
Castel Volturno è un comune difficile. C’è chi lo ha definito uno specchio dell’Europa del futuro, in cui si mescolano problemi da affrontare con soluzioni inedite, parliamo di migrazioni, disastro ambientale, recupero edilizio, valorizzazione della costa e la sua difesa, convogliare economia di scala in un’economia di comunità. Tutto questo in un territorio che si sviluppa lungo un asse longitudinale lungo 27 km. Come in diversi comuni, anche Castel Volturno ha il suo sindaco-social che promuove l’azione amministrativa. Dalla lotta agli zozzoni (conclusa perché impossibile da vincere così) fino alla comunicazione di finanziamenti ed opere pubbliche. Tutto bellissimo, il problema è che il cambiamento al momento è solo apparenza.
Alcuni cittadini apprezzano e partecipano via social al “cambiamento”, altri aspettano che si manifesti nella realtà, altri ancora sono scettici perché pensano che Castel Volturno sia irrecuperabile. La verità è che quest’amministrazione, guidata dal sindaco Pasquale Marrandino, è l’ennesima che opera su continue emergenze, e a venir meno ad una programmazione a medio e lungo termine, basata su progetti realizzabili, gestibili e realmente necessari alla comunità. Da giornalisti che vivono il territorio quotidianamente analizziamo la realtà. L’unico intoppo è che risulta impossibile capire le linee politiche e programmatiche dell’amministrazione sui problemi endemici e di grande criticità. Finché non si affronteranno, Castel Volturno resterà la più grande occasione sprecata della provincia di Caserta.
Ricapitolando: Castel Volturno secondo Marrandino è in una fase straordinaria e di cambiamento storico, ma questo secondo una visione autopromozionale e senza contradittorio. A noi tocca essere realisti ed anche critici dove necessario. Se ci fosse un rapporto di rispetto dei ruoli, lo avremmo chiesto direttamente all’amministrazione, ma le risposte toccano ai cittadini ed è a loro che ci rivolgiamo. Ecco una selezione dei punti centrali su cui la città attende risposte ufficiali e nei luoghi istituzionali previsti dall’ordinamento democratico. Focalizzeremo unicamente i numeri e i dati a sostegno dei vari punti.
Costo totale del servizio di raccolta per 5 anni: €25.758.405,00 milioni
Costo annuo: €5.400.000,00 milioni (servizio di raccolta) + €5 milioni circa di costi di smaltimento
Totale costo annuo servizio igiene urbana Castel Volturno: circa €11.000.000,00 milioni
Incasso TARI 2023: € 5.777.603,75
Incasso TARI 2024: € 5.903.724,00
Incasso TARI 2025: € 4.025.503,71 (dato fino ad Ottobre 2025)
Percentuale media di raccolta differenziata 2024: 28,00%
Percentuale media di raccolta differenziata 2025: 33,53%
Raccolta differenziata attesa per il 1° anno: 40%
Raccolta differenziata attesa per gli anni successivi: 60%
Disavanzo di bilancio del Comune di Castel Volturno: € 28.000.000,00
Partiamo dal chiarire un punto ignoto alla maggior parte dei cittadini. Il comune di Castel Volturno ha indetto una gara d’appalto dal valore di 25 milioni di euro, come riportato nel primo dato, e tutti pensano che di conseguenza sia questo il costo totale del servizio. No, non è così. Quel costo, che si aggira sui 5 milioni e mezzo di euro all’anno, si riferisce al servizio di raccolta, ma non comprende i costi in discarica. Per il conferimento in discarica si aggiunge un costo di all’incirca 5 milioni di euro.
Seguendo il ragionamento la matematica vien da sé: la somma dei due costi porta il comune ad un costo totale annuo di 11 milioni di euro. Ebbene, come per la maggior parte dei comuni italiani, penseremo che Castel Volturno riesca a coprire questa spesa con l’incasso della TARI. Se guardiamo i dati, vediamo che l’incasso TARI medio annuo è di 6 milioni di euro. Con un costo totale annuo di 11 milioni e un incasso di soli 6 milioni, si crea un deficit strutturale di ben 5 milioni di euro all’anno.
Ma com’è possibile che il comune intaschi così poco dalla TARI? Bene, la patata bollente che nessuna amministrazione vuole toccare è proprio qui. Come ben sappiamo Castel Volturno ha sulle spalle un’altra cittadina fatta di invisibili: immigrati irregolari, abusivi e addirittura latitanti. Un numero così imponente da creare una Città nella Città, con i suoi relativi costi. Capite bene che il costo è coperto dai contribuenti di una Città, ma di cui servizi usufruisce anche l’altra. Attenzione: non vogliamo inneggiare ad una divisione sociale o per quartieri. Gli “invisibili” producono rifiuti e usufruiscono solo di servizi che non pagano, ma la loro condizione li espone a sfruttamento lavorativo e ad ingiustizie continue.
A pagare il conto è l’ente comunale con la tasca dei contribuenti che pagano il costo di due Città in una. E il debito strutturale di 28 milioni di euro? È il prodotto di una situazione debitoria da 5 milioni di euro all’anno proveniente dai rifiuti. Si tratta di una metastasi infinita che non farà altro che peggiorare. Ormai le amministrazioni comunali succedutesi quasi vedono agli invisibili come un fatto endemico di Castel Volturno. Qualcosa che c’è e basta. Ci nascondiamo in un “multiculturalismo” che non ha gli spazi per fiorire e le premesse legali per sorgere. La conseguenza? Un ammasso debitorio così alto che porterà il comune ad un dissesto finanziario inevitabile nel futuro.
Noi crediamo che vada restituita dignità ai cittadini e agli invisibili sono una risorsa ancora del tutto inespressa. Le soluzioni devono essere sovracomunali per una situazione tanto grave, ma finché le Giunte non ne prendono coscienza, nessuno sviluppo sarà possibile. Resterà una terra di sfruttamento e disperazione.
LE DOMANDE
Oltre 170 posti a sedere, un mini-teatro all’aperto e un punto ristoro sono i punti focali di quello che doveva essere un Parco per i cittadini di Castel Volturno. Parliamo di uno spazio di oltre 15mila m² che rientra nelle opere contemplate dell’atto transattivo stipulato tra lo Stato e i Coppola dal 30 giugno del 2005. Il Parco è stato consegnato nel 2022 al comune, ma ancora oggi è inattivo a causa del mancato affidamento del punto ristoro all’interno del Parco. Il dirigente Pirozzi, responsabile dell’ufficio, più volte interpellato in merito, ha dichiarato di star preparando il bando. Noi aspettiamo. Ancora. Da anni.
LE DOMANDE

Lo scorso aprile il comune ha affidato il decoro urbano ad una ditta per 60 giorni. Dall’inizio della sindacatura di Marrandino, l’amministrazione non ha mai pubblicato un bando per l’affidamento del decoro urbano per un periodo maggiore di 60 giorni. Al momento non c’è alcuna ditta incaricata al decoro urbano né un affidamento né un bando. Il comune ha scelto di scorporare il servizio di decoro urbano da quello di raccolta e smaltimento dei rifiuti. Ciò significa aggiungere un ulteriore costo ad una spesa dall’ammontare enorme (quella del servizio rifiuti, come visto nel paragrafo precedente). Il comune pagava 30mila euro al mese per il decoro urbano con risultati limitati nel tempo e fermi almeno da Giugno 2025.
LE DOMANDE
La cura dello spartitraffico lungo la Domiziana è affidata ai privati, che in cambio appongono un cartellone pubblicitario con il nome dell’azienda. Il problema è che, incredibilmente, ciò non è gestito da alcun regolamento pubblico, così come non si registrano incassi dall’attività pubblicitaria. I problemi che emergono sono due. Il primo: in assenza di un bando pubblico o di una rotazione, c’è il dominio di alcune imprese per lunghi tratti. Parliamo anche di aziende che compaiono in indagini antimafia, o che hanno avuto a capo imprenditori indagati per il reato di associazione a delinquere di stampo camorristico. È il caso dell’imprenditore Antonio Fusco, già titolare dell’azienda “Arredamenti Lupin“, e oggi agli arresti domiciliari poiché accusato di essere contiguo al clan dei Casalesi, area Bidognetti.
Il secondo riguarda lo stato di cura delle aiuole e l’assenza di uniformità che è inconcepibile al buon senso. Lo spartitraffico è un biglietto da visita che restituisce subito l’immagine del territorio, e a Castel Volturno è evidente che ci presentiamo come terra di nessuno dove ognuno fa come gli pare, infine e non per ultimo, ci sono insegne di aziende colpite da arresti antimafia e non si è avuto il coraggio di fare un provvedimento di dismissione dei cartelloni di quella azienda.
Una volta entrati da Ischitella lo spartitraffico ha lo sbrecciolato, poi diventa verde incolto, quindi oleandri potati, poi palme di Washingtonia, per tornare allo sbrecciolato e di nuovo all’incolto. Un non senso al quale si fa fatica a dare risposta. Gli oleandri che adornavano lo spartitraffico ora sono stati potati drasticamente e, solo in alcuni punti, completamente rimossi o sostituiti. Su questo si dovrebbero investire gli utili ricavati dalla tassa di soggiorno, questo è il primo biglietto da visita del nostro territorio.
LE DOMANDE



Castel Volturno è beneficiaria del più consistente finanziamento del PNNR inerente l’istruzione: la Cittadella Scolastica, per un importo vicino ai 30 milioni di euro. Purtroppo, però, Castel Volturno non gode di un trasporto scolastico pubblico nonostante sia un territorio “rettilineo” che si estende lungo 27km. Tutto ciò ha portato alla creazione di navette abusive che quotidianamente offrono un servizio illecito alle famiglie. Oltre questo vi sono soluzioni private, inaccessibili ai nuclei familiari che costituiscono ampie fasce di povertà, e costringono a chi non ha mezzi alla dispersione scolastica, che distinguono Castel Volturno dagli altri comuni del casertano. Da candidato sindaco, Pasquale Marrandino disse alla nostra testata giornalistica che il trasporto scolastico sarebbe stata una priorità. Ancora oggi, ahinoi, è inesistente.
LA DOMANDA
A Castel Volturno esiste un regolamento per l’istituzione, la disciplina e la gestione dell’albo comunale delle associazioni e delle consulte di settore, approvato l’8 novembre 2012 dalla Commissione straordinaria e reso operativo con il Regolamento n. 45 del 7 marzo 2013, firmato dal segretario generale Alfredo Pane e dal dottor Antonio Contarino, poi inserito nello Statuto comunale all’articolo 14.
L’albo “va rinnovato periodicamente”, ma il procedimento si è arenato dopo la presidenza del Consiglio di Nicola Oliva, e chi l’ha succeduto (Marrandino/Natale/Baiano) non hanno ritenuto opportuno completare la verifica delle associazioni realmente iscritte e abilitate. Dopo oltre un anno di amministrazione Marrandino, il nuovo presidente del Consiglio, dottoressa Baiano, non ha ancora effettuato quel riscontro, con un danno pratico e culturale: senza fotografia aggiornata del terzo settore non esistono consulte, non si selezionano competenze, non si responsabilizza nessuno.
La funzione delle consulte è stata pensata, non a caso, da commissari prefettizi e non dalla politica. Dove funzionano, diventano il luogo in cui l’associazionismo partecipa in modo funzionale e collaborativo alle scelte pubbliche, libero da appartenenze e clientele. A Castel Volturno, invece, tutto volutamente fermo. Tutto ciò si scontra con un utilizzo sistematico e costante di alcune realtà associative da parte della giunta comunale.
LE DOMANDE
In un’intervista a noi rilasciata nel Novembre 2024, il sindaco Pasquale Marrandino ha parlato di un incontro avvenuto con il proprietario della Mirabella Spa, Francesco Coppola, evidenziando tra i temi quello dell’Accordi di Programma e del Porto. In quell’occasione, il sindaco ha annunciato la volontà di un aggiornamento dell’Accordo di Programma della Mirabella Spa, ribadendo: “è arrivato il momento di affrontare il problema”. Da allora, però, nessun aggiornamento è arrivato e ad oggi non si sa cosa resti di quel tavolo. Mentre l’assessore all’urbanistica Parente va a Venezia, in un incontro tecnico, e afferma che esiste una problematica inerente Pinetamare e la transazione Stato società Coppola. Restiamo basiti da una notizia che non ha nei tavoli convenuti alla politica, nessun riscontro. Il Parco Saraceno, opera che fa parte dell’Accordo, è stato sgomberato ma nulla è stato definito sul suo futuro. Al momento resta solo uno scheletro.
LE DOMANDE
Nel 2015 l’allora premier Matteo Renzi e il Ministro dell’Interno Marco Minniti, si recarono a Castel Volturno per la firma di un Protocollo d’intesa con all’interno delle opere da realizzare. Tra queste vi è un immobile di 2 milioni di euro nei pressi del Villaggio Agricolo. Una struttura dotata di reception, auditorium con 78 posti a sedere, laboratorio di danza e musica etnica, un laboratorio linguistico/multimediale, ed un ufficio; vi è inoltre un blocco servizi distinto per sesso, con all’interno tre WC. L’immobile fa parte del Piano di Azione Giovani “Sicurezza e Legalità” (P.A.G.), nella Linea di Intervento 2 titolata “Formazione, Aggregazione e Meritocrazia Giovanile”. Ebbene, in quella struttura tutto c’è al di fuori dei giovani. L’immobile è sede dell’Ente Riserva regionale oltre ad un’azienda privata che è beneficiaria di finanziamenti pubblici per la cura di quella parte di Pineta.
La nostra Associazione, formata da 60 giovani, ha più volte palesato interesse per quell’immobile che andrebbe destinati ai ragazzi. Mai nulla è stato fatto ed oggi è la casa di un ente pubblico e di un’azienda privata. Poi si parla di delinquenza minorile, di devianze ed altro…ma se i giovani non hanno punti di aggregazione, possibilità d’incontro e formazione poi dopo che succedono risse e accoltellamenti, e disgustoso sentire quanta demagogia piena di luoghi comuni di coloro che sono responsabili di queste scelte. Quel bene è comunale!
LE DOMANDE

Castel Volturno beneficia di finanziamenti destinati ad opere pubbliche volte all’integrazione e a servizi destinati agli immigrati. D’altronde parliamo del comune più africano d’Europa per densità di popolazione immigrata su quella residente, con una varietà etnica che supera le 300 etnie differenti.
Tra gli esempi di finanziamenti ed opere già concluse vi sono: Bene confiscato sito nel comune di Castel Volturno, in Via Mantova Snc, costituito da n° 6 unità, da destinare accoglienza per minori stranieri non accompagnati e ad ambulatori per immigrati; Bene confiscato sito nel comune di Castel Volturno, in via Mantova Snc (villino) costituito da una unità immobiliare, destinare a casa protetta per donne vittime di tratta e/o sfruttamento; Bene confiscato sito nel comune di Castel Volturno, in via Tagliamento n° 41-43 costituito da una unità immobiliare, da destinare ad un centro di formazione professionale. Il dato è che anche questa Giunta comunale di Castel Volturno ha deciso di non garantire una rappresentanza delle comunità immigrate. Non vi è un assessore espressione di quelle minoranze né vi è un dialogo con i rappresentanti delle comunità, e l’assenza delle consulte delle associazioni fa sì che quelle che si occupino di migranti non godano di trafile pubbliche delineate dalla Legge.
LE DOMANDE
Dal 1933 molti dei terreni di Castel Volturno sono gravati da usi civici. Ma cosa sono e perché insistono su varie aree del comune? Castel Volturno fu bonificata dal governo Mussolini e quote di terreni furono assegnati, per coltivarli, a famiglie povere che non avevano terreni e venivano dai paesi limitrofi. Questi terreni restavano di proprietà comunale e gli assegnatari dovevano comunque pagare un canone. Negli anni ’60/’70, con il boom del Litorale Domizio e delle seconde case richieste dalla borghesia napoletana, i cittadini di Castel Volturno, con la complicità di notai compiacenti, vendettero ai napoletani terreni di cui non erano proprietari. Sugli stessi terreni su cui poi si è costruito è notorio che non è possibile rilasciare nemmeno la concessione in sanatoria, come confermato dallo stesso assessore all’urbanistica Avv. Angela Parente.
Per nostra conoscenza sappiamo che alcune zone, come il V/le Toro Bravo a DX Volturno, tramite l’amministratore, Avv. Angeloro, hanno ottenuto l’affranco canone attraverso la Regione Campania. Tantissimi, con immobili costruiti su quelle aree gravate da usi civici, hanno pagato ed ottenuto la Concessione in Sanatoria dagli uffici comunali, ottenendo inoltre regolari mutui dalle banche. A questo giornale l’Ass. Parente disse lo scorso Aprile di star intervenendo con “una commissione speciale” per la risoluzione della problematica legata alla affrancazione del demanio civico con la partecipazione di tutte le figure professionali coinvolte, per addivenire alla redazione di una proposta condivisa da sottoporre al Ministero dell’Economia e Finanze e Agenzia del Demanio”.
LE DOMANDE
La So.Ge.Ri. è stata negli anni evidenziata come una delle discariche più pericolose d’Italia, per un lungo periodo al centro del business criminale mafioso dei rifiuti. Il 31 Dicembre 2024 la Sogesid, società che si è occupata della messa in sicurezza della discarica, ha consegnato i lavori al comune di Castel Volturno. Il comune di Castel Volturno dovrà affidare l’impianto ad un ente gestore che curi la tenuta del capping ed eventualmente procedere con la messa in sicurezza definitiva. Oltre allo smaltimento e gestione del restante percolato, sarà necessaria la manutenzione del verde e ci si dovrà occupare dello scarico di serbatoi che continueranno comunque a riempirsi della sostanza liquida inquinante.
Ma da Gennaio 2025 non vi è alcuna notizia o intervento della giunta circa la So.Ge.Ri. Lo scorso 9 Maggio è stato in visita a Castel Volturno il Commissario Unico alle Bonifiche, Gen. Giuseppe Vadalà, che ha incontrato la Giunta comunale. Il sindaco Marrandino e l’assessore all’ambiente Vincenzo Gatta hanno parlato di una giornata cruciale per il futuro ambientale del territorio e in tanti ci aspettavamo che arrivassero notizie circa l’ex discarica più pericolosa d’Italia. Eppure la Giunta ha deciso di portare il Commissario presso alcuni siti in cui vi sono rifiuti abbandonati, problema molto diffuso a Castel Volturno ma nemmeno lontanamente paragonabile a ciò che è stata ed è la So.Ge.Ri. Anche in quell’occasione, nessuno ha parlato del futuro dell’ex discarica.
LE DOMANDE


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