
La questione democratica è al centro del dibattito politico in Italia, anche tra i cattolici. Le discussioni sulla riforma costituzionale sull’autonomia differenziata hanno visto protagonisti i vescovi italiani, nel segno del loro impegno nel formare le coscienze, non solo quelle dei cattolici ma di tutti gli uomini e le donne di buona volontà. I vescovi, infatti, hanno messo in evidenza alcuni punti ritenuti critici della legge sull’autonomia differenziata, esprimendo una posizione che rappresenta sia l’episcopato italiano sia quella di tante persone che si interrogano sulle ricadute che questa legge potrà avere in alcuni settori della vita pubblica e sociale dell’Italia. Informare ha incontrato Mons. Luigi Renna, arcivescovo di Catania e presidente del Comitato scientifico e organizzatore della 50ª Settimana Sociale dei cattolici in Italia, che si è svolta a Trieste dal 3 al 7 luglio, sul tema “Al cuore della democrazia”.
«Il problema di questa riforma non sta nella sua legittimità, ma nella mancanza di quelle larghe intese che la revisione di un titolo della Costituzione richiede, in uno stile che viene proprio dall’esperienza di grande dialogo nel quale è stata concepita la nostra Carta costituzionale. Non bisogna sottovalutare, inoltre, la storia dei partiti che l’hanno proposta, che nel passato si sono fatti interpreti di un malcontento nei confronti di un certo assistenzialismo di cui il Mezzogiorno d’Italia godeva ed hanno prospettato una riforma addirittura federale della Repubblica. Nonostante il cammino fatto da questi partiti, rimane in molti italiani il ricordo di quelle posizioni politiche, il che non permette un rapporto con la legge sull’autonomia che non sia inficiato da timori. La fase in cui siamo è quella in cui il Governo ha 24 mesi per approvare una norma fondamentale relativa ai Livelli essenziali di prestazione che andranno mantenuti in tutto il territorio nazionale e per cui serviranno nuovi decreti legislativi: si tratta di riempire di contenuti la norma procedurale approvata dal Parlamento. Anche qui nel Mezzogiorno sorge il timore che quei LEP tocchino alcuni beni fondamentali, che sono quelli della salute e dell’istruzione, con una ricaduta negativa su Regioni che hanno i sistemi sanitario e quello scolastico, soprattutto nella fase iniziale (la presenza degli asili nido) e quella apicale (le Università), più deboli».
«L’appello dei Vescovi italiani è rimasto semplicemente sul piano dei principi, come è nello stile di chi è chiamato a formare le coscienze e non ad analizzare una legge in maniera dettagliata. Ciò non significa che in ambito cattolico, le associazioni laicali non abbiano il diritto di prendere posizione in nome di quei principi richiamati dalla Dottrina sociale della Chiesa, se li ritengono disattesi: sono parte di quella società civile che anima la vita democratica del Paese e saremmo tutti più poveri di democrazia se essi non facessero la loro parte. I principi sono quelli della solidarietà e della sussidiarietà: essi contemperano il dovere di non lasciare indietro nessuna parte del Paese, ma allo stesso tempo fanno sì che non si cada nella deriva assistenzialistica. Occorre, in definitiva, che ognuno si renda responsabile di come progetta i servizi da rendere alla comunità e alla persona, e di come utilizza le risorse».
«Io credo che un esame di coscienza vada fatto, perché le Regioni che hanno da decenni l’autonomia non sempre hanno brillato per senso di responsabilità: hanno goduto della solidarietà, ma hanno lasciato a desiderare sul modo con cui hanno messo in atto la sussidiarietà, spesso lascando intere parti del Paese, ad esempio, senza infrastrutture adeguate. Inoltre, un esame di coscienza, in questo momento, renderebbe anche più chiaro che non basta dire di “no” alla legge sull’autonomia, ma occorre anche dichiarare come nel futuro si vuole mettere in atto una eventuale riforma. Insomma, la legge sarebbe stata migliore se avesse avuto più larghe intese, ma una riforma che responsabilizzi di più tutti, e sproni chi è rimasto indietro, a volte per problemi di corruzione o poca lungimiranza, sarebbe l’optimum».
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