
Nella giornata del 27 maggio 2025, la camera dei deputati ha approvato la fiducia al nuovo DL Sicurezza. I risultati sono di 210 voti a favore, 117 voti contrari e 5 astenuti. All’interno di questo, si sta discutendo per l’introduzione di una nuova legge, che riguarda la castrazione chimica volontaria per chi è accusato di violenze sessuali.
In questi giorni Igor Lezzi, vice-capogruppo vicario della Lega, ha firmato un ordine per introdurre la castrazione chimica come ulteriore pena a quella detentiva. Questa pena verrà applicata a chi è accusato di reati di violenza sessuale o altri gravi reati a sfondo sessuale. Quest’ordine ha ricevuto l’approvazione del governo Meloni che, insieme a Lezzi, richiedono un tavolo tecnico per discuterne rapidamente. Nello specifico, ci sarebbe l’introduzione di percorsi sanitari volontari di tipo psichiatrico e farmacologico, tra cui il trattamento del blocco androgenico. Questo inizierebbe ad avere effetto dopo 6 mesi dall’inizio della somministrazione e cesserebbe dopo 6 mesi dalla sua interruzione. Lezzi, già in precedenza, propose quest’ordine all’interno del disegno di legge sicurezza, successivamente bocciato data la presenza di alcuni articoli, ancor più restrittivi e anticostituzionali, di quelli presenti all’interno del DL attuale.
L’immediata approvazione del governo Meloni di quest’ordine e l’impaziente presa di posizione dei partiti di centrodestra non lasciano spazio all’opposizione. Si rivela, nuovamente, un governo che non ascolta altri pareri e ideali se non quelli del proprio partito. Un governo che teme i pareri discordanti. In merito a quest’ordine il PD si è fatto sentire, affermando che questa è una: “proposta medievale e ideologica“. Eppure Igor Lezzi richiede una commissione tecnica per far si che ci sia una valutazione “nel rispetto dei principi costituzionali e sovranazionali“. È un po’ un paradosso dato che, quest’ordine, sembra che leda proprio l’articolo 27 della costituzione italiana. Questo afferma che sono vietate le pene inumane o degradanti; inoltre, afferma che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato e il cui obiettivo è il reinserimento sociale del reo. Quella della castrazione chimica è una pratica che disumanizza il condannato. La vera giustizia si potrà ottenere con una rieducazione del condannato, accompagnandolo in un percorso psicologico; inoltre, è necessaria un’intensa prevenzione per i più giovani, partendo dall’educazione sessuo-affettiva all’interno delle scuole. Solo così si capirà l’importanza del no e del consenso. Ripagare la violenza con un’altra forma di violenza non porterà un miglioramento a livello sociale, ma solo una perdita di credibilità e di fedeltà del governo.
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