
Quanta retorica deve ancora trovare spazio a Castel Volturno? Parliamo di un comune su cui sono state riversate tutte le grandi emergenze campane, dagli sfollati del terremoto dell’80 all’emergenza rifiuti, dall’immigrazione clandestina all’inquinamento dei canali di bonifica. Un territorio che era la perla del litorale casertano declassato a comune in continua emergenza, utile solo alle passerelle politiche dei grandi statisti pronti a risollevare le sorti di una città fallita.
Uno degli ultimi è stato l’allora premier Matteo Renzi che, nel congresso del PD, disse di voler risolvere il problema Castel Volturno e qualcosa la si fece: l’introduzione di un commissario straordinario (competenza che confluirà nel Prefetto di Caserta) e un Protocollo d’intesa per interventi mirati. La nomina del commissario è tanto altisonante quanto inutile, dato che si dava al Prefetto di Caserta, già competente in una provincia che richiede una continua dinamicità, la responsabilità su un territorio che vive difficoltà tanto crescenti quanto profonde, vista la presenza di 92 etnie differenti in un litorale lungo 27km e senza presenza di servizi o realtà sociali strutturate per risolvere le emergenze di una popolazione parallela e nei fatti irregolare.
Il Protocollo d’Intesa, annunciato dall’allora Ministro dell’Interno Marco Minniti, è stato ed è fermo solo sulla carta, come il Dorian Gray che più è intrappolato e più sembra vecchio è brutto. Certo, qualcuno potrebbe affermare che il governo stanzia fondi, ma è responsabilità del comune presentare progetti idonei, peccato che le misure più importanti sembrano essere frutto di alieni (con l’accento romano) caduti per la prima volta in terra straniera, un esempio sono gli 8 milioni di euro stanziati per rifare la scogliera e fermare il fenomeno dell’erosione della costa. Non serve un economista per capire che con 8 milioni di euro non è possibile RI-fare una scogliera per una parte di litorale, anche abbastanza estesa, che soffre di un’emergenza enorme come un’erosione che ogni anno mangia 5 metri di arenile. Le prime passerelle del Rottamatore, seppur fondamentalmente inutili, hanno creato qualcosa a cui appigliarsi; il problema è quando a distanza di anni i cittadini devono subire altra retorica.
Un’ondata di demagogia è arrivata il 9 dicembre quando, nella sala consiliare del comune di Castel Volturno, il presidente del consiglio regionale Gennaro Oliviero fece spacciare per grande risultato la Legge regionale 58/2018. Un provvedimento che doveva essere presentato con delle scuse più che con delle lodi, dato che ci sono voluti quattro anni per poter avere il primo milione dei tre deliberati come “ristoro” (un’elemosina rispetto a danni subiti per cause extracomunali). Quattro anni per deliberare un milione di euro all’anno in un territorio con carenze uniche in Italia. Le scuse dovevano essere due manco una.
Gli ultimi discorsi da demagogo sono del presidente Vincenzo De Luca, durante l’intervento seguito dell’abbattimento di una di quelle abitazioni (ormai già ruderi mangiati dal mare) che erano a ridosso del mare, il governatore campano afferma: «La demolizione di oggi vuole essere un avvertimento per chi pensa di continuare a costruire immobili abusivi». L’abusivismo non ha più ragione d’esistere in una zona dove le ville le regalano, e gli abbattimenti non possono fermare un fenomeno come l’erosione della costa, anche perché diversamente consigliamo al governatore di armarsi di ruspa e arrivare fino alla Chiesa dell’Annunziata, nel centro storico della città. Una cosa intellettualmente onesta De Luca la dice: «Siamo responsabili, con comportamenti delinquenti, del mancato sviluppo di un litorale invidiabile». È vero, Presidente, tante volte abbiamo denunciato il mancato controllo degli enti regionali preposti agli sversamenti illeciti nei Regi Lagni che hanno inquinato il nostro mare, contribuendo ad un’immagine di Castel Volturno legata ad un litorale sporco in cui è impossibile la balneazione e, ahinoi, in diversi casi passati questa non era una narrazione sbagliata.
Sull’abusivismo il Presidente De luca fa bene ad essere intollerante, ma lo invitiamo a portare avanti questa battaglia nel napoletano, perché se oggi esiste un tema sul famoso abusivismo di necessità a Castel Volturno è dovuto al fatto che il comune non ha MAI avuto un Piano regolatore. L’assenza di questo strumento è stato il passpartout per tutte i privati e le imprese che hanno voluto speculare in un territorio senza regole.
«Mare pulito e fare tutte le reti fognarie: non possiamo risolvere tutto in 2 mesi, ma faremo il possibile». Anche qui una sacrosanta verità e una perdita di memoria improvvisa per il governatore. La verità è che le reti fognarie, particolarmente nella zona di Destra Volturno, sono interamente da rifare e creano disagi ai cittadini non più tollerabili. Dopo la giusta considerazione poi il Presidente perde la memoria e viene incredibilmente risucchiato nel passato, precisamente nel 2015, quando viene proclamato per la prima volta Presidente della Regione Campania. Dal 2015 ad oggi più che due mesi sono otto anni.
Ma si dirà: in questo lungo lasso di tempo qualcosa oltre i depuratori è stato fatto. Mettetevi comodi e contemplate la meraviglia del Masterplan Domitio-flegreo, presentato a Castel Volturno cinque anni fa, che ha realizzato sul territorio la bellezza di zero opere. Eppur si muove qualcosa e qual è la prima opera del Masterplan che rivoluzionerà un territorio afflitto dalle emergenze sopra descritte? Ce lo dice il governatore nel suo intervento: «una pista ciclabile che arriverà molto lontano». Speriamo solo non sia più lontano della passerella che hanno attraversato quel giorno.
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