
Castel Volturno riserva sempre belle sorprese! Insieme a Leda Tonziello, vicepresidente dell’associazione Domizia, parleremo della nuova vita che si darà alla Pineta di Castel Volturno e del riconoscimento ufficiale che riceverà il nostro territorio per il tartufo bianchetto.
«La pineta comunale di Castel Volturno si estende dalla sponda destra dei regi lagni fino a Baia Verde. Questo intervento è stato finanziato dalla regione Campania con uno stanziamento di circa quattro milioni di euro e vede l’impiego di 120 lavoratori socialmente utili. Ad oggi si è provveduto al taglio di circa 12 mila piante, mentre è stata effettuata anche la messa a dimora di diverse specie arboree, tra cui piante micorrizate con il Tuber borchii. Ma sarà un processo lungo circa 5-6 anni prima che le piante possano entrare in produzione».
«Il sopralluogo è stato fatto con la Dottoressa Rinaldi, funzionaria della Regione Campania e componente della commissione funghi e tartufi; e Michele Caputo, micologo. Questo per raccogliere del tartufo al fine di utilizzarlo per un progetto che la regione Campania sta portando avanti, ovvero quello del profilo aromatico. In Regione ci sono 20 giudici di analisi sensoriale, che si stanno specializzando sul bianchetto. La scheda di analisi sensoriale con le caratteristiche organolettiche del Tuber borchii è stata già prodotta, nasce in Campania e verrà utilizzata in tutta Italia quando si effettueranno analisi sensoriali sul tartufo bianchetto».
«Ho iniziato con la ricerca di documenti, foto e notizie attestanti la presenza del tartufo sul territorio di Castel Volturno, al fine del loro inserimento nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali della regione Campania, un paio di anni fa. Non è stato semplicissimo in quanto la documentazione deve essere vecchia di almeno 25 anni ma ci siamo riusciti, con l’aiuto della presidente dell’associazione Assotartufai Noemi Iuorio, di alcuni raccoglitori della zona, del Dottor Peppe Scialla, consigliere comunale, di Vincenzo Gatta, Carabiniere forestale ed infine di un produttore denominato “Tartufi d’Andrea”. I Pat sono stati dichiarati “espressione del patrimonio culturale italiano” individuando in essi, assieme alle DOP ed alle IGP, una risorsa per lo sviluppo ed il rilancio del comparto agroalimentare italiano, essendone una componente fondamentale e fortemente caratterizzante».
«In alcune aree interne della Campania il tartufo è da tempo un’importante fonte di reddito per le popolazioni rurali. Esso è sempre più al centro di azioni promozionali riguardanti l’offerta di produzioni tipiche locali delle quali spesso è anche l’elemento trainante. È anche il prodotto di richiamo di tanti percorsi turistico-gastronomici volti alla riscoperta di luoghi e tradizioni culinarie di qualità. La sua presenza è diventata in generale un indicatore di qualità ambientale e di sviluppo economico. Potrebbe essere per Castel Volturno un indotto economico da sviluppare. Tocca ora alle componenti locali, pubbliche e private, riuscire a porre in essere, intorno a questa risorsa naturale, iniziative significative di sviluppo economico, salvaguardando contemporaneamente i delicati equilibri che regolano gli ambienti naturali ove il tartufo è diffuso».
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