
Castel Volturno segue il trend di questa tornata elettorale per le regionali, con un nuovo record negativo sull’affluenza alle urne.
Solo il 31,06% dei cittadini castellani si è recato alle urne, contro il 34,09% delle elezioni regionali del 2020. Parliamo di poco più di 1/3 degli aventi diritto al voto che stavolta avevano in casa due candidate consigliere: Angela Parente (Forza Italia e assessore al bilancio del comune) e Leda Tonziello (PD).
La stragrande maggioranza dei cittadini ha deciso di disertare le urne, posizionando Castel Volturno al terzultimo posto dei comuni col più basse numero d’affluenza. Al primo posto c’è Gallo Matese con il 10,98% e Valle Agricola ferma al 29,93%. Occorre specificare che questi due comuni hanno rispettivamente 445 e 718 abitanti, ben distanti dagli oltre 30mila di Castel Volturno.
Emerge ancora una volta la difficoltà di una comunità sfiduciata dalla politica, che proprio qui ha misurato il peso effimero degli slogan nazionali, regionali e locali. Innumerevoli i leader politici che hanno promesso “una legge speciale per Castel Volturno“, mai realizzatasi nel concreto e nemmeno entrata in alcuna agenda di governo. L’ultima leader a prometterlo è stata proprio la premier Giorgia Meloni.
Il dato non può che rappresentare la bocciatura alle politiche regionali sul territorio, su cui la regione ha investito poco e male. Da un trasporto pubblico mai decollato fino alle scatole vuote di mega-piani come il Masterplan Litorale Domitio Flegreo. Proprio quest’ultimo venne annunciato in pompa magna a Castel Volturno da parte dell’ormai ex governatore Vincenzo De Luca; il tutto all’interno di un bene destinato ai giovani e in cui invece dei ragazzi vi è proprio un ente regionale.
Il progetto prevedeva ciclovie che costeggiavano i Regi Lagni, ma non è mai stato realizzato neanche un metro di pista ciclabile. Da lì pochi altri interventi, il riconoscimento di un ristoro annuale dal valore di un milione di euro per tre anni, una mortificazione per un territorio che si sta ancora riprendendo dai colpi inferti da un sistema fallimentare sulla depurazione delle acque e sul ciclo dei rifiuti.
C’è chi si ricorda della Regione Campania per quella volta in cui i media nazionali e regionali fecero vedere l’abbattimento di una delle tantissime villette mangiate dal mare, a causa dell’erosione costiera. Anche lì, l’ex presidente De Luca tuonava slogan rigorosi, ma i progetti per contrastare l’erosione restano ancora su carta mentre la Regione non è più tornata da queste parti.
Il territorio con la più alta percentuale di giovani e di poveri ha deciso di disertare le urne, forse il monito più evidente della crisi democratica del Paese. Eppure la politica, il diritto e l’adempimento dei doveri costituzionali sono posti soprattutto a tutela di queste fasce fragili. Castel Volturno, il non-luogo per eccellenza, è lo specchio di una frattura insanabile tra la classe dirigente e le classi sociali poste ai margini.
Non c’è social che tenga, il cambiamento sociale si avverte solo quando vi sono politiche volte al bene comune. Il disastro del declino democratico è avere classi dirigenti che pensano che non sia necessario, l’importante è comunicare un cambiamento possibile, prospettico ma mai reale.
Chi si alza la mattina e aspetta ad una fermata malconcia di un bus che non passa, non ci crede più a questo ipotetico cambiamento. Lo studente che è costretto a stare a casa di sera o a prendere una navetta abusiva dalla stazione di Villa Literno, non crede più a chi gli racconta che le cose sono in procinto di cambiare.
Da anni ripetiamo che Castel Volturno è una fotografia dell’Europa del futuro: piena di fragilità, complessità, diversità e rassegnazione repressa. Il dato sull’affluenza regionale è sceso ancora, ma Castel Volturno lo prevede da anni.
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