
A seguito dei tre filoni d’indagine che hanno visto coinvolto il sindaco di Castel Volturno, insieme a componenti della Giunta, l’Associazione Officina Volturno ha diramato un comunicato.
Il presidente dell’associazione, Tommaso Morlando, si rivolge all’amministrazione e chiede rispetto dei principi di trasparenza e rappresentanza. Al centro della nota una serie di richieste chiare, di cui anche questo giornale ha avuto modo di occuparsi nello specifico.
Negli ultimi anni, in Italia, il numero di Comuni colpiti da scioglimenti, inchieste e procedimenti che riguardano amministratori locali è un segnale che non possiamo più trattare come “rumore di fondo”. Trasformismo, clientelismo e voto di scambio erodono la fiducia e mettono in crisi il principio stesso della rappresentanza: i partiti – e chi costruisce coalizioni con liste civiche – hanno una responsabilità piena nella selezione dei candidati e nella qualità della classe dirigente.
Nel nostro territorio, a Castel Volturno, questa crisi si vede con chiarezza dentro e fuori la macchina comunale: trasparenza fragile, comunicazione istituzionale opaca, distanza crescente dalla cittadinanza attiva e dalla stampa.
Da tempo si chiede un minimo indispensabile: una mailing list istituzionale per informare in modo regolare gli organi di stampa, con comunicazioni ufficiali e tracciabili. Questa scelta, però, viene rimandata o aggirata. E nel frattempo si alimenta l’uso di canali “paralleli” (siti e pagine non chiaramente riconducibili all’ente) che finiscono per somigliare più a strumenti di promozione personale che a informazione pubblica.
Quando la comunicazione pubblica diventa autocelebrazione, il confine è pericoloso: i soldi pubblici non sono un megafono privato.
Non aver attivato la consulta comunale delle associazioni (prevista dallo statuto) significa rinunciare a una rete fondamentale: cittadini, volontariato, realtà sociali e culturali che possono essere anticorpo democratico. Tenere la cittadinanza attiva “fuori dalla porta” rende più facile ogni deriva: favoritismi, opacità, rapporti squilibrati, sfiducia.
C’è poi un punto che non può restare sospeso nel non detto: il silenzio pubblico sugli ultimi eventi che riguardano il sindaco Marrandino e alcuni componenti della giunta. Quando circolano notizie e si parla di provvedimenti o iniziative giudiziarie, la risposta non può essere il mutismo: servono chiarimenti istituzionali, nel rispetto delle persone e delle procedure, ma anche nel rispetto dei cittadini.
La politica locale non è un gioco di casacche. Se un’amministrazione eletta con una formula civica cambia traiettoria politica seguendo dinamiche di potere (collegate anche al quadro regionale e alle scelte di Giovanni Zannini, dopo anni di riferimenti differenti), si apre una frattura con l’elettorato. E quando si arriva a schieramenti espliciti legati a Forza Italia, la domanda è semplice: con quale mandato? Con quale coerenza rispetto alle promesse fatte? E dov’è la tutela dell’idea civica che aveva raccolto consenso?
Chiediamo:
Quando situazioni così eclatanti restano senza parole e senza atti, non si confondono solo i cittadini: si uccide la credibilità della politica e si spegne la speranza dei giovani. La rassegnazione diventa un cancro civile: ci convince che “non cambia nulla”, che “è tutto inutile”.
E invece l’unico antidoto possibile è la Speranza, coltivata controvento da chi non rinuncia a restare umano. Oggi chi si oppone al degrado viene spesso bollato come “pazzo”. Va bene: in un mondo che si abitua all’ingiustizia, forse servono davvero “pazzi” capaci di rimettere in piedi la dignità collettiva.
Per questo incoraggio chi lotta – associazioni, movimenti, sindacati, studenti, cittadini pensanti – a scegliere l’azione: ognuno con la propria strada, ma con un obiettivo comune. Un patto che vada oltre vecchie alleanze di comodo, familismi e interessi, e che trovi energie nuove, competenze vere, professionisti e giovani disposti a metterci la faccia.
Le amarezze subite potrebbero togliere speranza a chiunque. Proprio per questo vi dico: continuate. Per passione, per convinzione, per amore della giustizia e della legalità. Perché uniti si vince.
Tommaso Morlando / Presidente Associazione Centro Studi Officina Volturno
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