Africa, ci siamo rifatti non solo al racconto di chi opera quotidianamente per e con gli immigrati, ma anche alle voci di alcuni protagonisti che dal continente nero sono giunti qui. Come quella di Erick Andrus, mediatore culturale ed esponente della comunità ghanese di Castel Volturno.
«Castel Volturno rappresenta una tappa molto gettonata per gli immigrati provenienti dall’Africa, perché qui sono presenti tante comunità. La città è il vero porto d’approdo per tantissimi migranti, con comunità solidissime e spesso tanti familiari pronti ad accogliere chi arriva in Italia. C’è poi da dire che il territorio è veramente grande e ci sono pochi controlli, quindi è più facile fuggire per chi non possiede documenti. Le comunità rappresentano veramente un pezzo di casa per chi fugge ed è in cerca di speranza. Un esempio è quella ghanese, molto consolidata e popolata, in grado di inglobare totalmente il migrante. La vita in comunità è molto familiare e al loro interno è presente tutto, da servizi basici forniti da connazionali a negozi e chiese. Inoltre, esse sono in grado di collocare bene i migranti, dal lavoro alla ricerca dei documenti. A Castel Volturno sono presenti tanti pezzi di Africa. C’è da dire però che le comunità sono un mondo molto chiuso, nel quale spesso non c’è apertura verso l’esterno, e questo non facilita l’integrazione e soprattutto l’utilizzo della lingua italiana».
Per presenze in città, la comunità nigeriana è quella che a Castel Volturno ospita più persone, tante delle quali arrivate già nella seconda metà degli anni ’80. Abbiamo approfondito il tema con Tony Odwa, mediatore culturale ed imprenditore, che da quasi quarant’anni è membro della comunità nigeriana di Castel Volturno.
«Mi sono trasferito a Pinetamare (frazione di Castel Volturno ndr) alla fine degli anni Ottanta, perché qui si respirava un’aria diversa, era un posto fantastico e pieno di opportunità. Personalmente ero in Italia già dal 1986, sono arrivato a Castel Volturno grazie ad una borsa di studio ottenuta in base al mio percorso universitario in Nigeria. Perché, contrariamente a quanto si possa pensare, tante persone che arrivano qui lo fanno con una laurea o un diploma alle spalle, purtroppo non utilizzabile in Italia. Quando sono arrivato era già presente una forte comunità nigeriana, e l’immigrazione che c’era era dettata principalmente da motivi come lo studio e la ricerca. Solo negli anni Duemila abbiamo assistito al boom dell’immigrazione da lavoro. Le comunità rappresentano una vera e propria famiglia per chi arriva a Castel Volturno, anche se non c’è la tendenza a restare nella città, in quanto i servizi e le opportunità sono veramente poche. Oggi chi approda lo fa per un tempo limitato, solo per ottenere i documenti ed andare altrove, in cerca di una vita migliore».
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...